Editoriale

Il Papa a Marsiglia per promuovere una società accogliente

Dieci anni dopo essersi recato a Lampedusa (8 luglio 2013) Francesco si reca a Marsiglia in occasione dei “Rencontres Méditerranéennes”. Il suo primo atto sarà quello di presiedere la preghiera mariana nella Basilica di Nostra Signora della Guardia, ubicata su una collina che domina il porto marsigliese. Di quale guardia si tratterà? Chi non fosse sicuro farebbe bene sin d’ora a superare ogni dubbio. Il papa infatti, poco dopo, parteciperà con altri leader religiosi a un momento di raccoglimento comune presso il memoriale dedicato ai marinai e ai migranti dispersi in mare. Nostra Signora della Guardia vigila sulla sicurezza e il soccorso per tutti coloro che si trovano in difficoltà nel mare, come la nostrana Madonna di Porto Sicuro. E’ una tradizione del nostro sud, la Madonna di Porto Salvo, o Porto Sicuro, che iscrive nel nostro territorio le radici cristiane del nostro continente. Senza bisogno di bolli o ceralacche, ma rappresentando la coerenza evangelica, l’unica che può preservare certe radici in una realtà complessa e variegata come la nostra.

A me però questo viaggio non ricorda tanto il viaggio di dieci anni fa, quanto quello più recente a Malta, quando Francesco ci ha messo in guardia (Nostra Signora della guardia…) dal rischio concreto che le nostre antiche civiltà affoghino nel mar Mediterraneo. Non c’è questo rischio? Non è concreto? Il papa ne ha parlato a Lesbo e a Malta, ma non è stato il primo a parlarne, lo ha preceduto un grande intellettuale, cristiano e mediterraneo, poiché nato nel Levante arabo e membro dell’Accademia francese, nella quale ha preso il posto che fu di Claude Lévi-Strauss: Amin Maalouf.

Vorrei fare un esempio per spiegare perché a mio avviso è corretto parlare di rischio-naufragio per le nostra antiche civiltà mediterranee. Tutti sappiamo che esiste un traffico internazionale di organi, quindi esistono dei trafficanti e dei trafficati. Ma non ho mai sentito parlare di una possibile mobilitazione contro i trafficati quelli ai quali vengono espiantati illegalmente gli organi, per combattere i trafficanti. Nel caso invece dei “migranti” la lotta ai trafficanti, che esistono, sembra presupporre una lotta contro i trafficati. E questo mi fa pensare a un possibile naufragio di civiltà.

Guardiamo il “nostro mare”. Non è forse la Libia un Paese fallito? E la Tunisia, non è forse un paese fallito? Il Sudan non è forse un Paese fallito che rischia di trascinare nel suo fallimento l’Egitto già per conto suo nei pressi de fallimento? E il Libano non è forse un Paese fallito? Un Paese presidenziale che da un anno non riesce ad eleggere un Presidente della Repubblica e che quindi fronteggia una crisi economica senza precedenti al mondo (fonte ONU) senza un governo in carica perché scaduto con il Presidente della Repubblica, cioè un anno fa, non è forse fallito? E la Siria, ormai un narco-Stato sulle coste del nostro mare, non è forse un Paese fallito? Non ho fatto riferimenti al terremotato del Marocco e all’Algeria degli eterni militari per non entrare in eccessivi dettagli sul pericolo di un loro avvicinarsi alle condizioni dei loro vicini. Ma abbiamo fatto in queste poche righe il periplo di mezzo Mediterraneo.

L’altra metà come pensa di curare questi naufragi di interi Stati? Cancellando la legge del mare e impedendo ai fuggiaschi di sbarcare? Davvero? Non viene così in mente il mito fondante la nostra civiltà? E’ il mito di Enea, un levantino – originario cioè del Levante – in fuga da una guerra che aveva messo a ferro e fuoco la sua città e che sbarcò sulle nostre coste da naufrago, fondando la nostra civiltà. Che mito sarebbe stato il mito fondante la nostra civiltà se Enea fosse stato respinto? Chi avrebbe accompagnato Dante nel suo viaggio? Esagerano Amin Maalouf e Francesco parlando di rischio naufragio per le nostre civiltà? Non solo per la nostra, sia chiaro, per tutte le nostre civiltà mediterranee. Quale antico Sultano avrebbe agito come si agisce sulle altre coste del “mare nostro”? Quello ottomano? Quello andaluso? Loro avrebbero creato dei lager per le loro popolazioni anelanti la fuga? Solimano il Magnifico avrebbe agito così?

A Marsiglia, dalla Basilica di Nostra Signora della Guardia, io sono sicuro che Francesco tornerà a metterci in guardia. Molti in questi giorni si sono chiesti e hanno chiesto se il papa si illuda che qualcuno dei nostri governanti sarà disposto ad ascoltarlo. Non pensa sia questo il suo intendimento. Riferendosi alla storia dell’impero romano, impero mediterraneo, tutti usiamo l’espressione “basso impero” per intendere l’epoca della decadenza, che precedette l’ormai inevitabile disfacimento imperiale. Questa “decadenza” la si capisce soprattutto come politica e culturale.

Oggi non c’è un impero romano, ma le civiltà mediterranee conoscono una comune fase di decadenza politica e culturale. La costa orientale assiste da tempo addirittura all’urbicidio, cioè all’assassinio delle sue città: si è cominciato con l’assassinio degli scali del Levante, come Alessandria d’Egitto, Smirne, Tiro, Beirut. Erano polmoni culturali del Mediterraneo, oggi sono state uccise, come numerose grandi città dell’interno, quali Damasco, Baghdad, Aleppo, e ancora. Prima sono stati ammutoliti gli Scali di tutto il Levante, poi le grandi sedi califfali. E Istanbul, l’antica Costantinopoli? Come sta? A questo disastro le grandi città europee hanno risposto chiudendosi, arroccandosi: “basso impero” vuol dire questo, alzare i ponti levatoi, chiudersi dentro le mura. L’urgenza del papa, a mio avviso, è questa. Non ottenere qualche ritocco a qualche decreto, ma aprirci gli occhi sulla nostra storia di uomini, per cambiare il nostro modo di guardare, di capire la nostra storia, che è inseparabile da quella dei nostri vicini.

Riccardo Cristiano

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