Editoriale

I piccoli messaggeri del Papa. Bambini no war

Non c’è pace senza misericordia. Alla Giornata Mondiale dei Bambini il Papa ha ribadito che “la pace è sempre possibile”. I piccoli, come nipotini al nonno saggio, gli hanno posto domande sul perché esiste la guerra, sul come si possa essere fratelli tutti. “So che siete tristi per le guerre- ha detto Francesco-. Ho ricevuto bambini fuggiti dall’Ucraina che avevano tanto dolore per le guerre e alcuni di loro erano feriti. So che siete addolorati perché tanti vostri coetanei non possono andare a scuola”. E ha aggiunto: “Ci sono realtà che anche io porto nel cuore e prego per loro“. Il Pontefice ha invitato i bambini a pregare per i loro coetanei, quelli che “sono in guerra”. Quelli “che non hanno da mangiare”. Quelli “che non possono andare a scuola“. Quelli “ammalati e nessuno li cura”. Il Pontefice li esorta a continuare ad avere gioia “salute per l’anima”. E a continuare “a dialogare, a interrogarsi e cercare insieme le risposte“. Ai bambini provenienti da tutto il mondo (incluse Palestina, Ucraina e Gaza) il Papa esprime la sua sofferenza: “Questa è una ingiustizia. Purtroppo c’è tanta gente che non ha lavoro, non ha casa, abita nelle tende, tante volte non ha da mangiare. Questo è il frutto della malizia, dell’egoismo della guerra Tanti paesi spendono soldi per comprare armi e per distruggere e c’è gente che non ha da mangiare”.

Foto: Sant’Egidio ph. Luciano Rosasco

Per Francesco è proprio della saggezza cristiana conoscere i cambiamenti, i diversi tempi e i segni dei tempi. Cosa significa una cosa e cosa un’altra. E fare questo senza paura, con la libertà. Jorge Mario Bergoglio riconosce che non è una cosa facile, troppi sono i condizionamenti esterni che premono anche sui cristiani inducendo molti a un più comodo non fare. E invece prima la misericordia poi il resto. Una concezione della sua missione che fa di papa Bergoglio non solo il capo della Chiesa o il portavoce
dell’intera cristianità. Bensì un interlocutore e referente morale di “tutti gli uomini di buona volontà”. Secondo la lezione di Giovanni XXIII, il predecessore cui Francesco maggiormente si ispira nel magistero e che ha proclamato santo a piazza San Pietro nella stessa cerimonia di canonizzazione di Karol Wojtyla. Mettendo in fila i momenti della predicazione di Francesco si scopre un costante richiamo alla misericordia come strumento di evangelizzazione in un mondo secolarizzato e confuso che ha smarrito molti valori ereditati da una fede radicata malgrado infedeltà e inadeguatezze. Al centro del pontificato di Jorge Mario Bergoglio c’è una priorità. E cioè, rinnovare la scelta missionaria per “arrivare a tutti con il balsamo della misericordia, specialmente a chi si sente lontano e ai più deboli”.

Foto: Sant’Egidio ph. Luciano Rosasco

L’invito del Pontefice è quello di lavorare per un rinnovato slancio apostolico, animato dalla forte passione per la vita della gente, per contribuire così alla trasformazione della società e orientarla sulla via del bene. Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, parlando alla fondazione Centesimus annus, ha precisato che nell’origine ebraica di ciò che oggi traduciamo con misericordia, l’Antico Testamento usa l’espressione “rehamim“, che propriamente designa le “viscere” (al singolare, in senso materno, ventre). Della misericordia iniziale, Dio conserva memoria per gli uomini. A condizione che gli uomini siano fervidi nella speranza di riceverla, fino all’insistenza, fin quasi all’insolenza. Per Francesco l’obiettivo della predicazione è sollecitare la Chiesa a calarsi nella realtà. “La teologia non può prescindere da un tempo e da uno spazio preciso che è il mondo reale. Dio, infatti, non parla in astratto, ma alle persone concrete che vivono in una data epoca”, ha evidenziato il cardinale Pietro Parolin in una conferenza alla Facoltà teologica del Triveneto. In piena concordanza con il richiamo di Francesco a una teologia incarnata che metta i teologi a confronto con il mondo contemporaneo e con i suoi problemi quali le “nuove migrazioni”. Di fronte alle quali occorre “farsi portatori di istanze etiche capaci di trasformarsi in azioni politiche necessariamente condivise”.

Foto di Francesca Magurno su Unsplash

Una condivisione, prosegue il Segretario di Stato, “che va oltre gli stessi legami europei, trattandosi di una realtà le cui cause sono determinate da una comunità internazionale in cui i responsabili, Stati e istituzioni intergovernative, sono preoccupati di garantire equilibri sempre più precari piuttosto che puntare a una stabilità e costruire situazioni pacifiche”. Jorge Mario Bergoglio mette al centro la necessità del dialogo in un mondo aperto. Il mondo che Francesco descrive e interpreta è un mondo aperto. Dove in principio non esistono situazioni o abitudini precostituite. Ma è un mondo di relazioni e di dialogo, due aspetti che sono per lui una regola di vita. Sono queste le linee-guida della geopolitica papale della misericordia. Il sentimento di compassione per l’infelicità altrui spinge ad agire per alleviarla. Misericordioso è lo sguardo del papa figlio di migranti sull’umanità ferita del terzo millennio. “Senza la misericordia la nostra teologia, il nostro diritto, la nostra pastorale corrono il rischio di franare nella meschinità burocratica o nell’ideologia”, scrive Francesco in una lettera all’arcivescovo di Buenos Aires Mario Poli. Opera di misericordia nella morale cristiana è un’opera in cui si esercita la virtù della misericordia. E, con significato più generico, è un atto di bontà, di carità verso chi soffre.

Giacomo Galeazzi

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