Editoriale

Imprese e sicurezza: da dove parte il cambiamento

Anche in questo accadimento luttuoso della centrale idroelettrica di Bargi, sono riiniziate le polemiche sulla sicurezza. Tante lamentele, molta retorica del dolore come sottolinea il Cardinale Zuppi, tante accuse da campagna elettorale, molte parole non sempre assennate, pronunciate tanto per dire qualcosa nella solita logica dello scarica barile. Eppure il tema è assai serio e da molto tempo suggerisce cautela e sobrietà nel giudizio, collaborazione tra tutti i soggetti che possono determinare miglioramenti nella sicurezza, un piano emergenziale pensato per responsabilizzare ciascuno.

Un nodo così decisivo per l’incolumità delle persone e per la civiltà della comunità, per stimolare e consentire la ricerca di soluzioni responsabili, deve poter disporre di un campo sgombro dalle contese politiche e sociali. Un requisito di tale valore di per sé sarebbe confortante per i cittadini. Assicurerebbe una svolta culturale tanto necessaria per cambiare il paese e restringere il campo di azione per demagoghi e furbi che si nascondono dietro i polveroni per coprire fini diversi da quelli necessari. Soprattutto per mettersi al riparo dai furboni che depistano con proposte roboanti pur di non mettere in gioco i loro affari.

Se notiamo bene, quando accadono incidenti mortali, la discussione si dirige puntualmente sull’inasprimento delle pene sulle aziende dei lavoratori malcapitati, e sui controlli con sempre un numero maggiore di ispettori del lavoro. Ma credo che non sia questa la strada da prendere per ottenere sicuri cambiamenti. Il tema è quello di occuparsi in primo luogo delle cause da cui originano i fenomeni che, non risolti a monte, comunque producono danni. E poi i fattori residuali che fisiologicamente rimangono insoluti.

Infatti le ispezioni, se possono essere molto efficaci in ambiti sufficientemente ristretti, non lo possono essere in quelli molto più larghi ed assai incancreniti per dimensioni e per complessità. I rischi, lo sappiamo, sono sempre dietro l’angolo e talvolta possono svilupparsi anche in luoghi di lavoro ben protetti con organizzazioni del lavoro impostate per movimenti ripetitivi. E tuttavia le cautele devono sempre abbondare con la cultura della sicurezza e strumentazioni appositamente allestite.

Questo comportamento però dovrà moltiplicarsi per cento in ambiti dove, al contrario, non è ripetitivo e pertanto i rischi sono elevatissimi. In questi casi la necessità di accertarsi a monte della massima capacità di imprese e lavoratori ad operare in tali ambiti è requisito assolutamente da assicurare prima di ogni altra cosa. Ecco perché urge la revisione radicale dei sistemi di accreditamento per appaltatori e sub appaltatori. Le attuali autorizzazioni necessarie per partecipare ai lavori pubblici e privati e sub appalti, vanno modificati in ragione delle innumerevoli garanzie che devono fornire a partire da lavoratori ben preparati alla sicurezza ed attrezzature moderne ed efficienti.

Esse oggi non corrispondono in larga parte alla reale condizione tecnico operative di tantissime imprese oggi in campo. Occorre rendere pubbliche, ma davvero pubbliche, le informazioni riguardo ai capitolati di appalti utili alle gare, e l’andamento dei lavori. Ed allora si proceda così in collaborazione tra tutti e si bonifichi ogni ambiente a monte. Sono sicuro che i residui problemi sfuggiti a monte, si potranno meglio correggere in luogo di un ambito così largo difficilmente da controllare al prezzo di vite umane.

Raffaele Bonanni

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