Editoriale

L’Europa secondo Francesco

“Sogno un’Europa sanamente laica, in cui Dio e Cesare siano distinti ma non contrapposti”. Papa Francesco chiede all’Europa “verso dove navighi, se non offri percorsi di pace, vie creative per porre fine alla guerra in Ucraina e ai tanti conflitti che insanguinano il mondo?”. E aggiunge “preoccupa quando si legge che in tanti luoghi si investono continuamente fondi sulle armi anziché sul futuro dei figli“. E invece solo “l‘uomo di pace ha futuro“. A spiegarne il motivo è il salmo 37, All’uomo di pace è promesso il futuro perché egli è giusto. Perché fa quello che piace a Dio. Perché confida in Dio. Oggi, secondo Francesco, c’è bisogno di una conversione, di un effettivo nuovo orientamento. “Noi cristiani vogliamo donare alle persone abbandonate ed emarginate una nuova dignità. E far sentire loro che non sono sole. Ma vogliamo impegnarci anche nel pubblico e in politica per dare voce a chi non trova ascolto”. Le crisi attuali (morali, sociali, economiche e politiche) sono tutte legate tra loro. “I problemi riguardano tutti e possono essere risolti solo insieme – insegna Francesco -. E per questo c’è bisogno di un dialogo ampio e a molte voci. Su tutti i piani della vita sociale, economica e politica”.

Foto di Coronel Gonorrea su Unsplash

L’Europa ha avuto e deve ancora avere “un ruolo centrale”. Il progetto europeo, infatti, sorge dalla consapevolezza che insieme e uniti si è più forti. Perché l’unità è superiore al conflitto. E la solidarietà può essere uno stile di costruzione della storia. Cioè un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità. Generando nuova vita. Purtroppo, però, prevale sempre più prevale l’idea di fare da sé. Nel tempo, anche le memorie più belle si sbiadiscono e si finisce per non ricordare più. “Presto o tardi ci si accorge che i contorni del proprio volto sfumano, ci si ritrova stanchi e affaticati nel vivere il tempo presente. E con poca speranza nel guardare al futuro – avverte il Pontefice-. Senza slancio ideale ci si riscopre poi fragili e divisi e più inclini a dare sfogo al lamento. E lasciarsi attrarre da chi fa del lamento e della divisione uno stile di vita personale, sociale e politico”. Da qui l’esortazione di Jorge Mario Bergoglio: “Europa, ritrova te stessa. Ritrova i tuoi ideali che hanno radici profonde. Sii te stessa. Non avere paura della tua storia millenaria che è una finestra sul futuro più che sul passato. Non avere paura del tuo bisogno di verità che dall’antica Grecia ha abbracciato la terra. Mettendo in luce gli interrogativi più profondi di ogni essere umano”.

Foto di Lukas S su Unsplash

Francesco invita l’Europa a non avere paura “del tuo bisogno di giustizia che si è sviluppato dal diritto romano. Ed è divenuto nel tempo rispetto per ogni essere umano e per i suoi diritti”. A non aver paura “del tuo bisogno di eternità, arricchito dall’incontro con la tradizione giudeo-cristiana. Che si rispecchia nel tuo patrimonio di fede, di arte e di cultura“. Il Papa indica la strada di un’Europa aperta alla trascendenza. In cui chi è credente sia libero di professare pubblicamente la fede e di proporre il proprio punto di vista nella società. “Sono finiti i tempi dei confessionalismi. Ma – si spera – anche quello di un certo laicismo che chiude le porte verso gli altri e soprattutto verso Dio”, evidenzia Francesco. E’ evidente che “una cultura o un sistema politico che non rispetti l’apertura alla trascendenza, non rispetta adeguatamente la persona umana”. I cristiani hanno oggi una grande responsabilità. Come il lievito nella pasta, “sono chiamati a ridestare la coscienza dell’Europa”. Per animare processi che generino nuovi dinamismi nella società. Jorge Mario Bergoglio li sprona a impegnarsi con coraggio e determinazione. Per offrire “il loro contributo in ogni ambito in cui vivono e operano“.

Giacomo Galeazzi

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