Editoriale

Cosa accade quando incontriamo il perdono gratuito di Cristo

I farisei che vogliono lapidare l’adultera sono l’immagine dell’uomo che vive di una “giustizia” figlia della mentalità del mondo, che tante volte usa per giustificare le sue malefatte nascoste. Potremmo dire che questo uomo, per sentirsi e credersi giusto, è quasi obbligato ad accusare gli altri, sempre pronto a puntare il dito per denunciare i loro errori e per lui il perdono e la misericordia sono inaccettabili.

Un uomo così è un giustiziere perché in realtà non vuole ammettere che lui per primo spesso sbaglia; non accetta di peccare, il suo orgoglio è così grande che non gli consente di inginocchiarsi e di chiedere perdono a Dio. Vorrebbe essere perfetto, così come gli scribi e i farisei, ma non lo è; non vorrebbe sbagliare, ma poi si accorge che sbaglia, che pecca, come tutti. E allora si difende giudicando.

Gesù ha un cuore diverso da quello della giustizia del mondo, un cuore capace di amare e quindi di perdonare. Sa bene che l’adultera, come tutti coloro che cadono nel peccato, è solo una delle vittime dell’ingannatore, del menzognero che Cristo è venuto a combattere per salvare l’uomo. Non per giudicarlo o condannarlo, che invece è l’opera del maligno.

Per questo ci liberiamo della “falsa giustizia” e incominciamo a vivere nella Grazia quando incontriamo il perdono gratuito di Cristo, riconoscendo di essere noi per primi peccatori; e così non condanniamo più nessuno. Possiamo allora affermare con San Paolo: «Avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo» (dalla II lettura di oggi, lettera ai Filippesi).

Il perdono che abbiamo ricevuto è frutto del sacrificio di Cristo, non dimentichiamolo. Sant’Agostino infatti commentando il Vangelo dell’adultera scrive: «Il Signore, quindi, condanna il peccato, ma non l’uomo. Poiché se egli fosse fautore del peccato, direbbe: neppure io ti condanno; va’, vivi come ti pare, sulla mia assoluzione potrai sempre contare; qualunque sia il tuo peccato, io ti libererò da ogni pena della geenna e dalle torture dell’inferno. Ma non disse così. Ne tengano conto coloro che amano nel Signore la mansuetudine, e temano la verità.» (Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, 33)

Cristo non è venuto per chi si crede giusto, illuso come lo erano gli scribi e i farisei di potersi salvare solo con le proprie opere. Gesù non è venuto per condannare in virtù di una legge, porta una giustizia che nasce da una natura nuova, che ci rende figli della “vera Giustizia” che viene da Dio”, che non conosce norme, ma solo amore e misericordia, attraverso il perdono.

mons. Antonio Interguglielmi

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