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Violenza contro le donne: educare i giovani di oggi, futuri adulti di domani

Chi ha qualche capello bianco, ricorderà il proverbio: “Le donne non si toccano neanche con un fiore”. Erano i tempi dove le donne erano considerate “le regine della casa”, dove erano “servite per prime” dove si apriva loro la portiera per farle accomodare in auto, dove nei mezzi pubblici o al cinema ci si alzava per lasciare che occupassero il posto a sedere, dove infine, nelle emergenze, si pronunciava la fatidica frase: “prima le donne e poi i bambini”.

Un tempo che fu e che, senza che ce ne accorgessimo, oggi, ci riserva quotidianamente notizie di violenze di genere, come abusi, stupri, femminicidi come quello di “Giulia”, che ha scosso l’intero Paese e il cui corpo è stato ritrovato dai Vigili del fuoco in un canalone tra Piancavallo e il lago di Barcis. L’ennesimo femminicidio che mai avremmo voluto ricordare proprio in occasione della “Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Il 25 novembre se ne celebra, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in questa data invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani.

A guardare indietro già tra il Cinquecento e l’Ottocento esistevano delle forme di “inferiorità” della donna nei confronti dell’uomo in un mondo di tipo “patriarcale” dove, per cultura, vigeva una sorta di maschilismo che estrometteva di fatto il mondo femminile dalla sfera politica e giuridica, ne limitava la possibilità di entrare nella gestione patrimoniale e la escludeva nell’accesso all’istruzione.

La violenza sulle donne: un tema sociale

A partire dal ventesimo secolo però il dibattito sulla violenza conto le donne, che fino ad allora aveva investito soltanto il campo giuridico interessato a definirne gli eventuali contorni penali, diviene un tema sociale che viene discusso non più solamente in sede giudiziaria ma investe l’opinione pubblica, la stampa, le associazioni, la politica.

Questo tipo di cultura ha guidato ugualmente per anni, la vita del nostro Paese anche nel campo delle norme giuridiche se si pensa che solamente il 30 gennaio del 1945 viene riconosciuto alle donne il diritto di voto.  In Italia il primo Centro contro la violenza di genere nasce a Roma nel 1976, quando il Movimento di Liberazione della Donna (MLD) decide di offrire alle donne uno strumento per opporsi ai maltrattamenti.

Le cause

Un’attenta analisi sulle violenze di genere, rileva che le cause più comuni sono principalmente da ricercarsi in un basso livello d’istruzione, all’aver assistito a scene di violenza familiare e al senso di possesso del maschio nei confronti della donna. Da tutto questo si evince la necessità di creare fin dalla giovane età, un percorso culturale attraverso l’esempio in famiglia e nell’insegnamento scolastico che deve mirare all’educazione, al senso civico e al rispetto dell’altro.

È indubbio che la società nella quale oggi viviamo attraversa un momento di grave crisi dove sembrano essere scomparsi quei valori fondamentali quali l’etica e il rispetto, dove assistiamo ad abominevoli reati spesso consumati all’interno delle mura domestiche quali il femminicidio, la pedofilia, la pedo-pornografia.

L’importanza di educare

La famiglia tradizionale è stata sostituita da moderne convivenze dove i figli vedono sovrapporsi nuove figure genitoriali che tendono a destabilizzare il loro equilibrio; la famiglia non rappresenta più infatti il porto sicuro nel quale rifugiarsi, è diventata vulnerabile, concede tutto su un falso concetto d’amore e buona genitorialità per supplire spesso alle proprie manchevolezze.

Non a caso infatti Freud affermava che quello del genitore è “il mestiere più difficile”. Educare significa etimologicamente “trarre fuori”, ma ciò richiede impegno, fatica, responsabilità e questo trarre fuori dai nostri giovani è difficilmente applicabile ai modelli educativi familiari oggi vigenti. La stessa scuola non sempre, oggi, è in grado di sopperire a questo vuoto valoriale che purtroppo la famiglia intesa come tale per le più svariate ragioni, lavorative, temporali ed economiche, non è più in grado di dare.

Un’emergenza sociale

Secondo gli psicologi la violenza di genere rappresenta oggi una vera e propria emergenza sociale, ma che può essere contrastata a partire proprio dall’intervento nella scuola. In tale ambito scolastico, in determinati casi, sarebbe dunque auspicabile la figura dello psicologo che, attraverso la valutazione dei fattori di rischio individuali familiari ed ambientali, potrebbe lavorare nell’ambito della prevenzione e dell’individuazione di tale fenomeno.

Non solo violenza fisica

Nel pensiero comune, quando si parla di violenza di genere, si pensa esclusivamente alla violenza fisica quando in realtà esistono anche altri tipi di maltrattamenti come quelli di tipo psicologico e sessuale. Un capitolo a parte riguarda il mondo della prostituzione femminile che con l’attuale fenomeno dell’immigrazione, si configura in una vera e propria forma di schiavismo. In particolare la violenza fisica e sessuale si manifesta attraverso minacce, maltrattamenti, percosse, abusi sessuali. C’è da rilevare che tali abusi, riguardano oltre il 35% delle donne e nello specifico in Italia, i dati Istat rivelano che quasi 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito almeno una volta nella vita una violenza e nel 30% dei casi in ambiente domestico.

Esistono anche altri tipi di abusi fisici come stupri, mutilazioni genitali femminili, che, in alcuni paesi come Cina ed India, si concretizzano anche in aborti di tipo selettivo. Vanno poi ricordate le violenze di tipo riproduttivo come sterilizzazione, gravidanza e aborto forzati, contraccezione negata. Tra gli altri tipi di violenza, non va poi dimenticata quella di tipo psicologico che si manifesta in vari modi: dalle molestie sul luogo di lavoro, allo stalking (comportamento persecutorio nei confronti della propria vittima) fino alla violenza economica che consiste nel divieto da parte del convivente di ogni iniziativa autonoma a carattere finanziario.

Gli esiti di tali maltrattamenti si compendiano in lesioni personali e danni fisici, patologie a livello sessuale e riproduttivo, danni psicologici e comportamentali, fino alla perdita della vita (femminicidio). In base al report del Servizio analisi criminale della direzione centrale della polizia criminale del Ministero dell’Interno, dal 1° gennaio al 12 novembre 2023 sono stati commessi 288 omicidi, con 106 vittime donne, di cui 87 uccise in ambito familiare o affettivo (57 delle quali sono state uccise dal partner o ex partner).

Alcuni dati

Il 58,8% delle donne infatti è vittima di un partner o ex partner. Fra i partner assassini nel 77,8% dei casi si tratta del marito, mentre tra gli ex prevalgono ex conviventi ed ex fidanzati. Il 25,2% delle donne è invece vittima di un altro parente, il 5% di un conoscente e il 10,9% di uno sconosciuto.

Come il tema viene affrontato in ambito giuridico

La problematica relativa alla violenza di genere, cominciò ad essere affrontata in ambito giuridico con la Legge, n. 66 del 15 febbraio 1966 che modificò la normativa precedente che la collocava tra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume, trasformandola in delitti contro la libertà personale.

Con la recente legge n.69 del 2019 ribattezzata come “Codice Rosso” viene introdotta una corsia veloce e preferenziale per le denunce e le indagini e con pene detentive che prevedono, tra le altre, fino a sei anni di reclusione per lo Stalking e il Revenge Porn (pubblicazione di materiale privato sessualmente esplicito senza consenso) e fino a 14 per lo Sfregio del Volto e Violenza sessuale di gruppo.

Anche la legge n. 134 del 2021 (riforma del processo penale) ha previsto “un’estensione delle tutele per le vittime di violenza domestica e di genere”, mentre la n. 53 del 2022 ha “potenziato la raccolta di dati statistici sulla violenza di genere” attraverso un maggiore coordinamento di tutti i soggetti coinvolti. Nella legislatura corrente, sono state approvate le leggi n. 12 del 2023, che prevede “l’istituzione di una Commissione bicamerale d’inchiesta sul femminicidio” e la n. 122 del 2023, che prevede “l’obbligo per i PM di assumere informazioni” dalla persona offesa o da chi ha denunciato il crimine entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato.

Attualmente è in corso di approvazione un disegno di legge governativo A.C. 1294, “Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica“, volto ad introdurre ulteriori disposizioni attraverso norme che incidono sia sul rafforzamento della tutela delle vittime, sia sulla prevenzione del fenomeno.

Tra le vittime di maltrattamenti circa il 72,8% non denuncia il reato subito con la speranza, che è più un’illusione, che tali episodi non si verifichino più. L’errore principale infatti consiste proprio nell’illudersi che il primo episodio di violenza possa essere stato occasionale, spesso seguito da scuse ed impegno a che ciò non si verifichi più, ma l’esperienza purtroppo insegna che quello è solo l’inizio di maltrattamenti che pian piano aumenteranno sempre maggiormente e come frequenza e come intensità.

Oggi per far fronte a questo fenomeno, che per svariati motivi sta assumendo proporzioni sempre maggiori, sono stati istituiti Centri anti violenza, dove vengono accolte donne abusate, attraverso accoglienza telefonica, colloqui personali, ospitalità in case rifugio; attraverso questi e numerosi altri servizi offerti, le donne sono così aiutate nel loro percorso di uscita e di recupero.

“State molto attenti a non far piangere una donna: poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai suoi piedi perché debba essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale… un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata”.

Questo passo del Talmud rende bene quella che dovrebbe essere la considerazione, l’atteggiamento e l’attenzione da riservare al genere femminile, sappiamo purtroppo che nel corso della storia tutto questo molto spesso non è avvenuto.

È necessario pertanto ripartire da una autentica educazione degli adolescenti, familiare e scolastica, che sappia trasmettere loro quei valori come il rispetto, la tolleranza, l’amicizia, la solidarietà; solo in questo modo ci può essere la speranza in una Società migliore che sarà quella costruita dai nostri giovani di oggi, futuri adulti di domani.

Stefano Ojetti

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