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Crisi energetica ed emergenza Ucraina: all’Italia la transizione ecologica serve più delle spese militari

Oggi l’invasione dell’Ucraina. Ieri la prima guerra mondiale. Allora fu l’epidemia di Spagnola, stavolta è il Covid a sommare alla catastrofe bellica i suoi devastanti effetti. Il risultato è una crisi sociale, energetica e sociale dai contorni epocali. In tutta Europa. Mai in trent’anni, infatti, l’inflazione era stata così alta in Italia, Spagna, Germania e nel resto dell’Occidente. Un’emergenza nell’emergenza. Per la quale lancia un accorato grido dall’allarme l’Osservatorio sulla transizione ecologica-Pnrr. Un’allerta che ha spinto il terzo settore “green” a rivolgersi all’esecutivo. Laudato Si‘. Nostra. Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. Cioè Mario Agostinelli. Alfiero Grandi. Gianni Mattioli. Jacopo Ricci. Massimo Scalia. Gianni Silvestrini. Per l’Osservatorio formulano un appello ecologista. Ponendo al centro l’esigenza di affrontare le emergenze. A partire dall’approvvigionamento del gas a fronte dell’invasione russa dell’Ucraina. Con le misure di pressione per costringere uno storico fornitore come Mosca a scegliere la tregua e la pace. Anziché proseguire la guerra di aggressione.

La centrale nucleare di Zaporizhzhia, a Kiev, in Ucraina

Devastazioni in Ucraina

Le sigle del volontariato ambientalista puntano, dunque, ad accelerare gli interventi per la transizione ecologica dell’economia. Con l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro 1,5 gradi. Sono passati pochi mesi da importanti summit internazionali. Eppure la questione climatica è scomparsa dalla discussione.  “Oggi siamo precipitati in una situazione pericolosa. Che provoca lutti e devastazioni in Ucraina. E distorce gravemente l’attenzione dagli obiettivi climatici che dovrebbero riguardare tutti noi. Tutti i Paesi della terra. In un grande impegno corale di collaborazione e cooperazione. Esattamente l’opposto della guerra come mezzo di regolazione delle contese”, sottolineano le organizzazione per la tutela ambientale. E aggiungono: “Bisogna uscire da una pericolosa contraddizione. Quella per cui da un lato si parla di rinnovabili. Ma in realtà si agisce per il gas, il carbone, o peggio”.

Accelerazione necessaria

Per questo le sigle del terzo settore esprimono al governo preoccupazioni e sollecitazioni. Consapevoli che l’Italia “deve assolutamente accelerare nella transizione ecologica”. Utilizzando al meglio le risorse del Pnrr. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La situazione complessiva è cambiata. E occorrono “decisioni radicali”. Dunque è inevitabile che le scelte del Prrr e la sua realizzazione “vengano ripensate”. Riguardo agli aspetti finanziari. Alle localizzazioni. A partire dalla priorità del Mezzogiorno. E soprattutto a “tempi di attuazione precisi e verificabili”. Per questo “sono indispensabili drastiche norme di semplificazione“. Visto che quelle decise sono “o non attuate o inadeguate”. Con una lettera il volontariato “green” richiama l’attenzione del premier Mario Draghi sui ritardi. Sulle incertezze. Sulle lacune che rischiano di fare mancare un obiettivo storico e imprescindibile. Ossia il cambiamento ecologico dell’economia italiana.

Cabina di regia

La cabina di regia del Pnrr “non sembra avere adempiuto al compito di rendere chiare e forti le scelte al paese“, sottolineano i firmatari dell’appello. In particolare, non sembra avere funzionato un “rapporto indispensabile“. Quello con tutte le “soggettività istituzionali e sociali”. Dalle Regioni ai sindacati. Per passare al complesso delle associazioni ambientaliste che hanno avanzato proposte precise. Su cui non ci sono fino ad ora risposte. “È condivisibile l’iniziativa per porre in sede europea le nuove urgenti questioni energetiche. Che sono davanti a tutti i Paesi europei. Sia pure con modalità e forme diverse da Paese a Paese- proseguono-. Se è chiaro l’obiettivo, anche i sacrifici immediati e transitori acquistano un significato diverso. Altrimenti si rischiano reazioni negative. E il prevalere di timori e paure. Inevitabili in una fase di guerra aperta“.

Impegno comune

L’Osservatorio sulla transizione ecologica-Pnrr chiede al governo di “promuovere in tempi brevissimi una Conferenza nazionale“. In cui fare il punto sulla situazione. Sulle modifiche degli interventi. Ascoltando le proposte e gli obiettivi che vengono avanzati dai soggetti istituzionali e sociali. Indicazioni che “potrebbero diventare parte di un impegno comune”. A cominciare dall’esecutivo. Dalle aziende a partecipazione pubblica. Che “sono tenute a comportamenti ispirati ad una nuova disciplina degli obiettivi comuni”. Delle forze sociali (imprese e sindacati). Delle associazioni ambientaliste. Delle comunità energetiche. E di quanti hanno “competenze e storia che motivano la validità del loro ascolto”. Secondo il terzo settore “green”, si è molto parlato di semplificazioni e superamento di vincoli burocratici. Ma “finora non si sono fatti veri passi avanti”. Anzi “si configura come un serio autogol il blocco delle energie rinnovabili ai livelli di 10 anni fa“. Mentre restano inevase preziose candidature dei privati ad investire risorse nel settore eolico off shore. In quello terrestre. E nel fotovoltaico.

Effetto nimby

Le lentezze burocratiche e le ordinanze di alcune sovraintendenze contribuiscono ad un “effetto nimby contro le energie rinnovabili“. L’obiettivo strategico, però, resta il quadro europeo. Che ha fissato nel 55% la riduzione entro il 2030 dei gas climalteranti. Per questo i firmatari dell’appello invocano “la riscrittura in tempi rapidi del Piano integrato energia clima (Pniec)”. Sollecitata anche da Greenpeace, Lega Ambiente e WWF. Il Pniec riscritto “deve prevedere un nuovo piano di risparmio energetico”. Che accompagni gli investimenti nelle energie rinnovabili. Il Piano di efficienza energetica 2010/2020 prevedeva 207 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno. Un milione e seicentomila nuovi posti di lavoro nel decennio. Obiettivi che “vanno ripresi ed aggiornati”. Anche per il loro “eccezionale valore occupazionale“, conclude l’Osservatorio.

Giacomo Galeazzi

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