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Vocazione sacerdotale come “missione di prossimità”. Testimonianze

La vocazione sacerdotale secondo Francesco. Servire vuol dire essere disponibili. Rinunciare a vivere secondo la propria agenda. Essere pronti alle sorprese di Dio che si manifestano attraverso le persone, gli imprevisti. I cambi di programma, le situazioni che non rientrano nei nostri schemi e nella “giustezza” di quello che si è studiato. La vita pastorale non è un manuale, ma un’offerta quotidiana. Non è “un lavoro preparato a tavolino”, ma un’avventura eucaristica. Altrimenti, “quando si conta sulle proprie forze, si rischia di trovarsi con un pugno di mosche in mano”. La sfida sacerdotale al conformismo del mondo. Il Giovedì Santo si caratterizza per un momento molto importante nella vita dei sacerdoti e della Chiesa intera. Nella Santa Messa Crismale vengono rinnovate le promesse sacerdotali. Un significativo momento di comunione con il Papa, con i vescovi e con tutti i presbiteri. Tu sei sacerdote per sempre, in eterno“, recita il versetto cantato in occasione dell’ordinazione presbiterale. La missione sacerdotale condotta fino in fondo anche laddove espone al martirio. Nel 2023 sono stati uccisi nel mondo 20 missionari. Un vescovo, 8 sacerdoti, 2 religiosi non sacerdoti, un seminarista, un novizio e 7 tra laici e laiche. In America sono stati assassinati 6 missionari: un vescovo, 3 sacerdoti, 2 laiche. In Asia sono morti, uccisi dalla violenza, 4 laici e laiche. Infine in Europa è stato ucciso un laico. Nell‘elenco dei cristiani impegnati nell’evangelizzazione, che sono stati uccisi nel 2023, l’agenzia missionaria vaticana Fides inserisce anche Samar Kamal Anton, e sua madre, Nahida Khalil Anton, uccise dai cecchini mentre camminavano verso il convento delle suore di Madre Teresa, nella parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza. Una è stata uccisa mentre cercava di portare l’altra in salvo. “Entrambe appartenevano ad un gruppo di donne, cattoliche e ortodosse, impegnate in un cammino di fede e di apostolato. Soprattutto a favore dei poveri e dei disabili“, ricorda l’agenzia dei missionari.

Foto: Vatican News

Missione sacerdotale

“Quest’anno, una cifra connota la lista di missionari e missionarie uccisi, forse più che in altri frangenti storici: molti di loro – sottolinea il direttore di Fides, Gianni Valente – sono stati ammazzati in luoghi e situazioni segnati da conflitti. Sono stati uccisi da soldati di eserciti regolari. Da miliziani di bande armate fuori controllo. Da gruppi di terroristi. Da sbandati con il mitra. Nelle propaggini disperse di guerre oscurate. Nelle metastasi disseminate in tutto il mondo dal cancro della Guerra mondiale ormai non più ‘a pezzi’ che dissangua la vita di popoli interi. Come ripete con ostinazione il magistero di Papa Francesco”. Il “per sempre” della vocazione sacerdotale, quindi, come coraggiosa risposta alla società dell’effimero che si sottrae all’impegno “per tutta la vita”. Insegna papa Francesco: “Senza lo Spirito del Signore non c’è vita cristiana e, senza la sua unzione, non c’è santità. Egli è all’origine del ministero sacerdotale, della vita e della vitalità di ogni Pastore. Senza di Lui neppure la Chiesa sarebbe la Sposa vivente di Cristo, ma al più un’organizzazione religiosa – più o meno buona. Non sarebbe il Corpo di Cristo, ma un tempio costruito da mani d’uomo”.

fonte: Vatican news

L’azione dello Spirito

Dopo la prima “unzione” che avvenne nel grembo di Maria, sottolinea Francesco, “lo Spirito scese su Gesù al Giordano“. In seguito a ciò, come spiega San Basilio, “ogni azione di Cristo si andava compiendo con la compresenza dello Spirito Santo”. Con la potenza di quella unzione, infatti, “predicava e operava segni“. E in virtù di essa “da lui usciva una forza che guariva tutti”. Secondo l’espressione di Ireneo, Gesù e lo Spirito operano sempre insieme, così da essere come “le due mani del Padre che, protese verso di noi, ci abbracciano e ci risollevano”. Il Giovedì Santo si celebra la messa in Cena Domini, nella quale viene ricordata l’Ultima Cena di Gesù, l’istituzione dell’eucaristia e del sacerdozio ministeriale. “Nella vita sacerdotale e apostolica c’è una prima unzione, cominciata con una chiamata d’amore che riempie il cuore- osserva il Pontefice- Per essa si lasciano gli ormeggi. E su quell’entusiasmo genuino è scesa la forza dello Spirito che consacra i sacerdoti. Poi, secondo i tempi di Dio, giunge per ciascuno la tappa pasquale, che segna il momento della verità. Ed è un momento di crisi, che ha varie forme”.

Confronto con la realtà

Prosegue Jorge Mario Bergoglio: “A tutti, prima o poi, succede di sperimentare delusioni, fatiche, debolezze, con l’ideale che sembra usurarsi fra le esigenze del reale. Mentre subentra una certa abitudinarietà. E alcune prove, prima difficili da immaginare, fanno apparire la fedeltà più scomoda rispetto a un tempo. Questa tappa rappresenta un crinale decisivo per chi ha ricevuto l’unzione. Si può uscirne male, planando verso una certa mediocrità. Trascinandosi stanchi in una ‘normalità’ dove si insinuano tre tentazioni pericolose. Quella del compromesso, per cui ci si accontenta di ciò che si può fare. Quella dei surrogati, per cui si tenta di ‘ricaricarsi’ con altro rispetto alla nostra unzione. Quella dello scoraggiamento, che è la più comune. Per cui, scontenti, si va avanti per inerzia“. Ed ecco qui, avverte Francesco, il grande rischio. Mentre restano intatte le apparenze (“io sono sacerdote, io sono prete”) ci si ripiega su di sé. E “si tira a campare svogliati: la fragranza dell’unzione non profuma più la vita e il cuore. E il cuore non si dilata ma si restringe, avvolto nel disincanto“. Così “il sacerdozio lentamente va scivolando sul clericalismo. E il sacerdote si dimentica di essere pastore del popolo, per diventare un chierico di Stato”. Ma questa crisi, secondo il Papa, “può diventare anche la svolta del sacerdozio“. Ossia la “tappa decisiva della vita spirituale, in cui deve effettuarsi l’ultima scelta tra Gesù e il mondo. Tra l’eroicità della carità e la mediocrità. Tra la croce e un certo benessere. Tra la santità e un’onesta fedeltà all’impegno religioso”.

fonte: Vatican news

Identità sacerdotale

Al “cuore” dell’identità sacerdotale, configurata a Gesù, “si trova il celibato”. A ribadirlo è il Papa, nel messaggio, a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, inviato per l’incontro dei seminaristi di Francia a Parigi. “Il prete è celibe – e vuole esserlo – molto semplicemente perché Gesù lo è stato”, spiega Francesco, secondo il quale “l’esigenza del celibato non è prima di tutto teologica, ma mistica”. “Si sentono molte cose sui preti oggi“, rimarca il Pontefice: “la figura sacerdotale è spesso deformata in certi ambienti, relativizzata, spesso considerata come subalterna”. “Non vi affliggete troppo”, il consiglio di Francesco: “nessuno ha il potere di cambiare la natura del sacerdozio e nessuno la cambierà mai. Anche se le modalità del suo esercizio devono necessariamente tener conto delle evoluzioni della società attuale e della condizione di grave crisi vocazionale che conosciamo”. “Una di queste evoluzioni sociali, relativamente nuova in Francia, che l’istituzione ecclesiale, e con essa la figura del prete, non è più riconosciuta”, aggiunge Francesco. “Ha perduto agli occhi di molti ogni prestigio, ogni autorità naturale“. Al contrario, per il Papa, ciò di cui c’è bisogno “è l’adozione di uno stile pastorale di prossimità, di compassione, di umiltà, di gratuità, di pazienza, di dolcezza, di dono radicale di sé agli altri, di semplicità e di povertà”. Un prete, insomma, che conosca “l’odore delle pecore e che cammini con loro, al loro ritmo“.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Patrimonio spirituale

Di missione sacerdotale si è parlato anche nel Simposio, organizzato dal Centre de Recerche et d’Anthropologie des Vocations sul tema: “Uomo-donna immagine di Dio”. Ad aprire i lavori è stato il cardinale Marc Ouellet, prefetto emerito del Dicastero per i Vescovi. E’ stata l’occasione per approfondire l’antropologia cristiana, toccando temi come il matrimonio, il sacerdozio e la vita consacrata. Spiega il cardinale Ouellet: “L’era della cristianità è finita e una nuova era nella trasmissione del patrimonio culturale e spirituale dei cristiani richiede ai credenti di tutto il mondo di riposizionarsi di fronte a un ambiente che è diventato estraneo, indifferente o addirittura ostile, anche nei Paesi tradizionalmente cattolici. Non possiamo più sognare un ritorno a uno stato di cose precedente, dopo una ‘tregua’ e un superamento dell’attuale ‘crisi’. Dobbiamo pensare in altri termini al futuro del cristianesimo”. E “la situazione attuale offre un’opportunità da non perdere per riaffermare le coordinate della persona umana secondo la rivelazione cristiana”. E’ stata inoltre approfondita la relazione tra il sacerdozio comune dei battezzati e il ministero ordinato nei suoi tre gradi.

Foto di Sebbi Strauch da Pixabay

Fondamento interiore

Sostiene Francesco: “Non si diventa pastori se prima non si è diaconi. Il diaconato non svanisce con il presbiterato. Al contrario, è la base su cui si fonda. Si diventa preti per servire, conformati a Gesù che ‘non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita‘. C’è da custodire un fondamento interiore del sacerdozio, che potremmo chiamare ‘coscienza diaconale’. Come la coscienza sta alla base delle decisioni, così lo spirito di servizio è alla base dell’essere sacerdoti. Servire è un verbo che rifiuta ogni astrattezza. Servire vuol dire essere disponibili. Rinunciare a vivere secondo la propria agenda. Essere pronti alle sorprese di Dio che si manifestano attraverso le persone, gli imprevisti. I cambi di programma, le situazioni che non rientrano nei nostri schemi e nella ‘giustezza’ di quello che si è studiato. La vita pastorale non è un manuale, ma un’offerta quotidiana. Non è un lavoro preparato a tavolino, ma un’avventura eucaristica. Altrimenti, quando si conta sulle proprie forze, si rischia di trovarsi con un pugno di mosche in mano”.

 

 

 

Giacomo Galeazzi

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