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Un Rosario in difesa dei bambini

Pensare ai bambini e avvicinarli alla preghiera che, seppur oggi è molto in disuso, è una via di comunione con il Signore, ma anche con i fratelli e le sorelle. Così, don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter, intervistato da Interris.it racconta l’iniziativa “Rosario in difesa dei bambini… preghiamo” che inizierà il 25 aprile e durerà fino al 5 maggio, quando si celebrerà la XXVIII Giornata dei Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento, dell’indifferenza contro la pedofilia e la pedopornografia. Un appuntamento nato nel 1996, su richiesta delle famiglie e dei gruppi di bambini della Parrocchia Madonna del Carmine di Avola (SR) e dell’Associazione Meter, a seguito del tentato omicidio nei confronti di una bambina di 11 anni, dei racconti di alcuni episodi di abuso e del suicidio di un ragazzo di 14 anni. In quella circostanza fu denominata Giornata dei Fiori Recisi (1995), ma già dall’anno successivo assunse la denominazione attuale.

Il rosario per i bambini

Il Rosario è una preghiera che i bambini possono recitare facilmente – spiega don Di Noto -. La sua particolarità è costituita dal fatto che esso è stato pensato e meditato da suor Maria Teresa Porrello, una volontaria e amica di Meter. E’ stato fatto per far pregare la comunità cristiana – aggiunge -. In un mondo secolarizzato, la preghiera potrebbe sembrare inutile, ma noi crediamo nella sua forza, nel fatto che ci avvicina e ci mette in comunione con il Signore. Noi spesso ripetiamo una frase: ‘I bambini salveranno i bambini‘. In questo modo si cerca di formare una coscienza spirituale. E’ semplicemente una buona via“.

Le meditazioni

Le meditazioni del rosario sono il frutto della sensibilità e della storia personale di suor Maria Teresa Porrello, spiega don Di Noto. “Suor Maria Teresa, in quello che scrive raccoglie non solo il dolore di vite che sono state calpestate, ma anche la luce dei bambini – racconta il sacerdote -. Il Rosario ha una forza particolare proprio perché nato dalla sensibilità di una donna consacrata al Signore. Penso che sia una cosa bellissima: è una litania dentro la speranza che il mondo possa cambiare e diventare sempre più umano”.

Le minacce che incombono sui bambini

“Il bambino, a partire dal momento del concepimento, ha bisogno di un’assoluta protezione, questo va sottolineato con forza. Poi ha bisogno di un grembo di una madre, dell’accoglienza di un padre, di una società che sappia accompagnarlo, accudirlo e proteggerlo – ribadisce don Fortunato -. Dobbiamo sempre di più a impegnarci e realizzare una Chiesa bambina per i bambini, così come lo dovrebbe essere la società”.

Un cammino dal 25 aprile al 5 maggio

Il Rosario dei bambini accompagnerà tutti i fedeli che vorranno pregarlo fino al 5 maggio, data in cui si celebra la XXVIII Giornata dei Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento, dell’indifferenza contro la pedofilia e la pedopornografia. “Una storia, nata in parrocchia in seguito al suicidio di un ragazzino e all’abuso di alcuni bambini. Fu la prima in Italia e in Europa, non si pensava di fare una giornata di questo tipo”, aggiunge il sacerdote che ricorda: “E’ stata una fatica, non bisogna pensare che tutti accolgano favorevolmente quuesto tema, non tutti sono d’accordo, alcuni pensano che questo tipo di situazione non sia poi così reale. E’ una giornata che è cresciuta piano piano, in maniera semplice. Quest’anno – sottolinea il fondatore di Meter – coincide con la giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, nata nel 2009. Lo scopo di questa ricorrenza è fermarci un attimo, pregare e riflettere su questa piaga“.

Lasciate che i bambini vengano a me

“Abbiamo voluto rilanciare la ‘diaconia dell’infanzia‘, ossia essere diaconi per i bambini. Un’immagine che mi porto nel cuore da quarant’anni, dobbiamo essere servitori dei bambini, nella Chiesa antica c’era questa figura – conclude don Fortunato Di Noto -. Dobbiamo tornare alla semplicità del Vangelo, a Gesù che ci dice: ‘Lasciate che i bambini vengano a me’. Servire i bambini, proteggerli, non è una moda ma un impegno permanente e forse lo avevamo dimenticato. Meter da 30 anni ci sta provando, mettendoci anche la faccia”.

Manuela Petrini

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