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Ramonda: “Le famiglie: costruttrici di comunione di umanità”

“Se guardiamo la famiglia italiana e la confrontiamo con quella africana, o dell’America Latina o dell’Asia, possiamo dire che il modo di vivere è molto diverso. Nel continente europeo, infatti, il welfare sociale garantisce una sufficiente struttura di base che sostiene la famiglia. Bisogna considerare però che con la pandemia prima, la crisi economica poi, il conflitto fra Ucraina e Russie e quello fra Israele e Palestina, si sono verificati rincari pesanti che hanno colpito un po’ tutti i comparti, dall’agroalimentare ai carburanti. A causa di tutti questi fattori, sono molte le famiglie che hanno toccato la soglia di povertà, questo va evidenziato. La famiglia è in crisi e sollecitata fortemente a una vita impegnativa”. E’ quanto ha dichiarato Paolo Ramonda, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata dal Servo di Dio don Oreste Benzi, intervistato da Interris.it in occasione della Giornata internazionale della famiglia.

La Giornata della famiglia

Il 15 maggio di ogni anno si celebra la Giornata internazionale delle famiglie, istituita nel 1993 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Risoluzione A/RES/47/237). Lo scopo è quello di diffondere ina maggiore consapevolezza a livello globale in merito ai processi sociali, economici e demografici che coinvolgono le famiglie nel mondo.

La famiglia cristiana: una base sicura per l’intera società

Durante un udienza al Movimento Equipe di Notre-Dame, Papa Francesco ha voluto sottolineare che la famiglia cristiana è sotto attacco. Sono molti i fronti su cui, ogni giorno, riceve colpi. Paolo Ramonda, però, ha voluto sottolineare che “la famiglia cristiana deve fare un esame di coscienza, anche all’interno della Chiesa: deve cioè valorizzare l’incontro fra l’essere uomo e l’essere donna – spiega -. La bellezza di poter creare una famiglia in questa complementarietà generativa, che dona e accoglie la vita in tutte le sue manifestazioni, dal sorgere fino al tramonto, ma anche con tutte le difficoltà o malattie che potrebbero manifestarsi durante l’esistenza – aggiunge -. Va anche sottolineato che il contesto in cui viviamo privilegia l’individualismo, però la famiglia cristiana, nel pensiero di Cristo e nella storia della Chiesa, è una base sicura per l’intera società”.

Comunicare il bello

Ramonda evidenzia che molto spesso nei media, purtroppo, vengono messe in risalto solo le difficoltà che le famiglie vivono: questo è solo la punta di un iceberg. “Come un iceberg, però, c’è molto al di sotto dell’acqua che spesso non viene visto. Sono molte le famiglie belle, costruttive, sane – aggiunge -. Questo contesto sociale che viviamo evidenzia dei pericoli, ma anche tante opportunità che la famiglia non aveva in passato, come vivere dignitosamente in un contesto globalizzato di comunicazione che permette di apprendere anche da esperienze diverse”.

Il valore della famiglia

Paolo Ramonda spiega che il valore della famiglia è sempre stato portato avanti sia dai credenti sia dai non credenti. “Il suo humus principale è l’umanità che accomuna tutti, il volersi bene fra moglie e marito, dei genitori che crescono con responsabilità i figli: valori umani che il cristianesimo ha fatto splendere sempre di più facendone una dimensione di vita costitutiva anche nell’amore verso il prossimo, i poveri e i deboli. Nella storia, ma anche oggi, il mondo va avanti perché moltissime famiglie, padri e madri, vivono la loro responsabilità sia all’interno dei nuclei familiari, sia nel territorio dove vivono, sono costruttori di una comunione di umanità: questo potrà cambiare e salvare il mondo”.

Tutelare ogni nucleo familiare

Il problema principale e più urgente che i governi devono affrontare è quello della natalità. Lo vediamo soprattutto in Europa dove la crisi demografica è molto grave. Vorrei riportare una cosa che Papa Francesco, ma anche il Servo di Dio don Oreste Benzi, evidenziavano sempre: nel mondo mancano all’appello milioni di persone – aggiunge Paolo Ramonda -. Pensiamo che in Italia, ogni anno, viene impedito a 80-90 mila bambini di nascere. Ci tengo a sottolineare che non è un’accusa contro le donne, ma contro i governi che stanziano soldi per l’interruzione di gravidanza, mentre dovrebbero fare politiche a favore della natalità, al lavoro delle donne e  interventi economici per le famiglie“.

Manuela Petrini

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