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Prato (WWF): “Vi spiego il ruolo degli squali nel ciclo del carbonio blu”

L’importanza della presenza di squali e razze nel Mediterraneo non va sottovalutata: ogni specie ha un ruolo significativo, tutte le specie di grandi squali e razze che nel corso della vita immagazzinano grandi quantità di carbonio nei loro corpi. Eppure, nonostante la loro importanza per l’uomo e per l’ambiente (non solo marino), oltre la metà delle specie di squali e razze presenti nel Mediterraneo sono a rischio di estinzione”.

Così a Interrsi.it la dottoressa Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia, alla quale abbiamo chiesto di spiegarci il rapporto tra questi grandi pesci e il ciclo del carbonio blu per l’ecosistema marino e per la vita sulla Terra.

L’intervista a Giulia Prato (WWF Italia)

Quante specie di squali sono presenti nel Mediterraneo?

“Nel mediterraneo sono presenti 73 specie di squali e razze il cui stato di conservazione è stato valutato dalla IUCN. Considerando anche le specie piu rare si arriva a circa 86 specie”.

Quali di queste sono a rischio?

“Il 58% (42 specie) delle specie di squali e razze del Mediterraneo sono a rischio di estinzione. In particolare, 29 specie di squali e 12 specie di razze sono minacciate. Tra gli squali a rischio critico di estinzione ci sono lo squalo bianco, la verdesca, il mako, lo smeriglio e numerosi altri. Tra le razze minacciate ci sono la Rinottera, la mobula , la razza aquila e molte altre”.

Gli squali presenti nel Mediterraneo sono pericolosi per l’incolumità dell’uomo?

“No. A livello globale gli squali non sono una minaccia per l’uomo. Ogni anno al mondo ci sono meno di 10 attacchi che sono fatali: comparato al numero di turisti e persone in acqua ogni anno, questi numeri sono irrisori. E’ più probabile venire colpiti da un fulmine che essere attaccati da uno squalo. Le 3 specie responsabili del 90% degli attacchi globali sono lo squalo bianco, lo squalo toro e lo squalo tigre. Di questi, solo una si trova anche nel Mediterraneo, lo squalo bianco, ma la sua popolazione è quasi completamente scomparsa a causa dell’uomo. La vera minaccia non sono gli squali per l’uomo, ma l’uomo per gli squali”.

Cosa è il ciclo del carbonio blu?

“Il carbonio blu è il carbonio immagazzinato dall’oceano e il ciclo del carbonio blu è la parte del ciclo del carbonio che coinvolge l’oceano e la vita marina”.

Qual è il ruolo del carbonio blu per l’ambiente?

“Attraverso il ciclo del carbonio blu, l’oceano regola il clima, fungendo da vero e proprio pozzo di assorbimento di carbonio: le piante marine, le alghe e il fitoplancton producono la metà dell’ossigeno che respiriamo, e assorbono dall’atmosfera più della metà della CO2 che produciamo. Tutti gli organismi marini contribuiscono a questo ciclo”.

In che misura gli squali e le razze contribuiscono al ciclo del carbonio blu?

“Gli squali e le razze sono indicatori della salute di mari e oceani. I grandi squali e le razze, così come i cetacei e i grandi pesci pelagici, si nutrono nelle profondità degli oceani e nuotano fino alla superficie. Durante queste migrazioni, sia verticali che orizzontali rispettivamente attraverso gli strati oceanici e attraverso mari e oceani del mondo, rilasciano scarti corporei ricchi di nutrienti essenziali per il fitoplancton, che viene quindi ‘fertilizzato’, aumentando la capacità di assorbimento di CO2 dell’oceano e la produttività di O2. Inoltre durante la loro vita questi animali immagazzinano grandi quantità di carbonio nei loro corpi: a fine vita, le loro carcasse sprofondano negli oceani consentendo il sequestro del carbonio nei fondali marini”

Qual è l’impatto dell’uomo su questo equilibrio?

“Si stima che la cattura degli squali impedisca di ‘stoccare’ negli oceani fino a 5 milioni di tonnellate di carbonio. Alcune specie a rischio critico di estinzione come la Vaccarella, l’Aquila di mare e la Rinottera rimangono ancora prive di protezione in Mediterraneo e di misure di gestione. Ritardare le azioni di gestione mette in costante rischio le specie minacciate di squali e razze e compromette la sostenibilità a lungo termine delle attività di pesca e dell’intero ecosistema marino”.

Come intervenire?

“Ci troviamo in un momento critico per la conservazione di squali e razze: mentre le recenti decisioni vincolanti offrono speranza per il mantenimento e la ricostruzione dei loro ruoli nell’ecosistema, i Paesi del Mediterraneo devono mettere in atto senza ulteriori ritardi misure di gestione della pesca su base scientifica, stanziando risorse adeguate per la loro attuazione e applicazione, sostenendo tutte le parti interessate, compresi i pescatori, affinché rispettino le nuove misure, garantendo la raccolta e il monitoraggio dei dati e intensificando la conservazione degli habitat critici per squali e razze”.

Cosa chiede il WWF Italia?

“Nello specifico, WWF chiede alle istituzioni italiane di sviluppare un Piano d’Azione Nazionale (NPOA) per la salvaguardia e la gestione di squali e razze, attraverso l’istituzione di un tavolo interministeriale di coordinamento e in consultazione con gli esperti della comunità scientifica, i pescatori e le organizzazioni della società civile. Squali e razze vanno tutelati, così come tutte le specie del mare. Popolazioni di specie marine in salute sono infatti essenziali per mantenere l’ecosistema marino in equilibrio, il che è fondamentale per mitigare l’impatto del cambiamento climatico”.

Milena Castigli

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