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Terre rare, la corsa globale ai minerali strategici

A caccia di minerali. La Cina detiene il 68% della produzione di terre rare. Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi della tavola periodica (tra cui il lantanio, il cerio e lo scandio) che trovano un’ampia applicazione nei settori della tecnologia avanzata e delle energie rinnovabili. Sono fondamentali, rileva Openpolis, per creare magneti permanenti, fibre ottiche e batterie ricaricabili, cruciali nell’industria delle auto elettriche e ibride, ma anche per costruire le turbine eoliche e i pannelli solari. Costituiscono inoltre un elemento imprescindibile negli schermi di desktop e smartphone e sono insostituibili nella realizzazione di apparecchiature di medicina avanzata (tra gli altri, per le macchine chirurgiche e la risonanza magnetica). Addizionalmente, sono largamente utilizzate anche nell’industria della difesa, ad esempio per la realizzazione di radar. L’Europa non ha miniere che producono elementi di terre rare, ma possiede aree con una geologia adatta alle risorse di terre rare. Il principale produttore di terre rare a livello globale è la Cina. Secondo i dati forniti dall’agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), il paese asiatico da solo produceva 140mila tonnellate metriche di terre rare, il 33% in più rispetto al 2016, quando ne produceva 105mila. Al secondo posto si trovano gli Stati Uniti, la cui produzione, decisamente inferiore rispetto a quella cinese, è però aumentata del 171% tra il 2018 (quando ne produceva 14mila) e il 2020 (38mila). Altri importanti produttori sono il Myanmar, con 30mila tonnellate metriche nel 2020, e l’Australia (17.000). Seguono Madagascar (8.000), India (3mila), Russia (2.700), Thailandia (2.000), Vietnam e Brasile (entrambi con 1.000) e Burundi (500). Tutti gli altri stati insieme arrivano ad appena 100 tonnellate.
Foto di Francesco Boncompagni su Unsplash

Caccia ai minerali

Le terre rare sono considerate essenziali per le transizioni ecologica, energetica e digitale. Per i prossimi decenni la banca mondiale prevede infatti un aumento esponenziale nella domanda di tali minerali. L’utilizzo crescente di terre rare comporta tuttavia dei problemi. In primo luogo le terre rare, pur essendo presenti in moltissimi siti diffusi globalmente, si presentano in natura in quantità estremamente ridotte e poco concentrate, legate con altri minerali all’interno di composti. Estrarle è un processo lungo e difficoltoso, variabile anche a seconda del materiale e dello specifico sito. Ma soprattutto è un processo altamente inquinante, come evidenzia la conferenza delle nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad). Ad esempio, nel gennaio 2023, la società mineraria statale svedese Lkab ha individuato più di un milione di tonnellate di ossidi di terre rare nell’area di Kiruna. Si tratta, nell’estremo nord del Paese, del più grande giacimento conosciuto in Europa. Nel marzo 2023, l’Unione Europea ha presentato la legge sulle materie prime critiche (Crma). La norma è stata concepita per garantire l’approvvigionamento dei minerali ritenuti fondamentali per la transizione verde. E per porre fine alla dipendenza dalla Cina. Il Crma è il risultato della situazione creatasi durante la pandemia di Covid-19, quando le forniture di beni di prima necessità si sono prosciugate. E dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e della conseguente riduzione delle forniture di gas naturale. In risposta, la Cina ha imposto restrizioni alle esportazioni di gallio, germanio e grafite, che fanno parte dell’elenco delle materie prime strategiche dell’Ue. E ha vietato le esportazioni di tecnologia per la lavorazione delle terre rare, adducendo preoccupazioni per la sicurezza nazionale.

Foto di sol su Unsplash

Produzione mondiale

“Da parte sua il governo statunitense ha lanciato nel 2022 massicci crediti d’imposta con l’Inflation Re-duction Act (Ira) per incentivare i progetti di energia pulita – spiega Daniel Wild, Responsabile della sostenibilità della banca J. Safra SarasinL’obiettivo principale è quello di ridurre le emissioni di gas serra negli Stati Uniti del 40% rispetto ai livelli del 2005 entro la fine del decennio in corso. Una componente chiave della legge è l’impegno a incrementare l’offerta nazionale di minerali strategici per fornire i materiali necessari a una vasta espansione di veicoli elettrici, batterie e infrastrutture per l’energia rinnovabile. Nell’ultimo secolo, la produzione mondiale di metalli è aumentata in modo significativo. Questa tendenza è destinata a continuare grazie agli sforzi globali per ridurre le emissioni di carbonio. Si prevede che le normative più severe, attuate ora e in futuro, spingeranno ulteriormente la domanda di metalli. Proteggere l’approvvigionamento futuro di minerali strategici A differenza del petrolio e del gas, i giacimenti di risorse di molti metalli necessari per la transizione energetica sono altamente concentrati in pochi Paesi. Il Cile è il primo produttore di rame al mondo. E contribuirà a circa un quarto della produzione totale di rame nel 2022.

Foto di Christian Packenius da Pixabay

Mappa

Il Sudafrica e la Repubblica Democratica del Congo (Rdc) rappresentano rispettivamente circa il 70% della produzione globale di platino e cobalto. Mentre la Cina rappresenterà il 68% della produzione globale di terre rare nel 2022 (anche se in calo rispetto a oltre l’80% della metà del 2010). L’Australia e il Cile insieme rappresentano circa il 70% dell’estrazione globale di litio, rendendoli gli attori dominanti in questo settore. Il livello di concentrazione è ancora più elevato per quanto riguarda le operazioni di lavorazione e raffinazione. La Cina ha acquisito una forte posizione in queste aree per la maggior parte dei metalli. La sua quota di raffinazione si aggira intorno al 35% per il nichel (la cifra diventa più alta se si include il coinvolgimento delle aziende cinesi in Indonesia), al 50-70% per il litio e il cobalto e fino al 90% per la lavorazione delle terre rare, che converte la produzione mineraria in ossidi, metalli e magneti. La concentrazione delle risorse può portare a gravi problemi di approvvigionamento di materie prime critiche in caso di interruzioni impreviste, in particolare per mercati come l’Europa, dove la produzione locale è molto limitata. Il dominio della Cina nel settore dei minerali strategici è dovuto in parte ai giacimenti naturali presenti nel Paese, ma anche a una pianificazione deliberata. Il governo cinese ha lanciato la Belt and Road Initiative (Bri) nel 2013 per sviluppare nuove rotte commerciali che colleghino il Paese al resto del mondo, aumentando l’influenza economica della Cina. Dall’inizio del progetto, i relativi impegni (investimenti e costruzioni) hanno superato la soglia dei mille miliardi di dollari. Di conseguenza, la Cina si è già assicurata un’ampia fetta di risorse minerarie e ancora di più nella lavorazione. Gli impegni nel settore metallurgico e minerario sono un’area in crescita, con un aumento del 131% nella prima metà del 2023 rispetto alla prima metà del 2022. Le aziende cinesi stanno acquisendo attivamente miniere di litio in tutto il mondo per assicurarsi l’accesso a materie prime strategiche. Tra i 136 impianti di batterie agli ioni di litio pianificati in tutto il mondo a partire dal 2019, 101 apriranno in Cina. In risposta, l’Europa e gli Stati Uniti hanno intrapreso misure per recuperare il ritardo nel garantire le risorse strategiche critiche. 

Foto di Ilnur Kalimullin su Unsplash

Progetto Firenze

Intanto la partecipata dei servizi pubblici Alia Multiutility spa pianifica la possibilità di inserire nel nuovo polo di San Donnino, a Firenze, dove c’era l’ex inceneritore ora in demolizione, anche linee di trattamento specialistiche per il recupero dai rifiuti Raee metalli preziosi come oro, argento, palladio, nonché batterie al litio da cui estrarre il litio stesso ma anche cobalto e nichel. E’ quanto emerso tra le varie finalità del progetto per un nuovo impianto polifunzionale fiorentino nella gestione dei rifiuti che sarà realizzato entro metà 2026. “Andremo a trattare e a recuperare frigoriferi, climatizzatori, telefoni, computer per una capacità che va da 26.000 tonnellate, che è il fabbisogno della Toscana, fino a 60-65.000 tonnellate”, afferma Francesco Tiezzi, direttore dell’area impianti di Alia. E aggiunge che “abbiamo inserito tutta una serie di ausili per riuscire a separare in maniera efficiente i materiali e questo ci ha portato a un recupero del 97% di tutto ciò che entra“. Tiezzi ha rivelato che “stiamo affinando le tecniche di recupero di metalli preziosi dalle schede elettroniche attraverso tecnologie di idrometallurgia, e stiamo lavorando per realizzare linee di trattamento delle batterie al litio, settore in grande espansione che ha necessità di risposte”. “La prospettiva – puntualizza – è di andare ulteriormente ad affinare il recupero, e fare in modo che una serie di ricadute positive sul territorio, che sono quelle di avere dei metalli preziosi, delle terre rare, possano essere gestite direttamente in questo sito che vogliamo diventi un polo d’eccellenza a livello nazionale“.
Foto © Gwendoline Le Goff/InsideFoto/Image

Russia

La Russia potrà eliminare completamente la sua dipendenza dalle importazioni di 12 materie prime minerali rare entro il 2030. Lo ha detto alla Tass il capo di Rosnedr Evgeny Petrov. Allo stesso tempo, una parte dei prodotti fabbricati nella Federazione Russa sarà orientata all’esportazione. “Come risultato di una serie di misure adottate – ha spiegato – entro il 2030 prevediamo di eliminare la dipendenza dalle importazioni per 12 materie prime rare come litio, niobio, tantalio, metalli delle terre rare, zirconio, manganese, tungsteno, molibdeno, renio, vanadio, fluorospar, grafite. Per il litio l’indipendenza arriverà entro il 2028″. Secondo Petrov, tutto ciò che verrà prodotto in eccesso rispetto al fabbisogno dell’economia russa verrà esportato. “Lavoriamo nel mercato globale e la nostra industria non consuma i volumi che devono essere prodotti affinché la produzione sia redditizia. Naturalmente – ha concluso – una parte della produzione sarà orientata all’esportazione”.
Giacomo Galeazzi

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