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Etiopia, così la tragedia del Corno d’Africa arriva sulle nostre coste

Il governo federale dell’Etiopia ha fatto sapere di aver perso il controllo di alcuni distretti e città a favore dei combattenti della milizia nella regione Amhara. I residenti hanno riferito di pesanti spari e di aerei militari in alcune aree. Le forze irregolari dell’Amhara hanno preso il controllo delle città. Hanno liberato i detenuti dalle prigioni. E  hanno sequestrato le istituzioni governative. Da giorni si sentivano spari nelle città Amhara di Gondar, Lalibela, Debre Birhan e nella capitale regionale Bahir Dar, come hanno riferito i residenti. E le strade principali erano bloccate in tutta la regione. Un alto funzionario etiope ha accusato i miliziani nella regione degli Amhara di aver provato a rovesciare il governo regionale e federale. Dopo una settimana di combattimenti che hanno portato le autorità a dichiarare lo stato di emergenza. Una tragedia collettiva che accresce i flussi migratori verso le coste europee. Innocenti in fuga dalla guerra.

Crisi in Etiopia

Temesgen Tiruneh, direttore generale del servizio di intelligence nazionale etiope incaricato di sovrintendere all’applicazione dello stato di emergenza. Ha riconosciuto che i combattenti della milizia Fano avevano preso alcune città e distretti. Dichiarando all’emittente nazionale statale “l’obiettivo e l’intenzione di rovesciare il governo regionale con la forza. E poi avanzare verso il sistema federale”. Intanto sono continuati gli scontri tra i miliziani di Fano e l’esercito etiope. Con un conflitto rapidamente diventato la più grave crisi di sicurezza dell’Etiopia dalla conclusione, lo scorso novembre, della guerra civile di due anni nella regione del Tigrè. Quest’ultima confina con quella degli Amhara. Le cui forze sono state alleate con quelle federali nel conflitto in territorio tigrino. Il loro rapporto si è deteriorato dopo che il primo ministro, Abiy Ahmed, ad aprile ha ordinato lo smantellamento delle forze regionali per la loro integrazione nell’esercito nazionale. Tale mossa ha portato a proteste poi sfociate nelle violenze, con il governo accusato di voler rendere la regione vulnerabile agli attacchi di quelle vicine.

Corno d’Africa

L’Etiopia è il punto di caduta delle crisi nel Corno d’Africa. Il consiglio dei ministri dell’Etiopia ha dichiarato lo stato di emergenza nella regione di Amhara. Dopo che le autorità hanno inviato una richiesta di aiuto mentre si intensificano gli scontri tra le forze regionali e l’esercito. L’ufficio del primo ministro ha annunciato la decisione oggi dopo che il leader della regione ha affermato che le normali forze dell’ordine non sono più in grado di contenere la violenza. La dichiarazione necessita dell’approvazione del Parlamento. “La minaccia che l’attività sta imponendo alla sicurezza nazionale e alla pace pubblica aumenta di giorno in giorno”, viene evidenziato. Rilevando anche gravi danni economici. E accusando la presenza di “gruppi estremisti armati”. La seconda regione più popolosa dell’Etiopia è stata colpita dall’instabilità da aprile, quando le autorità federali si sono mosse per disarmare le forze di sicurezza di Amhara dopo la fine della devastante guerra di due anni nella vicina regione del Tigray.

Sos Etiopia

Negli ultimi giorni i residenti hanno riferito di combattimenti in tutta la regione di Amhara. Mentre i membri della milizia hanno attaccato le unità dell’esercito e i manifestanti hanno bloccato le strade. I voli per due famose città turistiche, Lalibela e Gondar, sono stati sospesi. Internet è stato influenzato. Intanto è stato firmato con UNOPS-United Nations Office for Project Services un progetto da 6 milioni di euro per ampliare e potenziare l’ospedale generale cattolico di Kidane Mihiret ad Adwa, regione del Tigray. “Il progetto garantirà un accesso equo ai servizi sanitari di qualità essenziali e salvavita per oltre 70.000 persone all’anno”, rende noto l’ambasciata d’Italia in Etiopia. ll Segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto di aver avuto un colloquio telefonico con il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali “sulla promozione della stabilità in Etiopia e nella regione“. Blinken ha sottolineato che ”promuovere la pace e la prosperità in tutto il Corno d’Africa è un principio chiave della politica estera degli Stati Uniti”. Nel frattempo lo stop all’accordo Onu fra Russia e Ucraina per le spedizioni di grano dai porti del Mar Nero interrompe un fiume di quasi 19 miliardi di chili di frumento per il pane, mais, olio di girasole e altri prodotti. Nell’anno di durata dell’intesa sono stati destinati ai paesi poveri dell’Africa e dell’Asia, con il rischio fame e carestie.

Effetto Putin

La Coldiretti ha analizzato la questione base dei dati del Centro Studi Divulga, in riferimento alle dichiarazioni di Vladimir Putin che “la Russia è pronta a inviare grano gratuitamente nei Paesi africani. “Fra i paesi in via di sviluppo più colpiti dall’interruzione dell’accordo ci sono – precisa la Coldiretti -. Il Bangladesh con oltre un miliardo di chili di grano importato dall’Ucraina. L’Egitto con 417 milioni di chili di grano, 998 milioni di chili di mais, 4,6 milioni di chili di olio e farina di girasole e 131 milioni di chili di semi di soia. L’Indonesia con quasi 400 milioni di chili di grano. Il Kenya con 385 milioni di chili di grano, 53 milioni di chili di mais. L’Etiopia con quasi 263 milioni di chili grano. Lo Yemen con 259 milioni di chili di grano. E la Tunisia con oltre 222 milioni di chili di grano, 356 milioni di chili di mais, 108 milioni di chili di altri prodotti”. Per il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, “è importante favorire filiere di prodotti locali destinati a soddisfare il fabbisogno alimentare del territorio. Anche attraverso la creazione di mercati contadini a chilometri zero ,secondo il modello promosso da Campagna Amica con la World Farmers Market Coalition“.

Progetto Lila

In Etiopia Biruktawit Belay è il responsabile delle sovvenzioni e della partnership della Commissione per la creazione di posti di lavoro (Jcc). “Vorremmo incrementare il progetto Tila perché ha creato posti di lavoro per le comunità più vulnerabili della nostra società”, dichiara a Radio Vaticana. Ciò, aggiunge Biruktawit Belay,  “è in linea con l’impegno del ministero per dare opportunità di lavoro alle nostre “comunità vulnerabili, a giovani, donne, rifugiati, sfollati interni”. E per dare loro la possibilità di “ottenere un reddito per sostenere le loro famiglie, i loro figli e sentirsi a proprio agio”. Soprattutto “per i migranti che si trovano in un Paese per loro nuovo come l’Etiopia”. E anche il progetto del Gsf e del consorzio inter-congregazionale “è in linea con la nostra strategia”. Il progetto Tila viene illustrato da Teferi Tadesse. Al ministero del Lavoro e delle Competenze coordina l’iniziativa. Afferma: “E’ una piattaforma molto importante, di provata efficacia, per servire i gruppi emarginati della società”. Ad essi fornisce un mentore e una formazione continua. Per questo “il governo e il nostro ministero in particolare si sono impegnati a incrementarlo. Abbiamo molte potenzialità per farlo. Perché diversi partner si stanno avvicinando al progetto. In particolare nuove istituzioni finanziarie” che permetteranno di usufruire dei loro prodotti di microcredito.

Giacomo Galeazzi

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