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L’altra sponda del Mar Rosso: cresce la tensione tra Somalia ed Etiopia

La Somalia è uno Stato dell’Africa orientale ubicato nel Corno d’Africa con capitale Mogadiscio ed una popolazione di 11 milioni e 800 mila abitanti. A partire dal 1991, dopo la caduta di Siad Barre, il Paese è precipitato in una lunga guerra civile tra gruppi armati di varia natura e i diversi governi susseguitesi, oltre alle crisi interne e alle lotte tra fazioni, si sono trovati a fronteggiare anche varie questioni di natura diplomatica di cui, l’ultima in ordine di tempo, è quella con la confinante Etiopia. Interris.it, in merito ai possibili riflessi internazionali di quest’ultima crisi, ha intervistato il dott. Luca Mainoldi, responsabile del settore Africa per l’agenzia Fides.

Foto di Mesfin Tesfaye su Unsplash

L’intervista

Dott. Mainoldi, qual è l’attuale situazione in Somalia a seguito delle crescenti tensioni diplomatiche verificatesi con l’Etiopia?

“Lo scorso 1° gennaio, l’Etiopia, ha siglato un accordo con la regione separatista del Somaliland, uno Stato non riconosciuto il quale, praticamente, si è proclamato indipendente nel 1991 dal resto della Somalia. Tale accordo, in particolare, prevede la cessione ad Addis Abeba, di circa venti chilometri di costa destinati alla costruzione di una base navale. L’Etiopia, attualmente, non ha un accesso al mare dopo l’indipendenza dell’Eritrea, avvenuta nel 1993. La concessione ha una durata di cinquant’anni e, in cambio, verrebbe riconosciuta, dalla controparte etiope, l’indipendenza del Somaliland. L’Etiopia, uno dei Paesi più popolosi dell’Africa, sarebbe il primo Paese a farlo. L’Etiopia inoltre ospita la sede dell’Unione Africana e, di conseguenza, potrebbe esercitare una pressione sugli altri Stati dell’area per far sì che, anche questi ultimi, riconoscano l’indipendenza del Somaliland. A Mogadiscio, la mossa diplomatica dell’Eritrea è stata ritenuta gravemente lesiva dell’integrità del territorio nazionale in quanto, un domani, il Somaliland, potrebbe farsi forza per diventare totalmente indipendente dalla Somalia. A tutto ciò, si aggiunge il problema della regione del Puntland, posta a metà strada tra il sopracitato Somaliland ed il resto del Paese. La regione in oggetto, pur non proclamando l’indipendenza da Mogadiscio, si è data delle istituzioni autonome. Attualmente, tra le misure prese dalla Somalia per rispondere all’Etiopia, c’è stata l’espulsione dell’ambasciatore di Addis Abeba e la chiusura di due consolati, rispettivamente nelle regioni del Puntland e del Somaliland. Le autorità locali però, sfuggendo al controllo del governo centrale somalo, dicono che, i diplomatici etiopi, possono anche rimanere”.

Sul piano internazionale, guardando in particolare ai recenti accordi tra Somalia e Turchia, questa crisi che ripercussioni può avere?

“In questo momento, la Turchia, che aveva già degli accordi militari con la Somalia, li ha rafforzati, creandone uno concernente proprio la difesa delle coste somale. Dal punto di vista teorico quindi, tra le coste di Mogadiscio, rientrano anche quelle del Somaliland. Quindi, la Marina di Ankara, potrebbe essere chiamata a far rispettare la sovranità somala anche dove, un domani, potrebbe essere ricostituita la Marina etiopica che, allo stato attuale, non esiste. Già nel 2018, il presidente francese Macron, aveva proposto che, la Francia, aiutasse l’Etiopia a ricostituire una propria Marina Militare ma, tutto ciò, non è mai stato fatto. In questo frangente, quindi, possono entrare in gioco altre potenze. Basti pensare che, anche la Russia, ha manifestato il proprio interesse ad aiutare Addis Abeba nella ricostruzione della propria Marina. Inoltre, la Somalia, ha anche altri accordi con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. In questo periodo, il capo dell’intelligence di Mogadiscio è stato in visita dai propri omologhi, prima a Washington poi a Londra. Pertanto, in queste vicende, sono implicate un po’ tutte le grandi potenze”.

Foto di Ahmed Mulla su Unsplash

Viste le tensioni che connotano questo periodo storico, quali riflessi potrebbe avere la crescente instabilità nell’area?

“I ribelli Huthi, sostenuti dall’Iran, stanno creando problemi di navigazione nel Mar Rosso e, creandosi ulteriori dispute presso lo stretto di Bab al-Mandab, il quale congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano, si rischia una nuova destabilizzazione in un area già tesa per quanto riguarda la Somalia, l’Eritrea, l’Etiopia e la guerra civile in atto in Sudan, che sta vedendo l’intervento di diverse potenze straniere, come ad esempio Russia e Ucraina in quanto, gli ex mercenari russi di Wagner sono presenti nell’area e sono combattuti dai servizi segreti di Kiev. Tutto ciò si intreccia con quanto sta succedendo sulla sponda yemenita e, pertanto, l’attuale situazione, deve essere tenuta sotto controllo. In essa, ci sono sia attori locali e regionali, ma anche extra africani che stanno intervenendo. La Turchia ha una politica di espansione che guarda sia al Mediterraneo orientale che al Mar Rosso e, la Somalia, è uno dei punti centrali di questa strategia. La questione del Somaliland ha permesso ad Ankara di rafforzare i legami con Mogadiscio e, probabilmente, vedremo la Marina turca sempre più presente in quest’area. Ciò, in base a come evolverà la situazione, potrebbe essere un bene o un male”.

Christian Cabello

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