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I pericoli dell’adolescenza 4.0. Testimonianze choc

Adolescenza a prova di social e ansia scolastica. Tre studenti su quattro soffrono di stress da competizione a scuola. Secondo il sondaggio Unisina Live-Unicef il 44% dei minori si sente inadeguato e insicuro. Lo studio svela un disagio giovanile in allarmante aumento. Il 75% degli studenti ha “sempre” o “spesso” episodi di stress causati dalla scuola, il 44% di loro si sente inadeguato e insicuro a causa dell’ipercompetizione a scuola. E ciò rende più difficile imparare al 17% degli adolescenti. La metà dei ragazze e ragazzi vivrebbe la scuola con meno stress se ci fosse meno carico di studio a casa. E c’è chi chiede più attività extracurricolari e spazi di aggregazione. Il sondaggio “Scuola e Benessere. Oltre l’ipercompetizione e l’omologazione” è il frutto della collaborazione tra Unisona Live e l’Unicef. Si tratta di un’iniziativa patrocinato dal comune di Milano e dal ministero dell’Istruzione e del Merito. Un evento dedicato alle scuole secondarie di secondo grado e dell’ultimo anno delle secondarie di primo grado. La partecipazione gratuita degli studenti di tutta Italia è stata garantita grazie al sostegno di Fondazione Conad ETS. Hanno partecipato oltre 25.500 studenti, studentesse e docenti. Collegati online in diretta streaming.

Foto di Taylor Flowe su Unsplash

Sos adolescenza

I partecipanti hanno condiviso uno spazio di riflessione e dibattito sul tema cruciale del benessere psicosociale degli adolescenti nell’ambiente scolastico. L’incontro è stato condotto da Sofia Viscardi nel ruolo di moderatrice. E ha coinvolto esperte dell’Unicef. In un dialogo con l’attrice Ludovica Bizzaglia, i giovani membri dello Youth Advisory Board (YAB) e la psicologa Paola Versari. Nicola Dell’Arciprete è il responsabile dell’Ufficio Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale. E spiega: “Il successo di questa iniziativa testimonia l’importanza e l’urgenza di affrontare il tema del benessere psicosociale degli adolescenti nell’ambito educativo. E conferma l’impegno di Unisona Live e Unicef nel promuovere un’educazione inclusiva e orientata al benessere degli studenti. Su questa priorità siamo impegnati in prima linea in un programma finanziato dalla Commissione Europea. Che accompagnerà per due anni le autorità italiane nel migliorare il coordinamento tra i settori sanitario, sociale e scolastico“.

Foto di dole777 su Unsplash

Testimonianza

Il tema è un’emergenza nazionale tra le nuove generazioni. Da Natale non va più a scuola. E, soprattutto, non ha nessuna voglia di tornarci. La paura di incappare in una delle tante crisi di panico che l’hanno quasi soffocata è tanta, tantissima. A raccontare la storia di Maria (nome di fantasia) è il deputato all’Assemblea regionale siciliana Carlo Gilistro, il pediatra che l’ha in cura. “Stava cinque, sei ore al giorno col cellulare in mano, saltando da TikTok a Instagram o a un altro dei tanti social frequentatissimi dagli adolescenti”. Ora Maria sta meglio. Le sue mani non sudano più come prima, tachicardia e formicolio sono quasi spariti. Ma le crisi isteriche sono sempre in agguato, specie se si trova in uno dei tanti studi medici che negli ultimi mesi è stata costretta a frequentare. E spesso con scarsissimi risultati. Gilistro ha messo a punto un ddl voto, presentato all’Ars, che punta a delegare al Parlamento nazionale una legge che miri a realizzare una campagna di informazione sui pericoli derivanti dall’uso precoce e smodato di cellulari e tablet. E, soprattutto, a vietarle fino a tre anni, limitandone fortemente l’uso negli anni successivi. E sanzionandone l’uso per fini non didattici nelle scuole. Perché, “se usate male, possono provocare disastri irreparabili nei nostri bambini e nei nostri ragazzi”.

Foto di Ria Sopala da Pixabay

Prevenzione

“Oggi Maria il cellulare lo vede pochissimo – racconta il pediatra-deputato -, non più di un’ora al giorno. Però la strada del recupero totale è ancora lunga. Non vuole persino uscire da casa. Nemmeno il Carnevale, che amava tanto, è riuscita a strapparla dalle quatto mura della sua stanzetta dove si è rifugiata. I contraccolpi dell’abuso del cellulare sono stati troppi”. Di casi come quello di Maria, Gilistro ne ha visti centinaia. “Nell’ultimo decennio sono decuplicati – dice -. Alcuni di questi ragazzi svengono spesso, vomitano di frequente o accusano fortissimi mal di testa. Innescando una serie di esami tanto inutili quanto dannosi. Anche se a volte basta un colpo di tosse particolare per mettere il medico sulla giusta strada, facendogli capire che alla radice dei malesseri non ci sono patologie occulte, ma l’uso sconsiderato delle apparecchiature elettroniche. Che va assolutamente regolamentato, prima che sia troppo tardi“, puntualizza.

Foto di Element5 Digital su Unsplash

Scuola

La scuola, comunque, è uno degli ambienti in cui si manifestano più spesso emozioni come frustrazione, disagio e stress. Ma al tempo stesso è l’ambiente dove meglio si possono riconoscere e prevenire questi problemi. Promuovendo lo sviluppo delle abilità, l’importanza delle competenze trasversali e relazionali. E incoraggiando metodologie collaborative per contrastare il clima ipercompetitivo che spesso si trova nelle istituzioni scolastiche. Durante l’evento gli oltre 25.500 studenti connessi da 231 scuole e cinque cinema hanno risposto in tempo reale al sondaggio sulla competizione e l’omologazione a scuola. I cui risultati evidenziano che il 75% dei ragazzi ha “sempre” o “spesso” episodi di stress causati dalla scuola. Tra gli interventi, le esperte dell’Unicef Maddalena Grechi ed Estella Guerrera hanno approfondito il concetto di stress e i rischi legati all’ipercompetizione e all’omologazione scolastica. Evidenziando l’importanza di creare un ambiente scolastico favorevole al benessere degli studenti attraverso spazi accoglienti, sviluppo personale e relazioni positive. Richiamando l’impegno dell’Unicef nel promuovere il benessere psicosociale degli adolescenti. Hanno partecipato al dibattito, inoltre, i ragazzi e le ragazze dello Yab. L’organo di partecipazione degli adolescenti all’iniziativa europea Garanzia Infanzia per la riduzione della povertà minorile e l’esclusione sociale.

Foto di Andrew Ebrahim su Unsplash

Cambiamenti

I giovani dello Yab hanno portato il loro punto di vista sui cambiamenti necessari per rendere la scuola più inclusiva e meno competitiva. Offrendo spunti preziosi per promuovere un cambiamento positivo all’interno delle istituzioni scolastiche. “L’omologazione sta anche nell’idea che tutti debbano avere le stesse abilità per rispondere alle esigenze scolastiche. Invece siamo tutti diversi. Abbiamo tempi e modi diversi di imparare. I docenti dovrebbero valorizzare le capacità di tutti. Evitando di elogiare solo gli studenti più brillanti Promuovendo invece attività di gruppo e progetti creativi che permettano a ciascuno di emergere ed esprimersi liberamente”, sostiene Diana dello Youth Advisory Board. Presente per l’Unicef al confronto anche Ludovica Bizzaglia. Che ha portato la sua esperienza sull’idea di perfezione e competizione nel mondo dei social e del cinema. Commentando il senso di inadeguatezza che molti portano con sé dal mondo della scuola. E l’esperienza personale di disturbi del comportamento alimentari.

Giacomo Galeazzi

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