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Don Umberto Terenzi, una vita al servizio della Madre di Dio

Il 3 gennaio saranno cinquant’anni dalla morte di Don Umberto Terenzi, la figura di questo sacerdote romano, si lega indissolubilmente con quello della Vergine Maria, conosciuta e venerata con il titolo del “Divino Amore”. Tutta la sua esistenza, infatti è stata al servizio della Madre di Dio, un servizio fatto di generosità, amore verso il prossimo.

Egli era nato a Roma il 30 ottobre del 1900, undicesimo di dodici figli. La devozione verso la Madonna del Divino Amore, l’apprese dalla madre che la pregava sempre, tanto da ottenere una grazia per suo figlio Alfredo, fratello dello stesso don Umberto.

Egli venne ordinato sacerdote il 31 marzo del 1923 e qualche anno dopo diviene vice parroco della chiesa di S. Eusebio, nel 1931 il cardinale vicario Francesco Marchetti Selvaggiani (1871-1951) lo invia al Divino Amore, nell’agro romano, nella zona conosciuta come Castel di Leva e viene nominato in quello stesso anno rettore del santuario.

Quando don Umberto giunse sul posto trovò solo desolazione e abbandono, tanto che pensò di rinunciare all’incarico ricevuto, ma il 14 aprile del 1931, percorrendo la strada del ritorno la sua macchina sbandò rovesciandosi, ma nessuno riportò danni.

Per don Umberto tale fatto sortì l’effetto che capitò all’apostolo Pietro sull’Appia Antica, quando incontrò il Signore, pronunciando il famoso “Quo vadis, Domine?”. Il religioso fece dietro-front e tornò al santuario, ben convinto ormai quello fosse, come in effetti fu, il posto ideale per il suo prezioso apostolato mariano.

Fu lui a risanare il piccolo santuario settecentesco, dove rimase ben 44 anni, e a iniziare coraggiosamente i lavori per renderlo più decoroso ed accogliente.

Diede inizio all’Opera della Madonna del Divino Amore, costituendo prima le suore nel 1942 e poi i sacerdoti nel 1962 entrambe le congregazioni poste sotto il patrocinio della Vergine.

Con l’approvazione di Pio XII (1876-1958) fu lo stesso Don Umberto a promuovere il trasferimento in città della prodigiosa effigie mariana il 24 gennaio del 1944, dapprima  a S. Lorenzo in Lucina, e vista l’affluenza del popolo, il 4 giugno il quadro della Madonna fu portato a S. Ignazio e una settimana dopo lo stesso Pio XII, si recò nella  chiesa  per ringraziare la Madonna del Divino, proclamandola “Salvatrice dell’Urbe” sotto la cui protezione Roma fu salva nel periodo più duro dell’ultima guerra.

Dall’ottobre 1978 il corpo di Don Umberto riposa nella cripta di quell’antico santuario, dove egli ha consumato tutta la sua vita, sempre ricordando a tutti di “conoscere e far conoscere amare e far amare la Madonna”.

Gualtiero Sabatini

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