Chiesa Cattolica

Attacco in chiesa a Istanbul: il cordoglio del Papa

Una preghiera per quanto accaduto in Turchia, a una chiesa cristiana. Papa Francesco, al termine dell’Angelus, rivolge un pensiero a un’altra comunità ferita dalla violenza, in questo caso quella “della chiesa di Santa Maria Draperis a Istanbul”. Nella quale, “durante la Messa”, è stato messo in atto “un attacco armato che ha provocato un morto e diversi feriti“. Una preghiera che si estende ad altri luoghi del mondo, nei quali la sofferenza è all’ordine del giorno. Non solo il Medio Oriente ma anche terre più lontane, come ricordato dallo stesso Francesco: “Ormai da tre anni il pianto del dolore e il rumore delle armi hanno preso il posto del sorriso che caratterizza la popolazione del Myanmar. Mi unisco perciò alla voce di alcuni Vescovi birmani, ‘affinché le armi della distruzione si trasformino in strumenti per crescere in umanità e giustizia’”. La pace, ha detto il Santo Padre, “è un cammino e invito tutte le parti coinvolte a muovere passi di dialogo e a rivestirsi di comprensione”.

L’Angelus del Papa

La preghiera del Papa è perpetua. Tanto quanto lo è la prova affrontata dai cristiani nel contrasto del male. Un passaggio chiave del Vangelo odierno, che mostra “Gesù mentre libera una persona posseduta da uno ‘spirito maligno’, che la straziava e continuava a farla gridare”. Perché, ha avvertito il Pontefice, è “così fa il diavolo: vuole possedere per ‘incatenarci l’anima’… E noi dobbiamo stare attenti alle ‘catene’ che ci soffocano la libertà. Perché il diavolo ti toglie la libertà, sempre. Proviamo allora a dare dei nomi ad alcune di queste catene che possono stringerci il cuore”.

Invocare Gesù

Quelle stesse catene dalle quali Gesù vuole liberarci. Perché egli ha “il potere di cacciare via il diavolo. Gesù libera dal potere del male”. Tuttavia, l’attenzione non deve mai mancare, in ogni momento della nostra vita. Gesù, infatti, “caccia via il diavolo ma non dialoga con lui… E quando è stato tentato nel deserto, le sue risposte erano parole della Bibbia, mai un dialogo. Fratelli e sorelle, con il diavolo non si dialoga… perché se tu ti metti a dialogare con lui, vince lui, sempre”. Nei momenti di oppressione, non si negozia con il diavolo ma si invoca Gesù, proprio laddove “sentiamo che le catene del male e della paura stringono più fortemente. Il Signore, con la forza del suo Spirito, desidera ripetere anche oggi al maligno: ‘Vattene, lascia in pace quel cuore, non dividere il mondo, le famiglie, le comunità'”.

Damiano Mattana

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