Un Dio in carne e ossa

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Nel Natale abbiamo la proclamazione dell’invio di colui che è il Verbo del padre, lui è vita. Tutto questo da Dio stesso viene a noi, come luce che splende dalle tenebre, una luce che, appunto, dà vita. Potremmo pensare in termini piuttosto astratti, come concetti da capire o codici da assimilare; in realtà per capire basta guardare il suo punto nodale nel versetto 14, che di fatto è ciò che celebriamo: “Il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Ecco, non siamo in presenza di un’astrazione, ma di carne viva. Che non è lontana, ma ha posto la sua dimora tra di noi. “Innalzò la sua tenda”, dice alla lettera il testo greco. Quella luce vera che illumina ogni uomo, però, dobbiamo anche pensare ad accoglierla. Essa si percepisce come utile alla nostra esistenza, ma per averne un beneficio dobbiamo incontrare Gesù come persona concreta e capirne la gloria.

La parola “gloria” non vuol dire “splendore” in quanto manifestazione magniloquente ma, dal significato ebraico, vuol significare il peso di una cosa. Tutto ha la propria gloria, bisogna percepirne appunto il valore specifico, autentico. Conoscere la gloria di Dio vuol dire conoscerlo per come è veramente. Quando accade? Nel vangelo di Giovanni ci viene spiegato che è quanto Gesù è sulla croce, e poi nella resurrezione, quando “bisognerà gioire al vederlo”.

Nella festa del Natale scopriamo una cosa: che Dio si è reso visibile, tangibile. Ciò che dice la prima lettera di Giovanni: gli occhi che vedono, le orecchie che sentono, le mani che toccano. Cioè un’esperienza sensibile.
Il Natale annuncia che Dio è “a portata di mano”, che non è vero che sia lontano da noi, che si è fatto carne; e l’esperienza che i cristiani del primo secolo ci hanno donato raccontando di aver incontrato questa gloria, che gli apostoli hanno trasfuso in chi ha iniziato a diffondere la fede e che è giunto fino a noi, è che Dio non è un concetto da capire, ma è un bimbo nato in un luogo umile, è cresciuto, ha vissuto e ha fatto qualcosa con noi. La nostra vita è concretamente il luogo in cui Dio si manifesta, dove è possibile vedere la Sua gloria. La nostra esistenza non è dunque un qualcosa da riscattare dalla propria materialità, ma quest’utlima è stata redenta. Addirittura il nostro copro è diventato il tempio dello Spirito Santo.

Il cristianesimo così non è solo un’assimilazione di valori; quest’ultimi esistono ma derivano da un incontro personale con Dio. Se io vedo la carne di Cristo capisco la mia, se vedo la sua gloria inizio a intendere la mia rilevanza. Se capisco fino a quanto è disposto a mischiarsi con me allora io comprendo chi sono. Attraverso il fatto di vederlo io ricevo dignità, posso vivere la vita da figlio di Dio, accogliere la sua gloria e vivere la sua grazia. Vuoi capire Dio? Questo Natale guardalo.

 

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