ADOZIONI: CALANO DEL 20% NEL MONDO Nonostante i dati siano falsati in quanto l'Italia non ha comunicato le sue statistiche

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L’International Social Service (Iss) – Il Servizio Sociale Internazionale, un’organizzazione con base a Ginevra che si occupa di adozione e di tutela dei bambini fuori dal loro Paese – ha da poco pubblicato le statistiche relative al 2014 sulle adozioni internazionali nel mondo. Unico grande assente proprio l’Italia che non ha comunicato i dati statistici al Bureau dell’Aja – e per questo è stata richiamata – nonostante sia storicamente il secondo Paese al mondo per bambini accolti in adozione.

Benché i risultati siano leggermente sfalsati per la mancanza dei dati italiani, le statistiche dell’Iss rivelano un trend negativo. Le indagini confermano infatti la costante diminuzione del numero delle adozioni – stimata intorno al 20% – rispetto al 2013 e confermano il cambiamento nel profilo dei minori adottati, con un aumento della segnalazione di bambini con bisogni speciali (“special need”). Secondo il report, il 63% dei minori adottati in Francia nel 2014 ha uno “special need”; lo stesso vale per l’Italia.

Cina, Etiopia, Ucraina e Haiti sono stati, nel 2014, i primi Paesi d’origine dei bambini adottati nel mondo. La Russia ha avuto un crollo del 77% e anche in Etiopia segnaliamo un calo superiore al 50% rispetto al 2013. “In quasi tutti questi Paesi stanno cambiando tante cose – ha spiegato Paola Crestani, presidente del Centro italiano aiuti all’infanzia (Ciai) – stanno rivendendo le legislazioni sull’adozione, c’è un miglioramento delle condizioni di vita e stanno implementando in modo più stretto la sussidiarietà, con politiche di promozione dell’adozione nazionale e dell’affido”.

Considerando il calo complessivo di bambini segnalati per l’adozione e di famiglie disponibili ad accoglierli, l’Iss conclude il report avvertendo che ci sono seri rischi di concorrenza tra le organizzazioni che si occupano di adozione e richiamando alla necessità di vigilare perché tutti rispettino gli standard internazionali. “Per tale motivo – ha concluso la Crestani – è essenziale il compito svolto dalla vigilanza dell’autorità centrale di ogni Paese, anche per l’Italia.

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