PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, IN 4 ANNI PERSI IN BUSTA PAGA 390 EURO Il calo degli stipendi ha portato a un risparmio di oltre 8 miliardi e 734 milioni

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Buste paga più legger per gli impiegati statali. Dal 2010, anno in cui è partito il blocco degli stipendi, fino al 2014, ultimo aggiornamento effettuato, gli statali hanno perso circa 390 euro sulla retribuzione lorda a testa. Lo certifica l’Istat in base al calcolo effettuato sulle somme correnti, senza considerare l’erosione dovute all’inflazione. Lo stipendio medio annuo è passato da 34.662 euro a 34.272. Un calo che ha portato a un risparmio per la Pubblica Amministrazione di 8 mld e 734 milioni di euro.

Un calo dovuto, oltre al blocco della contrattazione, anche al tetto del turnover. E, infatti, i posti di lavoro si sono ridotti a 3,3 milioni da 3,5 milioni di cinque anni prima. A riguardo l’Istat specifica che si tratta del numero delle unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (Ula), che misura l’effettivo input di lavoro impiegato nelle attività delle amministrazioni pubbliche. Nel dettaglio, in un lustro sono state perse 176 mila unità lavorative.

Prosegue intanto il braccio di ferro tra governo e sindacati sul rinnovo dei contratti. Come spiegato dal ministro per la Funzione Pubblica, Marianna Madia, i 300 milioni di euro promessi dal premier Renzi saranno destinati ai soli dipendenti degli uffici centrali, compresi forze di polizia e vigili del fuoco, e non a quelli degli uffici periferici. Troppo poco, secondo i sindacati, che hanno già iniziato le operazione per una manifestazione del pubblico impiego. Le organizzazioni sindacali hanno calcolato un aumento medio di circa 10 euro lordi al mese, a fronte della richiesta di un aumento medio di 150 euro in busta paga. Prosegue, in parallelo, anche la riorganizzazione delle Province che dovrebbe portare a 8.000 dipendenti in esubero, la metà dei quali sarà assorbita dai tribunali. Tutti i nomi saranno inoltre inseriti nel portale nazionale della mobilità in attesa di posti disponibili in Comuni, Regioni e Stato, così da poter presentare domanda di mobilità volontaria.

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