Spiritualità

Rita da Cascia: perché è chiamata “Santa degli impossibili”

Santa Rita da Cascia, monaca agostiniana, Roccaporena (Perugia), 1381 ca. – Cascia (Perugia), 22 maggio 1447 ca. Le notizie sui primi anni della vita di Margherita Lotti sono piuttosto nebulose. I suoi genitori si sposano in età matura e solo dopo dodici anni di matrimonio nasce Rita.

Avvenimenti

  • Molto giovane, per rispettare la volontà degli anziani genitori, sposa Paolo di Ferdinando, uomo collerico e violento. Con la sua mitezza e pazienza riesce ad addolcirlo. La sua vita matrimoniale dura diciotto anni. Un giorno peròlo trova ucciso.
  • Ha due figli che, simili al padre, progettanodi vendicare l’omicidio del genitore. Rita, non riuscendo in alcun modo a far loro cambiare idea, prega il Signore che li prenda con sé prima che si macchino di un grave crimine. Il Signore la esaudisce: muoiono entrambi cristianamente (forse di peste) dopo aver rinunciato al proposito di vendetta.
  • Rimasta sola, invece di indurirsi e ripiegarsi su se stessa, sceglie coraggiosamente la via del perdono e della carità cristiana e inizia una vita di grande preghiera e penitenza. Esiste ancora oggi lo sperone “dell’estasi”, una protuberanza di roccia dove Rita passa notti intere nella più alta contemplazione (e dove sarebbero rimaste le impronte delle sue ginocchia e dei suoi gomiti).
  • La leggenda racconta come venga respinta dalle monache agostiniane di Cascia e come infine l’accettino quando Rita viene miracolosamente introdotta nel coro del monastero per intervento dei santi Giovanni Battista, Agostino e Nicola da Tolentino. La realtà è sicuramente un’altra: non la vogliono accettare perché alcune monache di quel convento sono imparentate con le famiglie che si sono opposte al marito di Rita: c’è dunque il pericolo che, senza una preliminare pacificazione tra le parti contrastanti, la discordia possa entrare anche in monastero. I tre santi protettori a cui Rita si rivolge l’aiutano a essere ammessa al monastero non in senso materiale, ma in senso spirituale: l’aiutano infatti a pacificarsi con le fazioni opposte, cosa che le permette di essere finalmente ammessa.
  • Rimane fra le mura del chiostro per più di quarant’anni: per diverso tempo svolge l’incarico di infermiera con carità e disponibilità senza limiti. La clausura del tempo, meno stretta di quella attuale, le permette di uscire dal monastero per assistere poveri e malati.
  • E’ piccola di statura perché la prima bara, dove viene sistemata il giorno della sua morte, è lunga 1 metro e 58 centimetri.
  • Il 19 e 20 maggio del 2000, in occasione dei cento anni della canonizzazione, i suoi resti mortali vengono portati a Roma. Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro, alla presenza di oltre settantamila persone afferma: “Tra noi si trova oggi una pellegrina illustre, che dal cielo si unisce alla nostra preghiera”.

Aneddoti

  • I suoi genitori sono chiamati “Pacieri di Cristo”, perché si adoperano in ogni modo per portare la concordia tra le famiglie di Cascia.
  • Quando è molto piccola viene portata nei campi: uno sciame di api bianche entra ed esce dalla sua bocca. Un contadino, che cerca di scacciarle con una mano, guarisce all’istante da una ferita al polso che si è procurato durante la mietitura.
  • La priora, per saggiare il suo spirito di sottomissione e obbedienza, le ordina di innaffiare tutti i giorni uno sterpo secco. Rita obbedisce e nel tempo lo sterpo (che in realà è una vite) riprende a crescere. Ancora oggi per la devozione popolare una vite che si trova nel cortile dell’antico monastero viene riconosciuta come quella innaffiata dalla Santa.
  • Negli ultimi giorni di vita una bianca luce illumina la sua cella: compaiono la Madonna e Gesù che l’avvisano che nel giro di tre giorni salirà in Paradiso.
  • Mentre Rita sta morendo arriva un vecchio falegname, Ciccio Barbaro che, dopo averle baciato le mani, dice che se nona vesse avuto le dite molto deformate dall’artrosi avrebbe gratutitamente fatto la bara. Al momento della morte di Rita, il buon falegname sente uno strano formicolio alle mani e le ritrova risanate in modo fa poter fare, come aveva promesso una cassa adeguata a contenere quel corpo santo e benedetto.
  • E’ chiamata “santa degli impossibili”: vi si ricorre per risolvere soprattutto problemi familiari.

Morte

Negli ultimi quattro anni è costretta a stare a letto: si ciba talmente poco che le consorelle pensano che sia tenuta in vita dall’Eucarestia quotidiana. Sentendo vicina la morte, chiede alla badessa il permesso di poter ricevere gli ultimi sacramenti; le sue ultime parole alle consorelle che le sono intorno sono: “Restate nella santa dilezione di Gesù. Restate nell’obbedienza alla santa Chiesa romana. Restate nella pace e nella carità fraterna“. Poi, nella visione di Gesù che le viene incontro, muore serenamente. E’ beatificata da Urbano VII nel 1627 e canonizzata da Leone XIII nel 1900.

Tratto dal libro “I santi del giorno ci insegnano a vivere e a morire” di Luigi Luzi

Luigi Luzi

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