Opinione

Il vero significato dell’Adorazione Eucaristica

In tutte le chiese parrocchiali, sia quelle delle grandi città, che quelli dei piccoli paesi, si svolgono, almeno una volta la settimana momenti di Adorazione Eucaristica. Oggi il nostro vivere quotidiano, ci porta ad affrontare, cercando di risolverli, molti problemi e questioni che ci riguardano e toccano da vicino; siamo presi da tante, forse pure troppe attività, che non riusciamo a trovare neanche un minuto per fermarci e guardarci dentro e più precisamente per stabilire un contatto diretto con Gesù.

Ecco allora che soprattutto nell’Adorazione Eucaristica, nella quale il pane consacrato nell’Eucarestia viene esposto ai fedeli, mediante l’uso dell’ostensorio, ognuno può, se vuole, raccogliersi in preghiera o restare in silenzio davanti a quell’Ostia che ci ricorda la presenza di Gesù. Tradizionalmente al termine dell’Adorazione e prima della benedizione eucaristica si eseguono le ultime strofe dell’inno latino “Pange Lingua”.

Subito dopo il celebrante recita le “Lodi Divine”, conosciute come: “Dio sia benedetto…”, che i fedeli ripetono, questa preghiera risale al XVIII secolo, e lodi originariamente sono state scritte in italiano da Luigi Felci nel 1797, successivamente ampliate nel 1801 da Papa Pio VII (1800-1823).

A proposito del valore dell’Ostia, così diceva S. Agostino (354-430): “Nessuno mangi di questa carne senza prima averla adorata”. Quest’antica pratica dell’Adorazione, trae la sua origine nei monasteri e nei conventi di clausura, dove la benedizione con l’Eucarestia era una parte importante della vita comunitaria.

Fu il re di Francia, Luigi VII (1187-1226) a far sì che l’Eucarestia fosse esposta nella cattedrale della Santa Croce ad Orleans, l’11 settembre del 1226, per celebrare la vittoria contro i Catari nelle ultime battaglie che seguirono la crociata albigese, che iniziò nel 1209. Si deve all’intervento del pontefice Onorio III (1150-1227) se il rito riguardante l’Adorazione Eucaristica, si diffuse rapidamente in tutte le chiese.

Pietro Giuliano Eymard (1811-1868) fondatore nel 1857 dei sacerdoti del SS.mo Sacramento, nei suoi scritti ci spiega che: “L’Adorazione Eucaristica, ha per oggetto la Persona Divina di Gesù Cristo, presente nel Santissimo Sacramento. Egli c’è, vivente e vuole che noi gli parliamo; a sua volta Egli parlerà a noi. Tutti possono parlare a Gesù; non è forse là per tutti? Non disse Egli ‘…Venite a Me voi tutti?”.

Riportiamo un episodio narrato da S. Giovanni Maria Vianney (1786-1859) il suo scambio di battute con un contadino analfabeta che regolarmente entrava in chiesa, si sedeva nell’ultimo banco e lì passava un po’ di tempo guardando il tabernacolo. Non sgranava il rosario, ovviamente non leggeva alcun libro devoto, non sembrava nemmeno pregare. E un giorno alla domanda del Curato d’Ars su cosa mai facesse durante quelle visite silenziose, il contadino, distogliendo gli occhi dal tabernacolo, rispose: “Nulla. Io guardo Lui e Lui guarda me”. Forse in questa semplice risposta c’è tutto il vero significato dell’Adorazione Eucaristica.

Gualtiero Sabatini

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