Opinione

Il Paese deve difendere il settore auto

Mercoledi 6 dicembre al Ministero dell’Industria si terrà un importante tavolo sui destini dell’industria dell’auto nel nostro Paese. A fronte del basso livello di produzione di auto nel nostro Paese che nel 2022 ha toccato il punto più basso degli ultimi 50 anni, il Governo con il Ministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso si è posto l’obiettivo di riportare la produzione di auto in Italia a 1.000.000 di unità. Secondo i tecnici del settore un milione di auto prodotte nel nostro Paese oltre a far crescere la nostra economia renderebbe conveniente da parte dei produttori di componenti di mantenere nel nostro Paese la loro azienda. Ritornare a difendere come negli anni settanta e ottanta la industria dell’auto è una cosa importantissima dopo trent’anni di smarrimento pagato con la minore crescita economica e del pil procapite.

L’industria dell’auto, infatti, non è solo stata uno dei maggiori motori dello sviluppo economico e sociale del dopoguerra, è stata anche una dei motori della industrializzazione, della ricerca e della innovazione del nostro Paese. Purtroppo, anche a causa della Scuola che in gran parte contestava le modalità della nostra rinascita economica nel secondo dopoguerra, a un certo punto il Paese ha quasi come rinnegato le scelte politiche e industriali che avevano dato alla Italia uscita dalla seconda guerra mondiale perdente ,semidistrutta e povera, il boom Economico caratterizzato dal maggiore tasso di crescita del PIL a livello mondiale sino ai primi anni 70.

Così nel 1975 il manifesto con cui il PCI vinse le elezioni a Torino era contro le grandi opere (metropolitana, autostrada per Pinerolo, tangenziale etc.) e negli anni 90 l’obiettivo fu quello di togliersi dal giogo della One Company town, puntando tutto sul turismo, sulla cultura e sul loisir senza capire che l’industria paga stipendi più alti e porta con se ricerca e innovazione che non dovevamo assolutamente perdere. Il Paese con la seconda industria d’Europa che non ha mai avuto Ministri dell’Industria importanti salvo Donat-Cattin e Calenda, si era persino dimenticati che l’industria dell’auto veniva chiamata , non a caso, la “fabbrica delle fabbriche” proprio perché generava un grande indotto che doveva costruire le centinaia di componenti di cui è fatta l’automobile. Questo sistema industriale generava tra l’altro una logistica importante che doveva rifornire la catena di montaggio con precisione  e rispetto dei tempi.

Le affermazioni degli amministratori comunali secondo i quali in futuro l’industria non sarebbe stata più così importante per Torino hanno indebolito politicamente la difesa di un patrimonio industriale che invece Germania, Francia e Spagna hanno difeso al massimo. Dai quasi due milioni di auto prodotte in Italia nel 1989, siamo scesi alle 410.000 auto prodotte in Italia lo scorso anno. Un caso di distruzione industriale unico in Europa. Il tutto senza tanti scioperi e senza proteste da parte di chi amministra Torino dal 93 ad oggi.

Il punto più basso giunge a fine 2021 quando nell’ultima Legge Finanziaria di Draghi non c’era una lira per il settore auto. Siccome chi fa politica oltre a denunciare ciò che non va dovrebbe sempre contrapporre una iniziativa positiva, dissi in un manifesto dell’inizio 2022 che il settore auto avrebbe dovuto essere difeso come la TAV. Allo stesso tempo lancia una proposta di rifinanziamento del settore che venne approvatabdai parlamentari di tutti i partiti e anche da Airaudo e che l’on. Molinari trasformò in mozione parlamentare. Quella mozione portò alla nascita del fondo Giorgetti a favore del settore auto di oltre 8 miliardi in 9 anni. Due miliardi di quel fondo sono stati usati come incentivi alla rottamazione e all’acquisto di auto nuove che hanno sostenuto la domanda e la economia in questi  ultimi due anni. I 6,5 miliardi che rimangono costituiscono il tesoretto di cui dispone il Ministro Urso che tra molto scetticismo proprio di quelli che non hanno difeso il settore auto in questi ultimi anni, vuole riportare la produzione di auto nel nostro Paese ad almeno 1 milione di unità. Riportare la produzione di auto a un milione manterrebbe la produzione di componenti (indotto) nel nostro Paese con la ricerca e la occupazione connessa.

L’industria dell’auto è avviata a una trasformazione green, sia essa l’elettrico sia con l’uso dei bioconbustibili, importante ancora nei prossimi decenni. Torino che ha capacità ingegneristiche uniche e un patrimonio di aziende nate attorno al settore auto o mezzi pesanti centenarie , deve avere l’obiettivo sfidante di partecipare a questa trasformazione e quindi deve sostenere con forza la azione del Governo attuale che si è dato questo obiettivo ambizioso. Lo dico anche perché i settori su cui si è puntato in questi anni non hanno dato un pari risultato economico come ci ha detto Banca d’Italia e cioè che dal 2001 al 2019 Torino ha perso ben 18 punti di PIL rispetto alle altre Città italiane più competitive. Ovviamente la difesa del settore auto avrà come secondo round l’appuntamento delle elezioni europee proprio per correggere le recenti contestate decisioni del Parlamento europeo. La maggiore crescita che potranno portare il rilancio del settore auto e la TAV oltre che l’aerospazio sono la migliore risposta ai gravi problemi del lavoro e di degrado delle periferie che non sono figlie di un Dio minore. Ecco perché gli eletti ai vari livelli dovrebbero avere maggiore esperienza e competenza di politica industriale e di politica delle infrastrutture.

Mino Giachino

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