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Ziletti: “L’importanza di assistere e tutelare le persone con fragilità”

In Italia, secondo i dati Istat, il 28,7% delle famiglie, ovvero quasi un terzo del totale, è a rischio di povertà o esclusione sociale. In particolare, in Lombardia sono 820mila le persone in situazioni di povertà assoluta; di queste 132mila sono minori, cioè coloro che pagano il prezzo maggiore in termini di esclusione sociale. Interris.it, in merito alle nuove fragilità sociali emerse nel contesto lombardo, ha intervistato il dott. Gianbattista Ziletti, direttore del Patronato Acli Lombardia.

Operaio al lavoro. Immagine di repertorio. Foto di Henk Mul su Unsplash

L’intervista

Dottor Ziletti, in base ai dati da voi raccolti e alla vostra percezione sul campo, come si sta evolvendo la situazione economica dei cittadini lombardi? In che misura stanno emergendo nuove fragilità sociali?

“Premetto che, già durante il periodo pandemico si sono acuite alcune tendenze le quali, già in precedenza, erano presenti. Il Reddito di Cittadinanza risale al 2019 e, a quel tempo, abbiamo presentato numerose istanze in favore dei cittadini residenti in Lombardia per avere accesso a quella prestazione nell’ordine delle 12 – 13 mila domande per nuclei familiari del territorio regionale. Quella misura, così come l’Assegno di Inclusione, era rivolta alle fasce più deboli e fragili della popolazione dal punto di vista economico e lavorativo ma, non tutte, vengono intercettate. In particolare, attraverso l’Osservatorio della Vulnerabilità e Resilenza da noi promosso, abbiamo misurato una riduzione della capacità reddituale dei cittadini lombardi. Over si basa sui dati raccolti dai nostri Caf sul territorio regionale ed è stata fatta una valutazione di modelli e dichiarativi fiscali in cui, abbiamo potuto constatare un rallentamento del potere di spesa dei cittadini lombardi. Questi ultimi sono stati costretti a tagliare spese necessarie perché, molte volte, quelle legate alla sanità e all’istruzione, vengono ritenute non più accessibili e/o praticabili”.

Recentemente il Reddito di Cittadinanza è stato sostituito da altre misure, quali ad esempio l’Assegno di Inclusione. Che ripercussioni sta avendo questo nuovo orizzonte sui cittadini lombardi?

“L’Assegno di Inclusione, per buona parte, ricalca alcuni dei principi del Reddito di Cittadinanza, ma è però una misura più esclusiva. Mentre il RdC era appannaggio di tutti i nuclei familiari che venivano individuati dalla norma come poveri e fragili, nell’ADI sono stati inseriti alcuni requisiti che vanno a escludere un numero di famiglie che avevano accesso alla misura precedente. Quindi, pur ritenendo alcuni principi buoni, l’ADI è pensato per i nuclei familiari all’interno dei quali ci sono determinate figure, come ad esempio persone ultrasessantenni, soggetti in condizione di svantaggio sociale prese in carico da altri enti, persone con disabilità o minori. In riguardo alle famiglie che non hanno più diritto a questa misura ne è stata pensata un’altra, ovvero il Supporto per la Formazione e il Lavoro che però ha una durata limitata a 12 mesi, un sussidio economico di 350 euro, il quale non viene adeguato alla condizione economica della persona che accede a questo supporto. In realtà quindi, il SFL, ha intercettato meno persone di quelle attese”.

Qual è l’impegno del Patronato Acli sul versante della tutela e del supporto dei cittadini in condizione di fragilità economica in Lombardia?

“Il nostro compito, in ambito lombardo, in tutta l’Italia e in diversi Paesi all’estero, è quello di assistere, informare e tutelare le persone che si rivolgono a noi. In particolare, nell’ambito della fragilità, cerchiamo di attivare tutte le prestazioni necessarie e gli ammortizzatori sociali, come ad esempio l’Assegno di Inclusione ma anche la Naspi e le indennità di disoccupazione variamente dette. Inoltre, al livello lombardo, stiamo cercando di ampliare questa tutela attraverso una partnership con Enaip che, attraverso il programma ‘Gol’, consente di attivare dei percorsi di formazione e riqualificazione dei lavoratori in difficoltà, i quali magari sono stati espulsi dal mondo del lavoro e devono formarsi. Stiamo inoltre operando per stringere un altro importante sinergie con delle agenzie del lavoro, in particolare con ‘Umana’, al fine di avere un contatto immediato con chi si occupa delle politiche attive e cerca di reimmettere nel mondo del lavoro coloro che sono occupabili o hanno delle competenze da implementare ma hanno una buona base. Così facendo, indirizziamo le persone che si rivolgono a noi in momenti di fragilità economica e lavorativa, per dare loro tutto il supporto necessario e attuare pienamente i principi della Costituzione in quanto, l’Italia, è una Repubblica fondata sul lavoro. Noi siamo un ente di tutela, ma anche di orientamento e indirizzamento verso soluzioni che vogliono risolvere le fragilità”.

Christian Cabello

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