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SpaH, l’esperienza inclusiva che abbatte i confini

L’inclusione delle persone con disabilità passa, anche e soprattutto, attraverso la creazione di contesti di benessere e di relazione per prevenire o contrastare l’isolamento, l’emarginazione e l’aggravamento delle condizioni di fragilità relazionale e sociale, attraverso attività ed iniziative di animazione e socioculturali. Il fine di ciò è sia il miglioramento della qualità della vita nella quotidianità sia l’integrazione sociale di ognuno in ossequio a quanto sancito dalla Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità.

L’esperienza di “SpaH”

In provincia di Sondrio, precisamente ad Albosaggia, grazie all’operato di Fondazione Albosaggia, è sorto “SpaH Benessere in Comunità”, che si propone di attuare i cosiddetti “Durante Noi” e “Dopo di Noi” per persone con disabilità attività strutturate, svolte in gruppo, dove al centro è posta la valorizzazione delle abilità affinché gli stessi possano essere visibili ed anche utili a tutta la popolazione. Interris.it, in merito a questa esperienza di inclusione, ha intervistato la professoressa Ornella Forza, presidente di “Fondazione Albosaggia” dal 2018 e la dott.ssa Ornella Mozzi, coordinatrice del servizio di SpaH.

L’intervista

Come nasce e che obiettivi ha “SpaH”?

“Il servizio “SpaH” è nato nell’anno 2014, quando Fondazione Albosaggia ha deciso di prendersi carico dei bisogni impellenti di alcune famiglie che erano alla ricerca, per i propri figli con disabilità, di un servizio che non fosse di pura assistenza, ma che promuovesse i processi funzionali di crescita e di inclusione sociale per la costruzione di un futuro possibile, sia per dei percorsi di autonomia abitativa che permettessero però di mantenere anche un legame emotivo, nel rispetto dei reciproci cicli di vita e delle esigenze individuali. “SpaH”, in particolare, è nato come servizio sperimentale e innovativo, lo è rimasto ed è unico nel suo genere in provincia di Sondrio, ma anche in Regione Lombardia. Uno dei suoi obiettivi è proprio quello di mantenere sempre al centro degli sforzi e dell’attenzione la persona che ha una disabilità ma che non è disabilità. “SpaH” è continuamente cresciuto insieme all’utenza e alle famiglie, infatti le necessità crescono e mutano, per questo bisogna sempre ricercare nuove soluzioni e direzioni di sviluppo delle autonomie e dei processi di inclusione, con anche lo scopo di guidare la società stessa a comprendere e prepararsi ai cambiamenti a cui noi, in qualità di fondazione e SpaH, puntiamo. Si tratta di vedere orizzonti dove spesso si vedono solo confini.”

Quali sono le attività che svolgete nei confronti delle persone con disabilità che si rivolgono al vostro servizio e per le famiglie?

“Abbiamo svariate attività che puntano all’autonomia dei ragazzi. Non ad una omogenea ma svariata a seconda del tipo di disabilità, delle potenzialità e del carattere di ognuno. Ci sono attività che spaziano dall’autonomia rispetto al cucinare, occuparsi della propria igiene e gestire le emozioni, fino ad arrivare ad azioni che sembrano ludiche ma, in realtà, puntano sempre ad uno sviluppo e ad un potenziamento dell’autonomia, come ad esempio la piscina, nella quale si sviluppa una confidenza con l’acqua, ma si ha anche l’occasione di vedere i ragazzi durante la preparazione della propria borsa, nella cura dell’igiene personale e via dicendo. Ci sono altre attività, come ad esempio la batteria che, in realtà, è una ricerca di gestione del gruppo e dell’ascolto, incentrato su un controllo di sé stessi. Quindi, le nostre attività, vanno dal laboratorio di emozioni a quello di informatica, all’orientamento sulla città  di Sondrio per poter gestire i propri acquisti in autonomia nonché conoscere il luogo e attività più sportive come il judo, la piscina e lo yoga, fino ad arrivare all’attività di formazione e preparazione al lavoro, svolta in collaborazione con Albergo Etico, nella quale si cercano di trovare con i ragazzi tutti i prerequisiti per accedere al mondo del lavoro attraverso un’attività di riflessione e di apprendimento rispetto a quelle che sono le proprie potenzialità e capacità, in rapporto ai requisiti che richiede il mondo del lavoro. Oltre a ciò, abbiamo anche un’orto, molto utile per la gestione della fatica, in quanto fa capire loro che, il lavoro, non è solamente piacere ma anche fatica. Inoltre, lo stesso, con la trasformazione e la creazione dei prodotti, dà anche degli introiti a SpaH che poi servono poi per pagare le attività svolte dai ragazzi. In riguardo al futuro ci prospettiamo di riuscire a creare per loro delle occasioni lavorative, come quella che si è avuta con un ristorante della zona, nel quale si sono messi in gioco in una realtà lavorativa e si sono sperimentati. Ci piacerebbe trovare altre occasioni di questo tipo, nel settore della ristorazione e non solo, dove ci si possa mettere alla prova in un lavoro e avere occasione di farci conoscere, socializzare ed entrare nella società come attori e non come soggetti passivi. In altre parole, farci conoscere, entrare nelle comunità, per diventare visibili e non invisibili”.

Quali sono i vostri desideri per il futuro in materia di inclusione delle persone con disabilità? In che modo, chi lo desidera, può aiutare la vostra azione?

“Il futuro per noi e rappresentato dal progetto della “Casa di SpaH”. Il progetto è stato finanziato in parte da Fondazione Cariplo e, la restante parte, verrà messa dal comune di Albosaggia che, a sua volta, li ha avuti per il progetto presentato in Provincia. In questa progettualità, i valori dell’abitare e del socializzare, trovano una piena realizzazione e comunione. La struttura è decisamente all’avanguardia, verranno realizzati sia degli spazi dedicati all’autonomia abitativa per le persone con disabilità, ma anche e soprattutto, spazi dedicati ad attività di socializzazione e partecipazione che possano davvero contribuire alla realizzazione di una piena vita adulta, fatta di autonomie e socialità, che rappresentano gli obiettivi a cui mirano tutte le attività precedentemente descritte. In particolare, la “Casa di SpaH”, ha la finalità di essere una vera e propria casa, con tutti i significati che questa parola porta con sé. Quindi, è una risposta innovativa e sperimentale, a quella che oggi è l’unica disponibile per queste persone. Infatti, finora, dopo l’uscita dalla scuola e dalla casa dei genitori, il passo obbligato è sempre stato l’istituzionalizzazione, cioè il collocamento delle persone con disabilità in strutture residenziali, come le Rsd. Noi vogliamo uscire da questa logica e garantire una vita il più possibile integrata nella società e rispettosa della dignità della persona. Un luogo che, ciascuno di coloro che frequenterà il nostro servizio, possa chiamare e identificare a tutti gli effetti come la propria casa. Chi desidera aiutarci può dare il 5×1000 alla nostra realtà oppure attraverso donazioni varie. Oltre al supporto economico, per noi, è importante anche un aiuto dal punto di vista della conoscenza del servizio, quindi farsi promotori delle nostre idee e del nostro progetto è fondamentale, quindi auspichiamo che, attraverso varie collaborazioni con le realtà del territorio, abbiamo modo di svolgere attività utili per i ragazzi e per il territorio, ma anche di farci conoscere e quindi spronare altre realtà a stipulare accordi o collaborazioni con noi per diffondere a macchia d’olio la nostra idea di inclusione sociale e far sì che non resti isolata alla sensibilità di pochi. Crediamo molto nel lavoro di squadra e di rete al fine di cogliere le opportunità migliori per far crescere il nostro servizio e quindi aprirci, imparare e crescere”.

Christian Cabello

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