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La violenza sconvolge la Nigeria. Allarme per il gigante malato dell’Africa che soffre

La Nigeria registra un progressivo aumento di violenze jihadiste e comunitarie nel nord-est. Di attacchi separatisti nel sud-est. E di sequestri a scopo di estorsione soprattutto nel nord-ovest. Un’insicurezza diffusa a cui si aggiungono dati economici preoccupanti. La disoccupazione ha ormai raggiunto il 33%. Secondo la Banca mondiale. Quattro nigeriani su dieci vivono al di sotto della soglia di povertà. E non hanno accesso a energia elettrica, acqua potabile e servizi igienici. La crisi del contante è esplosa. Prima la decisione della Banca centrale di cambiare le banconote. Poi la conseguente carenza di valuta in un Paese dall’economia prevalentemente informale. Ciò ha inoltre provocato di recente violente proteste nelle maggiori città. A rischio la tenuta democratica e lo sviluppo del gigante d’Africa. Per la Nigeria si prevede il raddoppio a circa 400 milioni di abitanti nei prossimi 25 anni. Un dato che ne farà il terzo Paese più popoloso del mondo dopo India e Cina. Gli sviluppi della situazione nigeriana sono importanti per tutta l’Africa. Specie dopo la rinnovata stagione dei golpe nella regione sub-sahariana. Oggetto di sempre maggiore interesse della Russia e della Cina.

Sos Nigeria

A lanciare l’allarme Nigeria è Aiuto alla Chiesa che Soffre. La fondazione pontificia diretta da Alessandro Monteduro rilancia l’appello dei vescovi nigeriani per “una Nigeria migliore”. Il documento dell’episcopato enumera molte delle sfide che la nazione deve affrontare. Tra cui “gli insorti di Boko Haram, la milizia dei pastori, i banditi e i cosiddetti ‘uomini armati sconosciuti‘ che hanno continuato a scatenare il terrore in diverse parti del Paese”. Spiegano i presuli della più popolosa nazione africana (190 milioni di persone): “Alcune comunità sono state saccheggiate e i loro abitanti sfollati a causa delle attività di alcuni criminali. Centinaia di vite sono state perse in circostanze brutali e molte più persone sono state mutilate. Alcuni nostri sacerdoti sono stati vittime di rapimenti e uccisioni. I sequestri a scopo di riscatto sono in aumento. Quindi nessun posto sembra sicuro. Le autostrade, le case e persino i luoghi di culto non vengono risparmiati”.

Chiesa in sofferenza

Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) dedica la campagna di Quaresima di quest’anno alle sofferenze dei cristiani in Nigeria. Insieme ai vescovi le cui diocesi sono maggiormente colpite dalle violenze, ACS ha creato un programma per rafforzare la Chiesa in Nigeria. Impegnando cinque milioni di euro. L’iniziativa comprende cinque dimensioni specifiche. Mantenere i nostri partner dei progetti al sicuro. Edificare la pace attraverso il dialogo interreligioso e la formazione. Prendersi cura delle vittime di violenza. Rafforzare la Chiesa nel suo raggio d’azione. Sostenere la preghiera per la pace, la guarigione e il perdono. Prima delle elezioni dello scorso weekend i nigeriani hanno fatto la fila nelle banche  per il timore di una carenza di denaro. La situazione è critica soprattutto nel nord. Qui nell’ultimo anno sono morte migliaia di persone a causa della violenza legata agli estremisti islamici e al banditismo. In crescita anche la violenza nel sud-est, dove sono attivi i separatisti. Un candidato al Senato per il Partito Laburista è stato ucciso da un commendo di terroristi. Ultimo di una lunga serie di omicidi a sfondo politico.

Escalation

Arginare la violenza in Nigeria è la difficile sfida che deve affrontare una nazione in vorticosa crescita demografica. Non passa settimana, non passa giorno, senza che vi siano attacchi, azioni di gruppi criminali, jihadisti o separatisti che tentano di piegare e gettare nel caos il gigante dell’Africa occidentale, uno dei paesi più dinamici del continente. L’ex generale golpista Muhammadu Buhari, eletto democraticamente nel 2015 e nel 2019 per porre fine all’insicurezza, non si è ripresentato alle presidenziali. Dopo due mandati segnati da un aumento della violenza. In particolare nella sua regione natale, il nord-ovest. “I politici ci hanno abbandonato al nostro destino”, accusa Dahiru Yusuf, che vive a Birnin Gwari, un distretto dello Stato di Kaduna. Dove gruppi criminali chiamati “banditi” stanno aumentando gli attacchi ai villaggi. Qui si praticano i rapimenti di massa a scopo di riscatto. “Non sono riusciti a proteggerci dai criminali che ci terrorizzano”, lamenta Yusuf. Nel nord del paese la situazione è terribile. L’esercito regolare è riuscito a riconquistare alcuni territori in mano ai jihadisti di Boko Haram e dello Stato islamico (Iswap). Ma è tutt’altro che finito il conflitto che dura da 13 anni. E che ha provocato più di 40 mila morti e 2 milioni di sfollati.

Giacomo Galeazzi

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