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Il “volo sul mondo” del medico eroe Carlo Urbani

Il libro “In volo sul mondo che amo” racconta l’impegno fino al martirio del medico Carlo Urbani, morto il 29 marzo 2003 dopo aver dedicato la vita a curare i più bisognosi. Il suo impegno lo porta in Cambogia, nel Laos, e quindi in Vietnam. Nelle ultime settimane di vita si dedica con coraggio alla cura e alle ricerche sulla Sars, la terribile malattia respiratoria che minaccia il mondo intero. E’ perfettamente conscio dei rischi che corre, tuttavia, parlandone con la moglie Giuliana, osserva: “Non dobbiamo essere egoisti, io devo pensare agli altri”. All’inizio di marzo si reca a Bangkok per un convegno, nulla lascia intuire che abbia contratto il contagio. Dopo l’arrivo i sintomi si manifestano con forza e Carlo Urbani, tra i primi a occuparsi della malattia, capisce benissimo la propria situazione. Ricoverato in ospedale a Bangkok avverte la moglie di far tornare in Italia i figli, che vengono subito fatti partire. L’amore per il prossimo che lo ha accompagnato tutta la vita, lo fa rinunciare anche all’ultimo abbraccio per evitare ogni possibilità di contagio. La moglie gli resta vicina, ma nessun incontro diretto è più possibile. Carlo Urbani nasce a Castelplanio, in provincia di Ancona, il 19 Ottobre 1956.

Foto: Centro di Spiritualità sul Monte

Vocazione da medico

Già da giovane Carlo Urbani si dedica ai più bisognosi ed è una presenza costante nell’ambito parrocchiale. Collabora a raccogliere le medicine per Mani Tese, promuove un Gruppo di solidarietà che organizza vacanze per i disabili, entra a fare parte del Consiglio pastorale parrocchiale. Suona inoltre l’organo e anima i canti. Il suo grande amore non è solo per il prossimo, ma anche per la bellezza, per la musica e per l’arte. È difficile parlare del medico eroe Carlo Urbani. quando è già stato detto e scritto molto, quando egli è stato raccontato dai suoi familiari ed amici, da chi l’ha conosciuto nelle situazioni “ufficiali” e da chi ha condiviso la quotidianità. Suor Anna Maria Vissani e don Mariano Piccotti  hanno attinto vari scritti inediti, e non solo. E così raccontano l’interiorità di Carlo; raccontano il bambino, l’uomo, lo sposo, il padre, il medico, il volontario, l’amico, il cristiano, spesso inoltrandosi e avviando i lettori ben oltre l’immediato, l’evidente. Lo fanno ricordando i colloqui, aprendo album e pagine del suo diario, ed offrono ai lettori la possibilità di comprendere altre numerose sfaccettature della ricca personalità di Carlo. Alessandra Cervellati, grafologa, forte del suo sapere, ha poi consentito a Carlo Urbani di “parlare” metaforicamente, proprio attraverso l’analisi della sua scrittura e ne mostrerà l’evoluzione, dalla fanciullezza alla scomparsa. Dal 1963 al 2003.

Foto di valelopardo da Pixabay

Da bambino a medico

Il gesto grafico, infatti, è testimonianza ampia e profonda della personalità, espressione autentica e identificativa dell’unicità dello scrivente. L’analisi della grafia di Carlo Urbani può aiutare a comprenderne l’unicità e l’intimità, ben oltre le apparenze, le parole, i ruoli e le maschere. Nell’esame di una consistente campionatura di scritture – per numero, estensione temporale e varietà dei saggi – lungo i trentotto dei quarantasei anni di vita, il lettore viene accompagnato nel cammino di crescita e nei mutamenti di Carlo Urbani. Ma quale dovrebbe essere, per una persona, un buon percorso evolutivo? Quale una buona strada da percorrere? Il cammino comincia con l’infanzia, con l’essere un bambino curioso che esplora, che vuole conoscere, fare esperienza, intessere relazioni e crescere proteso nello sforzo dell’autorealizzazione sia negli affetti come nel lavoro, in qualità di uomo, sposo e genitore… per poi scoprire l’importanza e la necessità di ritrovare “il bambino” che si è in ogni età, quel bambino che incarna la semplicità, l’essenzialità, la gioia, l’autenticità. Nel seguirlo, ciascuno rivive e fa suo il monito a cercare l’unica strada, perché “chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4).

Foto di Mufid Majnun su Unsplash

Bene comune

Spiegano suor Anna Maria Vissani e don Mariano Piccotti: “Sta tutto qui il segreto capace di rendere ogni vita gioiosa e bella. Nella purezza dello sguardo che coglie la verità al di là delle apparenze, che riconosce Cristo nel volto dei fratelli, che sceglie l’essenziale e la sincerità verso se stessi e verso gli altri, accettando i propri limiti e valorizzando i propri punti di forza, fino a farne dono agli altri per il bene comune. Ed intanto si ritrova la via del Cielo, svelata nel sorriso senza tempo del proprio bambino interiore, spontaneo, semplice, sincero, curioso e fiducioso. Tutto questo è Carlo Urbani, ed il testo che ne ricostruisce la memoria vuol farlo rivivere in quanti lo amano, vuole regalarne la vicenda a chi non lo conobbe”. Si può essere educatori perché responsabili di un gruppo in un’associazione, e Carlo Urbani lo è stato. Si può e si deve essere educatori come genitori, e Carlo lo è stato con la sua famiglia. “Ma c’è un Carlo Urbani, educatore con il suo stile di vita e le sue scelte portate avanti con passione. Se oggi l’educare è un’emergenza e una sfida, Carlo si pone come una bella proposta di vita buona e uno stile di educatore”, evidenziano gli autori dell’intenso libro su Carlo Urbani.

Foto di Rod Long su Unsplash

Educare al Vangelo

“Il processo educativo è efficace quando due persone si incontrano e si coinvolgono profondamente, quando il rapporto è instaurato e mantenuto in un clima di gratuità oltre la logica della funzionalità. Rifuggendo dall’autoritarismo che soffoca la libertà e dal permissivismo che rende insignificante la relazione. È importante sottolineare che ogni itinerario educativo richiede che sia sempre condivisa la meta verso cui procedere”. È un’affermazione dei vescovi nel programma decennale “Educare alla vita buona del Vangelo”. Se condividiamo che educare è un lavoro complesso e delicato. Il quale non può essere improvvisato o affidato solo alla buona volontà, che il senso di responsabilità si esplica nella serietà con cui si svolge il proprio servizio, che la coscienza si forma e si allena ad affrontare le prove della vita, che il carattere si irrobustisce solo attraverso regole di comportamento fatte valere giorno dopo giorno nelle piccole cose, allora capiamo l’autorevolezza dell’espressione che Carlo Urbani ha usato all’avvicinarsi del pericolo: “Non dobbiamo essere egoisti, io devo pensare agli altri”.

Foto di Drew Hays su Unsplash

Rendersi utile

La passione di essere “utile” agli altri, al mondo, la gioia di comunicare, raccontando, e prima ancora, la capacità di tenere a mente e in cuore episodi, volti e parole, esistenze e percorsi, per scuotere le nostre coscienze, lo ha caratterizzato come educatore naturale e spontaneo. Sognava di cambiare le cose e lo ha fatto coinvolgendo tutti.”Dalle pagine di questo libro emerge, attraverso chi lo ha conosciuto, e attraverso la scrittura, il suo profilo profondo di uomo appassionato della promozione di ogni persona – sottolineano gli autori-. Educare non è indottrinare, né semplicemente insegnare o formare. È molto di più. Penso ad alcuni grandi della cultura scientifica che debbono sempre comunicare solo con i propri termini esclusivi e, quindi, porsi sempre in posizione dominante. E penso invece ai grandi educatori come don Bosco che fa dell’amore l’anima di ogni relazione. E che sa percorrere le strade della ragione e dell’amorevolezza (mente e cuore), e cercare nell’altro confidenza e spontanea collaborazione.

foto Daniele Buffa/Image

Servizio

“La sorpresa alla sua morte è stata quella di averlo saputo presente in tanti luoghi e fra tante realtà, a costruire solidarietà, preghiera, servizio- sostengono suor Anna Maria Vissani e padre Mariano Piccotti-. Era sempre in campo. Nella scuola, nella parrocchia da educatore, organista, animatore. Nella vita sociale con il gruppo di solidarietà; nella vita politica; nell’apertura internazionale con i missionari saveriani. Poi nella vita professionale dove si è lanciato correndo sempre rischi, fino all’ultimo, per lui mortale. L’elenco delle collaborazioni di Carlo è lungo. Dal consultorio familiare, ai corsi di educazione sessuale, dalla sua presenza in paese e in diocesi come medico di base attento anche alla condizione degli anziani, alla collaborazione con riviste missionarie come Missioni Consolata, per la sua parte scientifica. Era dentro le cose con i valori più buoni che stava maturando”.

Giacomo Galeazzi

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