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Dall’io al noi: è la fiducia la base della Dottrina Sociale. La “passione dell’incontro”

La società si basa sull’incontro. Il senso della dodicesima edizione del Festival della Dottrina Sociale è racchiuso nel titolo. “Costruire la fiducia. La passione dell’incontro”. A organizzare il meeting è stata la Fondazione Segni Nuovi e incentrata sul tema della fiducia reciproca. La necessità di coltivare le relazioni tra le comunità e costruire fiducia anche nelle istituzioni sono stati al centro del confronto tra il vescovo di Verona, Domenico Pompili e Mauro Magatti, sociologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono cinque i pilastri su cui si fonda la la Dottrina Sociale della Chiesa. Ossia il bene comune. Lo sviluppo. La solidarietà. La sussidiarietà. La destinazione universale dei beni. La Rivelazione e il diritto naturale sono le due fonti principali. Da cui scaturiscono gli elementi basilari della Dottrina Sociale della Chiesa. E cioè il primato della persona. Il carattere sacro della vita. La subordinazione dell’azione politica ed economica alle esigenze della morale. C’è bisogno, quindi, di uno scatto. Passare “dall’Io al Noi”. Dall’individuo alla comunità. Facendo spazio alle istanze degli altri. Questo il messaggio del Festival di Verona.

La via del dialogo

A Verona il cardinale maltese Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, ha partecipato all’evento del quale i media vaticani sono partner. E ha esortato ad un “cammino di incontro e fiducia sempre vigilante e mai indifferente”. Un invito a saper leggere con lo Spirito il tempo presente. “Da sempre la fiducia è il sale della società- sottolinea monsignor Pompili-. In una società tendenzialmente frammentata come la nostra porre al centro dell’attenzione la fiducia richiede consapevolezza. Ossia diventa necessario promuovere una cultura che sia volta al dialogo e al confronto. In questo modo, infatti, si ha la possibilità di mettere a vantaggio di tutti le opportunità di ciascuno di noi”. Osserva il professor Magatti: “L’incontro con l’altro e tra i popoli, in questo momento storico, è tutt’altro che scontato. Ciò richiede passione e fatica. Oltre alla capacità di costruire le condizioni favorevoli per sviluppare fiducia verso il prossimo. Il dialogo è l’unica via ragionevole di futuro“.

Mons. Pompili ad Amatrice per il quinto anniversario del sisma del 2016 (Fonte: Sir)

Società dell’incontro

Sono stati oltre 70 gli incontri che hanno animato questa nuova edizione. Con una serata speciale dedicata al Premio Imprenditori per il bene comune. E numerosi tavoli di approfondimento di . A fare da cornice al palinsesto la mostra “Francescana Economia Fraterna”. Alberto Stizzoli presiede la Fondazione Segni Nuovi.  “Il grande successo di questa edizione ci conferma che è stato colto appieno il senso dell’evento- evidenzia Stizzoli-. L’obiettivo del Festival di quest’anno è stato quello di puntare sul tema della fiducia reciproca“. La rassegna ha visto un susseguirsi di dialoghi. Si tratta di “contribuiti di altissimo livello. Trasversali rispetto alle tematiche più vicine alla realtà del dibattito economico e sociale attuale”, aggiunge il presidente della Fondazione Segni Nuovi. A concludere il Festival è stata la celebrazione della Santa Messa al Duomo di Verona. Officiata dal cardinale Mario Grech. Segretario generale del Sinodo. “E’ molto evocativa l’immagine che accompagna il progetto di questo Festival- puntualizza-. Un albero che affonda le radici nel bene comune. E tre tronchi verdi che si uniscono in una perfetta sintesi di reciprocità. Guardando il ricco fogliame sembra quasi che questo richiami due vignette di un fumetto. Mi piace pensare che queste contengono le parole d’amore dell’umanità. Alimentate da quel cerchio che diventa linfa di tutto l’ecosistema”.

Impegno quotidiano

Il Vangelo, per il cardinale Grech, suggerisce anche una riflessione “sull’estraneità dell’individualismo. Seppure vicini nell’impegno quotidiano, siamo estranei l’uno all’altro; fatichiamo a manifestare il dono della vita che abbiamo ricevuto”. E questo chiama in causa “la nostra capacità di guardare dentro, di scorgere i tratti distintivi del Signore che viene nelle sorelle e nei fratelli che incrociamo quotidianamente”. La vigilanza richiesta per salvarsi dal Diluvio e con la quale Mosè garantisce “un futuro all’umanità”, è anche “la dinamica del cammino sinodale della Chiesa”. Precisa il porporato: “E’ ciò che il Papa ci invita a fare. Cogliere e saper leggere con lo sguardo dello Spirito il tempo presente. Un impegno che chiede la nostra vigilanza continua e permanente”. Il segretario generale del Sinodo dei vescovi richiama il messaggio inviato da Papa Francesco all’avvio dei lavori di Verona. Rilanciando l’appello ad “essere artigiani di fiducia”. E ad una progettualità nelle iniziative, per una costruzione che solo così “potrà reggere ai marosi della storia”.

 

Giacomo Galeazzi

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