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Haiti, gli effetti della crisi politica sulla popolazione fragile

Haiti è uno Stato abitato da undici milioni di persone caratterizzato da profonde disuguaglianze sociali ed economiche, particolarmente acute nelle aree rurali e nelle periferie metropolitane. Secondo gli ultimi dati diffusi, il Paese caraibico, è il più povero del continente americano, con oltre metà della popolazione che è costretta a vivere con meno di un dollaro al giorno. Inoltre, dopo il susseguirsi di diverse calamità naturali e instabilità politica, il contesto sociale ed economico odierno è ulteriormente peggiorato, spingendo molte persone sotto la soglia di povertà. Interris.it, in merito all’attuale situazione ad Haiti, ha intervistato don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana.

Foto: © VaticanMedia

L’intervista

Don Marco, qual è l’attuale situazione umanitaria ad Haiti?

“La situazione umanitaria ad Haiti è difficile, come ci ha ricordato il Santo Padre in più occasioni. L’attuale frangente è segnato dal grave tifone che ha complicato la vita a tutti ma, ad oggi, si è ulteriormente complicata a causa della situazione politica abbastanza confusa. Non c’è più un presidente, molte bande si stanno spartendo il territorio e, in questo momento, anche gli aiuti alimentari non riescono ad arrivare e, di conseguenza, soprattutto per i più poveri ed i più piccoli è molto difficile trovare il cibo necessario per sopravvivere. L’agricoltura e l’allevamento non sono molto diffusi e, non tutti, riescono a permettersi i pochi prodotti alimentari rimasti sugli scaffali. La drammaticità attuale è dovuta al peggioramento della condizione politica e civile, la quale provoca molte ripercussioni, soprattutto nei confronti dei più poveri”.

Come si sta connotando l’opera umanitaria di Caritas a sostegno della popolazione locale?

“Noi, come già fatto in questi anni, abbiamo contatti con alcune Congregazioni e stiamo inviando loro del denaro affinché possano acquistare beni alimentari e prodotti sanitari da distribuire alla popolazione. Ad oggi però, anche loro, fanno fatica a reperire tali beni. Vista la difficile situazione, siamo stati costretti a far rientrare i nostri operatori da Haiti e stiamo cercando di capire, insieme a loro, come poter aiutare nella maniera migliore. Da una parte, agiamo con un supporto continuo attraverso le Diocesi e le Congregazioni per coadiuvare le fasce più deboli della popolazione e, dall’altra, proviamo a creare delle opere segno, con l’intento di favorire la volontà di rinascita delle persone. Ciò viene svolto attraverso dei progetti di sviluppo legati all’agricoltura e all’allevamento, che creano un minimo di economia e permettono a dei villaggi interi di potersi sostenere. In questo momento però, è molto difficile esserci e bisogna operare con molta attenzione per non mettere in pericolo la vita di chi, dall’altra parte, sta cercando di essere vicino alle persone in difficoltà”.

Quali sono i vostri auspici per il futuro di Haiti? In che modo, chi lo desidera, può aiutare la vostra azione?

“Vorremmo quanto prima rientrare ad Haiti con i nostri operatori, in sinergia con tutto il mondo ecclesiale e con la Chiesa, attraverso la rete di Caritas Internazionalis per sostenere la popolazione ed essere vicini a chi soffre. Vorremmo avere maggiori certezze per far arrivare più risorse in loco senza mettere in pericolo la vita degli operatori e dei religiosi che si trovano li. Tutti possiamo contribuire, innanzitutto attraverso la preghiera. Dove non riusciamo a fare noi, lo Spirito Santo ci aiuta e ci prepara la via. Coloro che vogliono aiutare l’opera di Caritas italiana in favore della popolazione haitiana pussono visitare il nostro sito, facendo un’offerta con la causale ‘Haiti’. Renderemo conto di quanto abbiamo già fatto e di quanto andremo a fare. Noi di Caritas vorremmo tornare lì e provare a fare la nostra parte ma, in questo momento, a causa della complicata situazione politica di Haiti, non è facile”,

Christian Cabello

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