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Case green, ecco cosa l’Europa chiede all’Italia

Edilizia “green”. Nel 2023 gli investimenti in costruzioni ammontano, in Italia, a poco meno di 221 miliardi di euro (dati Istat) con un aumento del +5% in termini reali. L’aumento in valore è invece del +9,7%, e concerne sia le abitazioni (+5,2%) con un dinamismo lievemente maggiore per il nuovo (+5,9%) che per la manutenzione (+5%), sia il non residenziale (+15,2%) sia privato (+9,7%) che soprattutto pubblico (+23,3%). Nel 2024 la manutenzione straordinaria, che nell’ultimo triennio ha rappresentato il 40% del mercato, secondo l’Ance subirà una flessione del 27%. Se il Pnrr continuerà a sostenere le opere pubbliche, con una crescita del 20%, il calo colpirà anche la nuova edilizia abitativa (-4,7%). La direttiva europea “Case Green” prevede che entro pochi anni in Italia vengano riqualificati oltre 500 mila edifici pubblici e circa 5 milioni di edifici privati con le prestazioni ecologicamente più scadenti. “Il costo stimato per migliorarli di due classi energetiche è di circa 320 miliardi. Ma ad oggi né l’Europa né lo Stato italiano hanno messo a disposizione risorse, incentivi o bond”, afferma il presidente dell‘Unione piccoli proprietari immobiliari Fabio Pucci. A Genova si è svolta la convention nazionale per il 50° anniversario dell’Uppi. “Il rischio è che la direttiva ‘Case Green’ spacchi in due il mercato immobiliare- aggiunge Pucci-. Da una lato quello dei ricchi con case sempre più di valore. Dall’altro quello dei poveri con case sempre più deprezzate”. Secondo il presidente nazionale dell’Uppi è necessario convocare gli “Stati generali della proprietà immobiliare in Italia”. Così da indicare alle istituzioni una rotta da seguire.
Foto di Markus Spiske su Unsplash

Misure green

“Senza un intervento da parte dell’Europa e dell’Italia un milione e 200 mila condomini saranno a rischio speculazione in Italia – sostiene Fabio Pucci -. Ci sono residenti che non riescono a pagare nemmeno le spese di condominio. Figuriamoci se saranno in grado di sostenere spese di 40-80mila euro per l’efficientamento energetico. I loro appartamenti si deprezzeranno diventando a rischio speculazione. Ecco perché occorre pensare a modalità di intervento che possano garantire il raggiungimento degli obiettivi imposti dall’Europa”. Prosegue il presidente nazionale dell’Uppi: “Noi abbiamo un patrimonio immobiliare di circa 6 mila miliardi. Lo stock edilizio nazionale è di 12,5 milioni di edifici residenziali che ospitano un totale di 32 milioni di abitazioni di cui il 78,4% circa è occupato da famiglie residenti. Numeri considerevoli. In virtù dei quali abbiamo il primato di essere il primo paese in Europa per numero di case ogni mille abitatati”.
Casa (© Gerd Altmann da Pixabay)

Certificazione energetica

“L’84% degli immobili a uso abitativo italiani, 27 milioni e 954mila sui 33 milioni complessivi, è in classe G o F. Per questo motivo non sarà possibile onorare la scadenza della direttiva europea ‘Case green‘ che nel 2033 prevede classi superiori alla E“, evidenzia un’indagine dell’Unione piccoli proprietari immobiliari. Dal sondaggio svolto dall’Uppi sulle classi energetiche relative agli immobili in possesso dell’attestato di prestazione energetica (Ape) in Italia ad uso abitativo risulta che il 52% è in classe G il 19% in classe F. “Raggiungere gli obiettivi che la comunità europea ci ha imposto con almeno la classe E entro il 2030 e D entro il 2033 è assurdo, dal momento che in base al nostro sondaggio il 72% degli immobili ha classi inferiori”, sottolinea l’Uppi. Secondo il centro studi dell’Unione piccoli proprietari immobiliari, in Italia risultano circa 33 milioni di unità abitative, di cui circa 6 milioni risultano sfitte, 7 milioni locate, 20 milioni abitazioni principali. “Sette milioni di immobili locati sono forniti in forza di legge di certificazione energetica, mentre per quanto riguarda gli altri 26 milioni di immobili sono forniti di certificazione energetica quelli che sono stati oggetto di compravendita. – spiega l’Uppi – Pertanto sottraendo 26 milioni ai 10 milioni dotati di Ape risulta che 15 milioni e 600mila immobili in Italia sono addirittura privi dell’attestato di prestazione energetica ed anzi si può tranquillamente affermare che siano tutti in classe G e F“.

Prestazione energetica

La nuova direttiva sulla prestazione energetica degli edifici- nota come direttiva sulle “Case green – è stata pubblicata da pochi giorni nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue. Ed entrerà in vigore tra 20 giorni, con un impatto significativo su tutto il settore immobiliare e quindi anche sul mondo dell’arredobagno. Spingendo verso soluzioni più sostenibili, efficienti ed ecocompatibili. Il tema è stato al centro di un convegno organizzato da Assobagno di FederlegnoArredo, che rappresenta i produttori italiani di arredi per il bagno, durante l’assemblea generale dell’associazione. Tra gli esperti del settore, Stefania Striato, responsabile area certificazioni Green building council Italia. Silvia Ricci, vicepresidente Ance con delega alla Transizione Ecologica. Francesco Molteni, presidente Ance Como. Insieme hanno analizzato opportunità e futuri scenari del mercato immobiliare e delle ristrutturazioni. A partire dal 2030 tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero. Mentre per gli edifici pubblici lo standard si applicherà dal 2028. Almeno il 16% degli edifici pubblici con le peggiori prestazioni andrà ristrutturato entro il 2030 e il 26% entro il 2033.
Foto di Kajetan Sumila su Unsplash

Obiettivo

Per le case esistenti si applicherà un obiettivo di riduzione del consumo energetico del 16% dal 2030 e del 20-22% entro il 2035. “La direttiva Ue Case Green ci offre uno schema di riferimento per orientare le imprese e i consumatori verso pratiche più sostenibili e responsabili. Come associazione il nostro impegno è rivolto a stimolare la cultura del risparmio idrico domestico, ed è per noi fondamentale in questa fase coinvolgere tutti gli attori del settore, fare rete e garantire una transizione efficace“, evidenzia il presidente di Assobagno, Elia Vismara. “L’attenzione sull’ambiente bagno – commenta – è cruciale, poiché rappresenta un punto chiave all’interno delle abitazioni, dove anche piccoli accorgimenti possono fare una grande differenza in termini di funzionalità, comfort, risparmio idrico ed energetico. Si tratta di uno degli ambienti domestici che registra i maggiori consumi idrici, ma grazie all’innovazione dei prodotti è possibile ottimizzare l’uso quotidiano. Contestualmente, con l’aumento dell’attenzione sull’efficienza energetica e idrica, diventeranno cruciali ristrutturazioni che includano l’installazione di apparecchiature più efficienti dal punto di vista energetico e idrico, come rubinetti a basso flusso, docce a risparmio idrico e sistemi di riscaldamento dell’acqua più efficienti. E da questo punto di vista l’attenzione delle aziende italiane nel rendere sempre più sostenibili i prodotti può diventare un fattore di competitività rilevante”. Da qui anche la decisione di Assobagno di siglare un accordo con l’Unified water label association (Uwla) per promuovere l’etichettatura sul risparmio idrico nel settore del bagno. L’etichettatura fornisce informazioni chiare e standardizzate sui consumi di acqua ed energia dei prodotti per il bagno. Con l’obiettivo di incoraggiare l’adozione diffusa di prodotti conformi agli standard di efficienza idrica.
Giacomo Galeazzi

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