Intervento

Come porre fine agli “hate speech”

Il termine “hate speech” deriva dall’inglese e significa letteralmente “discorso d’odio”. In particolare, con l’avvento e l’utilizzo massiccio dei social, soprattutto da parte dei più giovani, questi comportamenti, verbali e non verbali, sono sempre più diffusi. Attraverso “l’online hate speech”, a causa dell’anonimato che molto spesso si nasconde nella rete, si celano toni esasperati, offese, atteggiamenti irrispettosi e ostili, a volte mascherati dal cosiddetto “flaming”, ossia la pubblicazione di messaggi dal tono ostile e deliberatamente provocatorio.

L’istituzione da parte dell’Onu di una Giornata internazionale contro i discorsi d’odio, a causa del crescente numero di episodi di intolleranza, è un segnale molto importante per dare a tutti, ma soprattutto ai più giovani, gli strumenti necessari per contrastare il linguaggio d’odio nel pieno rispetto della libertà di espressione. Il raggiungimento di questi obiettivi deve essere preceduto da un’educazione delle giovani generazioni in riguardo all’uso corretto e consapevole dei social network. Questi ultimi sono indubbiamente degli strumenti tecnologici straordinari del XXI secolo ma, senza un giusto utilizzo, possono dar vita a situazioni molto rischiose. Si pensi che, dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, in base ad uno studio condotto su ottomila ragazzi, sei adolescenti su dieci dichiarano di non poter più fare a meno dell’app di messagistica istantanea, il 99% lo utilizza ogni giorno, il 70% chatta in maniera compulsiva, sei teenager su dieci dichiarano di rimanere spesso svegli – quattro su dieci anche nella fascia dei preadolescenti – sei su dieci sono di sesso femminile. Inoltre, l’80% dei teenager sono terrorizzati all’idea che il telefono si possa scaricare o che possa restare senza connessione – dando vita a quella che viene definita nomofobia – e, di questi, sei/sette su dieci sono femmine.

Al fine di evitare fenomeni di dipendenza ed “online hate speech” occorre che, i genitori insieme a tutte le altre istituzioni educative, abbiano un atteggiamento responsabilizzante ossia teso ad approvare l’utilizzo da parte dei propri figli delle nuove tecnologie, ma solo a determinate condizioni: età adeguata, dimostrata responsabilità nel loro utilizzo, disponibilità al confronto con una persona adulta e linguaggio rispettoso nei confronti dell’altro.

Claudio Marcassoli

Recent Posts

Antonio da Padova, il santo di tutti

Parlare di Antonio di Padova, uno dei santi più venerati della Chiesa, significa ricordare la…

13 Giugno 2024

Sant’Eliseo: ecco cosa significa il suo nome

Sant'Eliseo, profeta dell'Antico Testamento, S. ELISEO Profeta dell'Antico Testamento Palestina, ?- Samaria (Palestina), 790 a.C.…

13 Giugno 2024

Ue-Africa: le politiche migratorie dopo il voto europeo

Un ponte tra Ue e Africa dopo le elezioni europee. Oltre alla guerra scatenata dalla…

13 Giugno 2024

Iraq, la diaspora dei cristiani

In Iraq più del 90 per cento dei cristiani fuggiti da Mosul non pensa di…

13 Giugno 2024

La grande sfida del G7: usare l’intelligenza (umana)

La questione del finanziamento della resistenza ucraina all’invasione russa con i beni del Cremlino all’estero…

13 Giugno 2024

Siccità in Italia: è già emergenza

"Al momento abbiamo una severità idrica alta per quanto riguarda la Sicilia, che è la regione del…

13 Giugno 2024