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Sull’Africa si gioca la partita del futuro dell’Italia

Un bilancio positivo. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rubrica così il viaggio in Nord America, partendo dalla valutazione dei rapporti bilaterali con Stati Uniti e Canada, considerando la sottolineatura, fatta tanto da Biden quanto da Trudeau, circa la capacità di leadership del nostro governo nella politica estera. Una promozione tutt’altro che di poco conto, quella registrata nella capitale americana, che mette in seconda fila il sostegno dato da Matteo Salvini a Trump. Chi voleva trovare un odo per innescare una polemica su questo si è ritrovato con le armi spuntate.

La stessa Meloni ha affermato di essere “molto ottimista sulla possibilità di raggiungere risultati concreti” durante il G7 a trazione italiana. Riguardo il tema cardine proposto proprio dall’Italia, il contrasto alla tratta degli esseri umani, gli alleati hanno condiviso la necessità di attivare “una visione strategica” sull’Africa e “una presenza e un’attenzione diversa. I paesi africani hanno voglia di collaborare con noi, l’approccio deve essere quello giusto” e diverso “rispetto al passato”. “L’attenzione verso l’Africa come continente strategico è molto cambiata”, ha spiegato la Meloni: “Un continente che contiene il 60% di terre rare e terre coltivabili ha un ruolo importante. Ha potenzialità straordinarie che con i giusti investimenti possono essere sviluppate”.

Dunque l’agenda estera del nostro Paese, ora come non mai, non può prescindere dall’Africa e dalla necessità di creare un canale preferenziale con chi vuole investire nel Continente, seguendo anche un proprio piano Mattei. Negli ultimi anni la politica estera dei governi che si sono succeduti a Palazzo Chigi ha avuto il difetto, se non proprio il limite, di muoversi entro perimetri molto ristretti, tarati sulla logica del passo breve. Oggi servono visioni di lungo corso e prospettive molto più ampie, perché sull’Africa si gioca la partita del futuro.

E s’inserisce perfettamente in questa logica quanto sta avvenendo nel maro Rosso. “Se c’è stato protagonismo” in quell’area “è proprio perché ci rendiamo conto di quanto sia pericoloso mettere a repentaglio la libertà di navigazione. Se non fosse utilizzato il Mar Rosso e si dovesse passare per il capo di Buona Speranza avremmo un aumento dei prezzi dei prodotti. Per questo abbiamo sostenuto gli interventi avviati e c’è la missione Aspides. Quanto successo nelle ultime ore dimostra quanto ci sia bisogno di essere concentrati su un quadrante fondamentale per i nostri interessi commerciali e nazionali”. Sul punto le commissioni Esteri e Difesa della Camera hanno dato il via libera alla deliberazione del Consiglio dei ministri dello scorso 26 febbraio in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per l’anno 2024. Si tratta, oltre al rinnovo di quelle già in essere, tra cui quella in Ucraina, delle nuove missioni Aspides e Levante. Hanno votato a favore maggioranza e opposizioni, ad accezione di M5s che si è astenuto.

Oggi è previsto l’esame in Aula della deliberazione. Nell’ultima conferenza dei capigruppo di Montecitorio è stato stabilito che l’esame della relazione delle commissioni riunite Esteri e Difesa inizierà dalle 9. Tuttavia, qualora non fosse ancora disponibile la relazione delle commissioni, si svolgeranno le comunicazioni del ministro degli Esteri Tajani, con successivo voto sulle risoluzioni. Aspides è il seguito di quanto approvato dall’Unione europea, prevedendo l’impiego di un dispositivo “integrato” nell’area del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano Nord-Occidentale, in sinergia con le missioni Eunavfor Atalanta, Emasoh, Combined Maritime Forces. La missione Levante prevede, invece, l’impiego di un dispositivo militare per il contributo nazionale volto a portare interventi umanitari a favore della popolazione palestinese della Striscia di Gaza a seguito al conflitto in Medio Oriente. Quanto alla guerra in Ucraina la Meloni ha proposto a Biden e Trudeau “di fare uno statement del G7”, “sperando che possa aiutare la de-escalation”. Quanto alle liste di proscrizione chieste da Zelensky sugli italiani filoputiniani, la premier ha sottolineato che in Italia “vige la libertà di opinione.” Quindi “difficilmente è possibile fare delle liste di proscrizione perché qualcuno non la pensa come noi.” Detto ciò, ha continuato, sono “andata a rileggere le dichiarazioni” e “mi sembra che siano state presentate in maniera un po’ particolare”. Zelensky, insomma, “non mi ha mai posto la questione delle liste.” E, soprattutto, “ha parlato di cittadini con passaporto russo, specificando che non ci sono italiani.”

Quanto ai rapporti bilaterali Italia e Canada, come con gli Stati Uniti, hanno “concordato di approfondire ulteriormente” i loro “legami politici, economici e strategici” e di elevare le “già eccellenti relazioni bilaterali impegnandoci a stabilire una roadmap Canada-Italia per la cooperazione rafforzata”. Una roadmap che definirà “piani ambiziosi e concreti” per collaborare, nei prossimi 3-5 anni, in settori prioritari, tra cui la sicurezza energetica e il passaggio a un futuro energetico sostenibile, il cambiamento climatico e la biodiversità, la migrazione, la crescita economica sostenibile e la ricerca e innovazione, anche sull’intelligenza artificiale. Attraverso legami più stretti e un “allineamento strategico”, questa roadmap congiunta getterà le basi per una “partnership rinnovata e più energica che contribuirà alla prosperità sia del Canada che dell’Italia e ci aiuterà a lavorare insieme per portare avanti obiettivi condivisi sulla scena globale”.

Enrico Paoli

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