Editoriale

Il significato del sacrificio pasquale negli occhi di Maria

Papa Francesco ha posto la Settimana Santa sotto la protezione di Maria. “Vi invito a viverla come ci insegna la tradizione del santo popolo fedele di Dio, cioè accompagnando il Signore Gesù con fede e con amore. Impariamo dalla nostra Madre, la Vergine Maria: lei ha seguito il suo Figlio con la vicinanza del cuore, era un’anima sola con Lui e, pur non comprendendo tutto, insieme con Lui si abbandonava pienamente alla volontà di Dio Padre – ha detto il Pontefice all’Angelus della domenica delle Palme -. La Madonna ci aiuti a stare vicino a Gesù presente nelle persone sofferenti, scartate, abbandonate. Che la Madonna ci porti verso la Pasqua, per mano a Gesù presente in queste persone”.

Veder morire un figlio è per una madre il dolore più grande che ci sia, non vi sono parole che possano consolare, chi naturalmente aspettando di poter morire dopo aver generato, allevato ed educato, l’erede e il continuatore della sua umanità, vede invece morire il figlio mentre lei resta ancora in vita, quel figlio al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituirsi ad esso nel morire. Milioni di madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore, si sono rivolte e si rivolgono a Maria per trovare sostegno e consolazione, perché Maria ha visto morire il Figlio in modo atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, incomprensione, malvagità, scatenate contro di lui, personificazione della bontà infinita. Anche tutti coloro che soffrono nella propria carne e nel proprio animo, le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizia, povertà, persecuzione, violenza fisica e mentale, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, guardano a Maria, consolatrice di tutti i dolori; perché avendo sofferto tanto già prima della Passione di Cristo, può essere il faro a cui guardare nel sopportare le nostre sofferenze ed essere comprensivi di quelle dei nostri fratelli, compagni di viaggio in questo nostro pellegrinare terreno.

Il mondo di oggi ha tanto bisogno di compassione e la memoria della Madonna ci dà una lezione di compassione vera e profonda. Maria soffre per Gesù, ma soffre anche con lui e la passione di Cristo è partecipazione a tutto il dolore dell’uomo. La passione di Gesù si è impressa nel cuore della madre, queste forti grida e lacrime l’hanno fatta soffrire, il desiderio che egli fosse salvato da morte doveva essere in lei ancora più forte che non in Gesù, perché una madre desidera più del figlio che egli sia salvo. Ma nello stesso tempo Maria si è unita alla pietà di Gesù, è stata come lui sottomessa alla volontà del Padre. Per questo la compassione di Maria è vera: perché ha veramente preso su di sé il dolore del Figlio ed ha accettato con lui la volontà del Padre, in una obbedienza che dà la vera vittoria sulla sofferenza.

Maria è presente in due episodi significativi del Vangelo di San Giovanni: all’inizio quando esorta il figlio alla sua prima manifestazione divina pubblica con il miracolo alle nozze di Cana e quando il Figlio ha sua massima manifestazione e glorificazione sotto la Croce. Maria ci ha donato il suo Figlio nella mangiatoia di Betlemme ed ora Gesù ci dona, attraverso il discepolo Giovanni una madre: Maria. Ella diventa, proprio nella scena della Croce la madre di tutti i cristiani. Proprio lei, che non è fuggita nell’ora suprema della morte del Figlio, assume nel suo cuore il dolore profondo di una madre che perde il figlio, proprio lei ha ora, una nuova maternità. Maria che è Madre di Dio fin dal primo istante dell’Incarnazione, diventa Madre di noi uomini negli ultimi momenti della vita del Figlio Gesù. Gesù crocifisso, oltre a darci la vita, ci dà ciò che ha di più caro: la Madre. Ai piedi della Croce Maria riceve da Lui quasi una “seconda annunciazione”: «Donna, ecco il tuo figlio!» (Gv 19,26). Rivolgendosi poi a Giovanni si rivolge a tutti gli uomini, a ciascuno di noi e ci dice, anche oggi: “Ecco la tua madre”. Sulla Croce, il Figlio può riversare la sua sofferenza nel cuore della Madre. Ogni figlio che soffre ne sente il bisogno. Nei momenti difficili, che non mancano nella vita di ognuno, non siamo soli: come a Giovanni ai piedi della Croce, Gesù dona anche a noi sua Madre, perché ci conforti e consoli con la sua tenerezza.

Maria ci dà l’indicazione che alla Croce di Gesù noi possiamo portare i nostri dolori, le nostre sofferenze perché il Signore le possa purificare e farle diventare strumento di salvezza per noi e per glia altri. Maria diventa la fonte della nostra speranza, la speranza dei cristiani che si affidano a Maria nel momento massimo del dolore; è la speranza che guarda al di sopra ed al di la delle vicende terrene ma che si realizza su questa terra. Nessuno sarà ormai più orfano di madre. Maria Santissima genera ogni credente alla “vita nuova”, poiché Maria è la nuova Eva, la nuova Madre dell’umanità, colei che ci riporta dentro il progetto originario di Dio. Siamo affidati a Maria, siamo figli suoi. Lo eravamo già per il Sì dell’incarnazione. Ora, sotto la croce e poi nel cenacolo, la maternità divina verso Cristo si dilata alla maternità universale. In virtù dello Spirito Santo, Maria diventa per noi madre nell’ordine della grazia, per cooperare alla rigenerazione e alla formazione dei figli di Dio. Maria, trova una nuova casa presso l’apostolo San Giovanni; a lei è affidato un nuovo compito: l’assistenza spirituale e nella preghiera della prima comunità cristiana, che era ancora disorientata per la morte di Gesù e per tutti gli avvenimenti prodigiosi dei primi giorni.

La realizzazione della promessa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste, che darà nuove forze ed illuminazione spirituale ai primi cristiani, troverà la comunità raccolta in preghiera attorno alla figura di Maria. Sulla croce, veniva sconfitta la legge dell’amore per sé stessi e iniziava un’amicizia nuova: una piccola famiglia, unita dall’amore del Signore crocifisso. Oggi è a noi che Cristo chiede espressamente di prendere Maria “nella nostra casa”, di accoglierla “tra le nostre cose più care” per imparare da Lei la disposizione interiore all’ascolto e l’atteggiamento di umiltà, di generosità e di spirito di servizio. Come Giovanni dilatiamo il nostro cuore alla sua accoglienza, sentiamoci onorati di avere una tale madre. prendiamola anche noi nella nostra casa: il nostro cuore l’accolga come guida alla Dimora di Dio. In Maria abbiamo l’esempio della carità che si manifesta nell’adempimento della volontà del Signore. All’annuncio gioioso dell’angelo della sua maternità divina, Maria risponde recandosi presso la sua parente Elisabetta per offrirle la sua assistenza materiale.

Nel momento doloroso della Croce, Maria offre la sua assistenza spirituale alla prima comunità cristiana. Le gioie ed i dolori che la vita ci presenta sono esortazione per vivere la carità che ci indica il Signore. Il dolore non è più realtà a sé, ma attraverso Maria viene profuso come profumo della missione della Chiesa intera, attraverso l’atto di offerta e di affidamento che Gesù fa a Maria verso Giovanni e a Giovanni verso Maria. Andare al dolore con amore non è solo lo stile di Maria quale dono ricevuto da lei sotto la croce del Figlio, ma diventa anche per noi lo stile nuovo, non solo per il cristiano, ma per ogni uomo di buona volontà, per fare della realtà del dolore non una situazione che rinchiude nella morte, ma un segno che apre alla dimensione misteriosa della vita, e quindi dell’amore profuso da Gesù in croce, e continuato nelle sofferenze della nostra storia partecipate con Cristo e trasformate in luce amorosa, luminosa e trionfante.

mons. Michele Pennisi

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