Editoriale

Formazione e composizione di un governo: il ruolo di rilievo del capo dello Stato

Il rapido giro di consultazioni, l’altrettanta rapida decisione del Presidente della Repubblica di convocare l’onorevole Giorgia Meloni per affidarle l’incarico di formare il nuovo Governo, la immediata accettazione da parte di quest’ultima e la contestuale proposta della nomina dei ministri segnano il completamento dell’assetto politico delle istituzioni rappresentative nazionali a seguito delle elezioni per il rinnovo della composizione delle Camere. In un sistema costituzionale caratterizzato da una forma di governo parlamentare, nel quale il Governo deve avere la fiducia delle due Camere, è evidente che quando queste vengono sciolte e le elezioni ne rinnovano la composizione, sarà la maggioranza che si è espressa, con il risultato elettorale, nella composizione di Camera e Senato ad assumere la responsabilità di formare il nuovo Governo.

Nella sequenza degli atti che vengono compiuti a questo fine, il ruolo del Presidente della Repubblica non è affatto irrilevante, anzi è decisivo per la soluzione delle crisi ministeriali. La costituzione prevede che egli nomini il Presidente del Consiglio dei Ministri e su proposta di questo i ministri. La sequenza di atti che vengono compiuti a questo fine è largamente affidata alla consuetudine e alla prassi costituzionale. Le consultazioni dei Presidenti della Camera e del Senato, dei rappresentanti delle forze politiche e dei gruppi parlamentari, delle altre personalità che il Presidente della Repubblica intende ascoltare, consentono di verificare quale maggioranza si possa configurare con successo in Parlamento e chi possa efficacemente assumere la guida del Governo.

Di solito chi è incaricato di formare il nuovo Governo accetta con una riserva che scioglierà se confida che potrà ottenere la fiducia delle Camere, e proporrà quindi al Presidente della Repubblica la lista dei Ministri. Nel caso odierno l’accettazione non è stata preceduta da una riserva destinata ad accertare la esistenza di una prevedibile maggioranza. Nel corso delle consultazioni è stata unitaria la delegazione delle forze politiche che si sono presentate come coalizione nelle c elezioni. Nelle consultazioni presidenziali esse hanno rappresentato, nel loro complesso, la maggioranza parlamentare ed hanno espresso una comune indicazione per la carica di Presidente del Consiglio, rendendo superflua una riserva e una verifica da parte di chi ne fosse incaricato. La immediata accettazione da parte della personalità incaricata di formare il Governo, la contestuale nomina dei ministri ha un solo precedente, ma non è atipica se il Presidente della Repubblica ha potuto constatare che sussistono le condizioni politiche per una prevedibile fiducia parlamentare.

Anche nella fase della composizione del Governo il ruolo del Presidente della Repubblica è di particolare rilievo. Non si limita a registrare le proposte del Presidente del Consiglio per dare ad esse veste formale con la nomina dei ministri. Il potere presidenziale di nomina, che la costituzione prevede, si può esprimere sia mediante suggerimenti al Presidente del Consiglio, sia escludendo alcuni nominativi o indicando per essi la titolarità di un ministero diverso da quello che gli viene proposto.

Come è evidente le modalità con le quali il Presidente della Repubblica svolge il suo ruolo, di supremo garante delle istituzioni e di arbitro imparziale nella competizione tra le forze politiche, sono diverse, nella soluzione delle crisi ministeriali e nella nomina del Governo, a seconda del diverso contesto politico. L’esigenza di fondo è far funzionare correttamente le istituzioni con un Governo che abbia la fiducia del Parlamento, rispetti la costituzione, assolva agli obblighi internazionali dello Stato.

Cesare Mirabelli

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