Editoriale

Doveri e diritti: le direttrici per la realizzazione del bene comune

Secondo papa Francesco perché il bene «sia davvero partecipato», un’attenzione prioritaria «va rivolta alle fasce più deboli». È la direzione da seguire, «che un padre fondatore dell’Europa quale Alcide De Gasperi indicò come antidoto alle polarizzazioni che animano la democrazia ma rischiano di esasperarla». Un cambio di passo «in tal senso è necessario, mentre, amplificate dalla comunicazione virtuale, si diffondono ogni giorno paure e si elaborano teorie per contrapporsi agli altri». Si deve invece «passare dal parteggiare al partecipare; dall’impegnarsi solo a sostenere la propria parte al coinvolgersi per la promozione di tutti. Dal parteggiare al partecipare – rimarca – È la motivazione che ci deve sospingere su vari fronti: penso al clima, alla pandemia, al mercato comune e soprattutto alle povertà diffuse».

Sono sfide «che chiedono di collaborare concretamente e attivamente». Per il Pontefice, «ne ha bisogno la Comunità internazionale, per aprire vie di pace attraverso un multilateralismo che non venga soffocato da eccessive pretese nazionaliste. Ne ha bisogno la politica, per porre le esigenze comuni davanti agli interessi privati. Può sembrare un’utopia – ammette – un viaggio senza speranza in un mare turbolento, un’odissea lunga e irrealizzabile. Eppure il viaggio in un mare agitato, come insegna il grande racconto omerico, è spesso l’unica via». E raggiunge la meta «se è animato dal desiderio di casa, dalla ricerca di andare avanti insieme».

Già Giovanni Paolo II era giunto ad affermare con riferimento alla democrazia che: «La Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno. Essa, pertanto, non può favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello Stato. Un’autentica democrazia è possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l’educazione e la formazione ai veri ideali, sia della “soggettività” della società mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilità».

Subito dopo aggiunge: «Oggi si tende ad affermare che l’agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e l’atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche, e che quanti sono convinti di conoscere la verità ed aderiscono con fermezza ad essa non sono affidabili dal punto di vista democratico, perché non accettano che la verità sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei diversi equilibri politici. A questo proposito, bisogna osservare che, se non esiste nessuna verità ultima, la quale guida ed orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia».

In ogni società politica e in ogni democrazia i doveri e i diritti sono le direttrici di realizzazione del bene comune. Essi conferiscono un solido fondamento alla convivenza, alle istituzioni e alla democrazia. Per il nostro impegno di costruttori della pace, oltre a sapere che nella PT si trova l’elenco più completo dei diritti e dei doveri delle varie encicliche sociali (Pacem in terris), è importante valorizzare la chiara impostazione e la precisa fondazione teologica ed antropologica di essi. Essi si debbono considerare un corpus in movimento, suscettibile di approfondimento e di aggiornamento ai mutati contesti sociali, aventi come soggetti non solo i singoli, ma anche i gruppi di persone e le varie comunità.

Un esempio di aggiornamento è rappresentato dalla formulazione che la Pacem in terris conferisce al diritto alla libertà religiosa. Nella Pacem in terris è riconosciuto per tutte le persone aventi una coscienza retta (vera o invincibilmente erronea). In tal modo, rispetto al precedente magistero, che riconosceva un diritto di libertà religiosa solo per i cattolici perché professanti una religione vera, la PT apre il varco per l’affermazione del diritto anche per i non cattolici. Intanto hanno trovato un’ampia diffusione le posizioni della teoria dei diritti del neocontrattualismo di John Rawls (sono diritti solo quelli che sono oggetto di accordo razionale unanime fra le parti in posizione originaria, dietro il velo di ignoranza), della teoria dei diritti di Bruce Ackerman (diritti sono solo quelle pretese o rivendicazioni che superano la prova del dialogo neutrale, che è da assimilare al fiat metodologico del contratto rawlsiano), della teoria dei diritti del neoutilitarismo (sono diritti solo quelli che consentono di ottenere utilità collettiva massima).

mons. Mario Toso

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