Editoriale

Bioetica e giustizia sociale: la difesa della dignità umana

I tempi dell’Ecclesia non sono quelli delle istituzioni civili. Il documento “Dignitas infinita” è il frutto di un lavoro durato cinque anni al Dicastero per la Dottrina della Fede su ispirazione di papa Francesco. La pubblicazione avviene significativamente a ridosso della celebrazione a San Pietro del decimo anniversario della canonizzazione di Giovanni Paolo II, il Papa della Divina Misericordia, e di Giovanni XXIII, l’artefice del Concilio. Il nuovo pronunciamento della Santa Sede si ricollega spiritualmente proprio alla costituzione pastorale del Vaticano II.

Nella “Gaudium et spes”, infatti, è stato esposto il Magistero sui grandi temi: vocazione dell’uomo, dignità della persona umana, ateismo, attività umana, matrimonio, fame, cultura, vita economico-sociale, pace, guerra, comunità dei popoli. All’umanesimo laico, chiuso nell’ordine naturale, veniva opposto l’umanesimo cristiano, aperto al trascendente, che presenta la concezione teocentrica dell’uomo, ricondotto a ritrovare se stesso nella luce e nello splendore di Dio. Sulle orme dei predecessori, Jorge Mario Bergoglio inquadra la dignità umana nella vocazione dell’uomo alla comunione con Dio, estendendo a tutti l’invito ad accogliere la luce del Vangelo per sottrarsi alle tenebre che alimentano la “cultura dello scarto” e globalizzano l’indifferenza. Dalla guerra alla povertà, dalla violenza sui migranti a quella sulle donne, dalla tratta agli abusi sessuali, dall’aborto alla maternità surrogata, all’eutanasia e al suicidio assistito, allo scarto dei disabili, dalla teoria del gender al cambio di sesso, alla violenza digitale. Rinnovando il modello conciliare, la “Chiesa in uscita” propone e testimonia un contatto fecondo e costante con il mondo contemporaneo in una prospettiva di evangelizzazione e di dialogo ad ogni livello.

La “Dignitas infinita” unisce temi bioetici e sociali, richiamando l’attenzione su temi dolorosi come quella tratta delle persone che sta assumendo “dimensioni tragiche”. Una attività “ignobile”, una vergogna per le nostre società che “si dicono civilizzate”. Il documento esorta “sfruttatori e clienti” a fare un serio esame di coscienza. Così come sollecita una mobilitazione morale contro fenomeni quali il commercio di organi e tessuti umani, lo sfruttamento sessuale di bambini e bambine, il lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, il traffico di droghe e di armi, il terrorismo e il crimine internazionale organizzato. Francesco offre se stesso come testimone di quell’anelito sinceramente ecumenico che lo spinge a considerare il primato petrino in termini di servizio alla cristianità e non di dominio. E’ la realizzazione, oltre ogni ostacolo, di un’impostazione autenticamente universale. Una missione che diviene servizio agli ultimi. “Dignitas infinita”, quindi, riassume le linee guida del pontificato sulle “gravi violazioni” della dignità umana”.

Nel 75esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, viene ribadito il no comunitario a “tutto ciò che è contro la vita”, come “ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia, il suicidio volontario”. Nessuno può sopraffare l’integrità della persona umana attraverso “mutilazioni, torture inflitte al corpo e alla mente, costrizioni psicologiche, condizioni di vita subumana, incarcerazioni arbitrarie, deportazioni, schiavitù, mercato delle donne e dei giovani”. Nulla giustifica le “ignominiose condizioni di lavoro”, con le quali esseri umani sono trattati come semplici strumenti di guadagno invece che da persone libere e responsabili. Non esiste, poi, “guerra giusta”. Nessun conflitto “vale le lacrime di una madre che ha visto suo figlio mutilato o morto”. E coloro che invocano il nome di Dio per giustificare la violenza bestemmiano il suo nome e disprezzano la religione. I migranti, invece, sono tra le prime vittime della povertà, respinti ed emarginati perché “non considerati degni di partecipare alla vita sociale”.

Il documento, inoltre, pone al centro “lo scandalo globale della violenza sulle donne”, incluse quelle costrette ad abortire. I bambini nascituri sono “i più indifesi e innocenti di tutti”. La salvaguardia dalla vita, dal concepimento al suo termine naturale, è “intimamente legata alla tutela di qualsiasi diritto umano”. Ogni persona, in qualunque condizione di vulnerabilità, riceve la sua dignità dall’essere voluta e amata da Dio. I soprusi dilagano anche attraverso i social media, la pornografia e le connessioni digitali che, invece di avvicinare, isolano e impoveriscono le relazioni. In ogni pagina del documento della Dottrina della Fede è sotteso lo spirito di condivisione che fa ripetere a Francesco: “La dignità umana è uguale per tutti gli esseri umani: quando calpesto quella dell’altro, calpesto anche la mia”.

don Aldo Buonaiuto

Fondatore e direttore editoriale di In Terris, è un sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII. Da anni è impegnato nella lotta contro la prostituzione schiavizzata

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