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Sahara, il deserto al centro delle trame geopolitiche e dei traffici di morte

Sahara al centro delle trame. Secondo lo scrittore Romano Battaglia “il deserto è il grande mare prosciugato in cui si sono arenate le navi del destino”. Per capire la centralità del Sahara nella geopolitica 4.0 è utile un’analisi del confine meridionale del Sahara. Lì passa uno dei principali snodi della politica internazionale sommersa. E’ il tema del saggio “Il grande gioco del Sahel” (Bollati Boringhieri). Gli autori del libro sono l’antropologo Marco Aime e il giornalista Andrea de Georgio, giornalista.

Fiumana di armi

Spiega Aime: “È un territorio che sta affrontando violenti cambiamenti. Quelle che un tempo erano scaramucce tra contadini e pastori si sono trasformate in conflitti etnici a fuoco. Soprattutto dopo che il crollo del regime di Gheddafi ha fatto entrare nel Sahel una fiumana di armi che prima non c’erano”. E aggiunge: “Un altro grave problema che quei popoli devono affrontare è la desertificazione. Le cronache medievali ci raccontano luoghi molto più verdi e rigogliosi di come li troviamo oggi. Il lago Ciad, a causa della siccità, passa da 20 mila chilometri quadrati di estensione a 2 mila. Le popolazioni impoverite sono dunque facili prede delle promesse di Boko Haram. E degli altri gruppi estremisti”.

Traffico di persone

C’è poi il traffico di persone e sostanze. Attraverso quelle che un tempo erano le rotte dei carovanieri. Con “i governi locali conniventi con i trafficanti. Non si attraversano sette confini nazionali con tonnellate di cocaina senza che nessuno faccia qualche domanda. Ma lo stesso si può dire dell’Europa. Dove giungono in aereo i carichi provenienti dal Nord Africa“, evidenzia Aime. La fascia subsahariana, chiamata Sahel (“sponda” in arabo), è da secoli caratterizzata da un clima aleatorio. Legato alla caduta irregolare delle piogge. Qui, da sempre, la convivenza tra allevatori e contadini è necessaria. Ma è anche fonte di conflitti per le risorse.

Eccidi

Negli ultimi anni, però, gli scontri si sono trasformati in veri e propri eccidi. Anche a causa dell’intreccio delle questioni territoriali con il nuovo jihadismo. Diversi massacri hanno insanguinato i villaggi dei Paesi Dogon, in Mali. E della regione saheliana del Burkina Faso. Causando decine di migliaia di sfollati. Nel 2009 un Boeing 727 è atterrato in pieno deserto, su una pista d’atterraggio fai-da-te. Una colata di cemento nel mezzo del nulla. Il velivolo, ribattezzato “Air Cocaine”, trasportava diverse tonnellate di cocaina destinate all’Europa. Quello che sta avvenendo in Sahel, quindi, ci riguarda da vicino. Perché appunto quella regione è diventata uno dei principali snodi della politica internazionale. Specie quella sommersa.

Interessi in conflitto

Sul Sahel convergono interessi diversi. In questo immenso oceano di sabbia sono coinvolte grandi potenze europee come la Francia. I nuovi piani espansionistici in Africa della Cina. Le mire egemoniche delle più radicali fazioni jihadiste. Il mercato internazionale di droga e di armi. La lucrosa tratta dei nuovi schiavi verso l’Europa. Un territorio complesso. In cui si snodano i destini di un’umanità in lotta per la sopravvivenza. Un crocevia di traffici ancora troppo poco conosciuti dall’opinione pubblica europea e occidentale.

 

 

Giacomo Galeazzi

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