Chiesa Cattolica

Il Papa omaggia la statua della Madonna di Lujan

Papa Francesco, a bordo della ‘papamobile’ aperta, è entrato in Piazza San Pietro poco dopo le 9:00 e ha tenuto l’udienza generale. Il Pontefice ha fatto il giro tra i vari settori dell’ovale berniniano per salutare e benedire da vicino le migliaia di pellegrini presenti.

Prima di entrare nella piazza, Francesco ha fatto salire a bordo della ‘jeep’ quattro bambini. Dopo essersi congedato dai suoi piccoli ospiti, il Papa ha posto dei fiori alla base della statua della Madonna di Lujan, molto venerata in Argentina. La catechesi è stata dedicata alla virtù della speranza.

Il Papa depone dei fiori davanti alla statua della Madonna di Lujan

Anche oggi il Papa ha cominciato l’udienza generale facendo salire a bordo della papamobile quattro bambini, due maschietti e due femminucce, che si sono goduti il giro tra i vari settori della piazza. Moltissimi i fedeli che hanno creato lunghe file ai varchi d’accesso dal lato del Sant’Uffizio e di via di Porta Angelica. Neanche il tempo incerto su Roma li ha scoraggiati. I posti più ambiti sono quelli lungo le transenne, per essere pronti, al passaggio di Francesco, a scattare le foto ricordo e i selfie. Dopo essersi congedato dai suoi piccoli ospiti, il Papa ha raggiunto la sua postazione al centro del sagrato e ha reso un omaggio floreale ad una statua della Madonna di Lujan, molto venerata in Argentina.

Papa: “Se manca la speranza, tutte le altre virtù rischiano di sgretolarsi”

“Se manca la speranza, tutte le altre virtù rischiano di sgretolarsi e di finire in cenere. Se non esistesse un domani affidabile, un orizzonte luminoso, non resterebbe che concludere che la virtù sia una fatica inutile”. Lo ha detto il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi a piazza San Pietro, dedicata alla speranza. “Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente”, ha detto Francesco citando Benedetto XVI.

“La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull’aiuto della grazia dello Spirito Santo”, ha spiegato Francesco: “La speranza è la risposta offerta al nostro cuore, quando nasce in noi la domanda assoluta: ‘Che ne sarà di me? Qual è la meta del viaggio? Che ne è del destino del mondo?’”.

“Tutti ci accorgiamo che una risposta negativa a queste domande produce tristezza”, ha spiegato il Papa: “Se non c’è un senso al viaggio della vita, se all’inizio e alla fine c’è il nulla, allora ci domandiamo perché mai dovremmo camminare: da qui nasce la disperazione dell’uomo, la sensazione della inutilità di tutto. E molti potrebbero ribellarsi: ‘Mi sono sforzato di essere virtuoso, di essere prudente, giusto, forte, temperante. Sono stato anche un uomo o una donna di fede… A che cosa è servito il mio combattimento, se tutto finisce qui?’”.

“Dio perdona tutto sempre, siamo noi a stancarci di chiedere perdono”

“Se credi nella risurrezione di Cristo, allora sai con certezza che nessuna sconfitta e nessuna morte è per sempre. Ma se non credi nella risurrezione di Cristo, allora tutto diventa vuoto, perfino la predicazione degli apostoli”. A garantirlo, sulla scorta di San Paolo, è stato il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata alla speranza. “Il cristiano ha speranza non per merito proprio”, ha ricordato Francesco: “Se crede nel futuro è perché Cristo è morto e risorto e ci ha donato il suo Spirito”.

“La speranza è una virtù contro cui pecchiamo spesso”, il monito del Papa: “Nelle nostre cattive nostalgie, nelle nostre malinconie, quando pensiamo che le felicità del passato siano sepolte per sempre”. “Pecchiamo contro la speranza quando ci abbattiamo davanti ai nostri peccati, dimenticando che Dio è misericordioso ed è più grande del nostro cuore”, ha spiegato Francesco. “Non dimentichiamo questo”, ha aggiunto a braccio: “Dio perdona tutto, Dio perdona sempre, siamo noi a stancarci di chiedere perdono. Non dimentichiamo questa verità”. “Pecchiamo contro la speranza quando in noi l’autunno cancella la primavera”, ha proseguito il Papa: “Quando l’amore di Dio cessa di essere un fuoco eterno e non abbiamo il coraggio di prendere decisioni che ci impegnano per tutta la vita”.

Fonte: AgneSIR

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