IL RITORNO DEI TOTALITARISMI

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Il nostro sguardo in questi giorni viene orientato su due punti focali, Atene e Bruxelles. Quasi fosse una partita a ping-pong, dove aspettiamo di vedere chi farà il punto decisivo, ci concentriamo ora da un lato ora dall’altro, ignorando ciò che si vede durante il tragitto. Visto che nessuno ne parla, la notizia “non esiste”; eppure dal 1 luglio in Spagna – tra l’indifferenza generale – è entrata in vigore una delle leggi più repressive dell’intero sistema europeo, per certi versi più rigida addirittura del periodo franchista: la cosiddetta “ley mordaza”, letteralmente “legge mordacchia”, o legge bavaglio che dir si voglia.

Approvata con i soli voti del Partito Popular, usa la leva della multa per soffocare ogni ipotesi di libertà d’espressione. Sanzioni fino a 30.000 euro se si protesta davanti a una sede istituzionale, se si fa una fotografia a un poliziotto in azione, se non si interrompe una manifestazione quando ordinato, se si impedisce uno sfratto. Altri 30.000 euro di multa se non si collabora con la polizia per identificare gli attivisti. Ok alle retate preventive e alla costituzione di “black list” di dissidenti. C’è persino l’obbligo di lasciare la prima fila libera negli spettacoli, per dare modo ai controllori di posizionarsi se e quando vogliono ed eventualmente interrompere la rappresentazione. Infine l’inversione dell’onere della prova: per attivare i procedimenti basterà la testimonianza della polizia, e spetterà al cittadino dimostrare di essere innocente.
Nessuno però lo racconta, distratti come siamo dall’Euro e dalla Bce. E non ci si accorge di come il mondo stia cambiando, di come i nazionalismi siano ritornati ad essere protagonisti della vita politica dei vari Paesi, di come i muri stiano tornando ad alzarsi.

Non è solo una questione di consensi che Le Pen o Salvini stanno incamerando, oppure dei voti che lo stesso Tsipras ha conquistato battendo il tasto dell’amor patrio; è un panorama più complesso quello che ci si pone davanti.

L’Inghilterra ha tirato su le barriere per proteggere la Manica, la Francia ha messo i poliziotti a difesa degli scogli di Ventimiglia, l’Ungheria ha sconfessato l’Europa e deciso di costruire un muro che non sarà solo sistemato lungo il confine con la Serbia; la lunghezza complessiva di 175 chilometri (altezza 4 metri) lo porterà inevitabilmente anche a coprire parte del confine con la Romania, con buona pace di Shengen.
In realtà, l’Ungheria non viola nessun regolamento o convenzione internazionale con questa misura. Budapest infatti ha osservato che nel resto d’Europa ci sono esempi di iniziative analoghe sulla frontiera fra Grecia e Turchia o in Spagna. E proprio qui la Guardia civil ha usato i mezzi antisommossa contro un gruppo di immigrati che cercava di raggiungerla a nuoto dal Marocco: quindici morti.

Ognuno tira su il proprio muro, dunque, e come spesso accade la realtà è ben lontana dai valori affermati nei trattati.

Ma torniamo ai principi della legge di cui nessuno parla: chi viene sorpreso a bere alcolici per strada sarà punito con una multa fino a 600 euro. E’ vietato fare appelli a manifestazioni di piazza su Twitter, Facebook e Instagram. Per farsi un’idea della paranoia che la ispira – scrive il giornalista spagnolo Miguel Mora – questa legge punisce allo stesso modo “la fabbricazione o il commercio di armi” e “le manifestazioni o riunioni non comunicate”.

Tutto sta accadendo a circa dieci anni dalla crisi economica mondiale, innescata nel 2007 dal crollo in America di mutui subprime, cioè di un prestito a lungo termine che la banca concede a persone con un reddito basso e/o insicuro. La crisi, inizialmente solo finanziaria, si è trasformata in economica. Impossibile non evocare la grande crisi del ’29, dove le profonde diseguaglianze sociali crearono un’economia instabile. Le esportazioni frenarono, il commercio si bloccò, la disoccupazione divenne uno status tangibile. Nelle vite politiche internazionali si accentuarono i nazionalismi.

E’ ciò che sta succedendo anche oggi, più o meno con la stessa tempistica. Certo, le condizioni culturali ed economiche attuali non permettono di ipotizzare la guerra come una soluzione praticabile, e dunque è improprio azzardare l’ipotesi un nuovo Hitler dietro l’angolo. Ma anche ipotizzare un referendum per dire no alla Merkel fino ad appena un mese fa era soltanto fantascienza…

 

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