Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria

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Urbino

«Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria» «Et tunc vidēbunt Filĭum homĭnis venientem in nube cum potestāte et glorĭa magna»

Giovedì 26 novembre – XXXIV settimana del tempo ordinario – Lc 21, 20-28

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube (Dn 7,13) con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Il commento di Massimiliano Zupi

Il grande discorso escatologico di Luca ha qui il suo culmine: nella citazione della visione riportata nel Libro del profeta Daniele. Questo «Figlio dell’uomo» venne presto identificato dagli ebrei con il Messia atteso: un uomo mandato e consacrato da Dio avrebbe liberato Israele ed inaugurato il regno di Dio. In effetti, Gesù, durante il processo davanti al sinedrio, avrebbe detto di essere egli stesso «il Figlio dell’uomo» (Lc 22,69). Questa confessione, considerata una bestemmia dal sommo sacerdote (Mt 26,65), viene anticipata qui.

Quando verrà dunque il Figlio dell’uomo? «Allora», ovvero nel momento di massimo male, quando la distruzione, portata avanti sia dagli uomini sia dalla natura, avrà sconvolto la terra. Allora e non in un altro momento: nelle tenebre e non nella luce, nel trionfo del non-senso e dell’ingiustizia. La gloria di Dio apparirà infatti in una nube: sotto il velo della sconfitta e della croce. Chi vedrà la venuta del Figlio dell’uomo? Santo Stefano, certo, appena prima di essere lapidato a morte (At 7,55-56).

Ma anche, prima e dopo di lui, tutti coloro che contemplano il Crocifisso: sulla croce la tenebra diventa luce, la sconfitta vittoria, la morte vita, la fine inizio, l’orrore bellezza, il disonore gloria, la debolezza potenza. Accanto al Crocifisso morente, il malfattore entrerà con lui nel paradiso, oggi stesso (Lc 23,43). La fine dei tempi è oggi: quando il male è vissuto accanto a Gesù, trasfigurato in amore.

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