“Il regno dei cieli è simile al lievito”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:25

«Il regno dei cieli è simile al lievito» «Simĭle est regnum caelōrum fermento»

Lunedì 27 luglio 2020 – XVII Settimana del tempo ordinario Mt, 13, 31-35

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo (Sal 78/77,2).

Il commento di Massimiliano Zupi

Gli ebrei, nella festa della Pasqua, mangiano pane azzimo. In ricordo, certo, della fretta con cui dovettero fuggire dall’Egitto, quella notte: non c’era tempo per far lievitare l’impasto (Es 12, 39). Ma anche, forse soprattutto, perché il lievito è pasta andata male: simbolo perciò di impurità, di impudicizia, di peccato. Gli israeliti, fuggendo dall’Egitto, mangiano pane azzimo quale segno di purezza, di non contaminazione con il mondo dei pagani che stanno per abbandonare. Il pane azzimo è la diversità, la santità di Israele.

Gesù invece, il regno dei cieli fatto carne, il Santo di Dio – così viene chiamato dagli spiriti immondi (Mc 1,24) − si identifica proprio con il lievito! Perché? Perché la santità dell’amore non è la purezza di chi giudica tenendosi lontano dal male, bensì la follia di chi perdona lasciandosi investire dal male (Gv 3,17; Is 53,4-12). L’amore è il seme che viene sepolto nella terra della morte, ma proprio così fa fiorire la vita (Gv 12,24). L’amore è il pane azzimo che prende su di sé la maledizione della croce (Gal 3,13-14), il fermento del nostro male, e così, divenuto esso stesso lievito, trasforma tutta la pasta in pane buono.

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