La conoscenza è amore

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«Gli scribi dicono che prima deve venire Elia» «Scribae dicunt quod Elīam oportĕat primum venīre»

Sabato 12 dicembre – II settimana di Avvento – Mt 17, 10-13

Il commento di Massimiliano Zupi

Prosegue il ciclo di letture sul Battista. La prima parte dell’Avvento, liturgicamente, infatti, è dedicata all’attesa della parusía, del secondo avvento, della seconda e definitiva venuta di Cristo, alla fine dei tempi: Giovanni è l’icona dell’uomo che attende, proteso verso il futuro, verso Colui che in verità è altrettanto la nostra origine (Gv 1,15; 3,28-30). Alla luce degli ultimi versetti del libro del profeta Malachia, il Battista è interpretato quale l’Elia che deve tornare, dal cielo − là dove era stato rapito al ter-mine della sua vita terrena (2 Re 2,11) − per annunciare l’imminenza del giorno del Signore. In quel giorno Dio avrebbe compiuto il suo giudizio sul mondo: come? Venendo nel mondo quale bambino indifeso, affidato alle cure degli uomini, pane fin dall’inizio, deposto nella mangiatoia (Lc 2,7).

Gli scribi, teologi in Israele, conoscono bene la Scrittura: sanno che prima deve venire Elia. Eppure, tragicamente, questa conoscenza è inutile: quando Elia finalmente viene, nella carne di Giovanni, non lo riconoscono; come del resto sarebbe avvenuto anche con il Messia, nella carne di Gesù. Gli spiriti immondi, da parte loro, avrebbero riconosciuto in Gesù il Cristo, tuttavia rifiutandolo (Mt 8,29). C’è, in effetti, una conoscenza demoniaca: essa è dominio e possesso, controllo dall’esterno. E c’è una conoscenza salvifica: un esser feriti che plasma la volontà, un esser toccati interiormente che orienta i desideri, un essere posseduti più che possedere, schiavi più che padroni di quel che si è conosciuto. Conoscenza che è amore.

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