Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello

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«Vide due fratelli» «Vidit duos fratres»

Lunedì 30 novembre – Festa di Sant’Andrea Apostolo – Mt 4, 18-22

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Il commento di Massimiliano Zupi

Ricevuto il battesimo (Mt 3,16), Gesù inizia la sua missione pubblica. Cammina lungo il mare: deve compiere un’opera di creazione, facendo emergere la terra all’asciutto, così da renderla abitabile (Gn 1,9); c’è un mare da attraversare, per giungere alla terra promessa (Es 14-15). I suoi occhi si aprono: e cosa vede? «Due fratelli»: la parola «fratello» è ripetuta quattro volte in questi pochi versetti, una per ciascuno dei quattro chiamati. Gesù ci vede così: fratelli tra di noi. È la nostra verità profonda: quella che ci può salvare dalle acque e fare accedere alla vita eterna.

Il vangelo è la rivelazione che Dio è nostro Padre: che poi è lo stesso che dire che siamo fratelli tra di noi. Vivere la paternità di Dio e la figliolanza nostra significa vivere appunto la fraternità fra di noi. Abbiamo bisogno di ricevere un nome, di essere chiamati per nome: abbiamo bisogno di affermarci, nella nostra unicità. Ora, paradossalmente, ciò avviene nella misura in cui scopriamo la nostra appartenenza agli altri, il nostro essere una cosa sola con loro (Gv 17,11.21-23). Essere di qualcuno è la via per essere sé stessi.

Simone è Pietro in quanto fratello di Andrea. È il mistero grande dell’amore nuziale: i due saranno tanto più sé stessi, quanto più saranno una sola carne (Gn 2,24), uno dell’altro, anzi, di più, uno nell’altro. Esistere significa consacrarsi: dare la propria vita per l’amato. Simone, all’inizio della sua Prima Lettera, di sé stesso scriverà: «Pietro di Gesù» (1 Pt 1,1). È bello che, al termine della sua vita, sia questo tutto quello che abbia da dire della propria identità: è «di Gesù». Quel complemento di possesso è il suo cognome, ciò che dà corpo al suo nome: quanto più scompare in esso, tanto più nasce a sé. Quel genitivo, «di Gesù», è davvero, letteralmente, ciò che lo genera. Oggi la Chiesa festeggia sant’Andrea.

Chi è Andrea? È il fratello di Simone, è apostolo di Gesù: proprio perché appartiene a loro, appartiene a sé stesso. Tuffarsi come rete nel mare, andare a fondo, perdersi: è la via per trovarsi, per risorgere, per ricevere un nome − «essere di qualcuno» − che duri per l’eternità. Quei quattro uomini nascono a sé stessi quando si sentono guardati e chiamati da Gesù: quando egli si dona per loro. La loro nascita giungerà a compimento quando a loro volta guarderanno e chiameranno per nome altri, dando la propria vita per loro: ciascuno è solo nella misura in cui è totalmente per un altro, come i nodi di un’unica rete.

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