“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:59

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»
«Beāti paupĕres spirĭtu, quonĭam ipsōrum est regnum caelōrum»

X Settimana del Tempo Ordinario – Mt 5,1-12 

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

Il commento di Massimiliano Zupi

«Beati i poveri in spirito, / perché di essi è il regno dei cieli»: in questa prima beatitudine è ricapitolata l’inversione della logica del mondo compiuta da Gesù. Il regno dei cieli appartiene ai poveri, come pure ai perseguitati a causa della giustizia. Quest’ultima categoria tuttavia, l’ultima beatitudine, l’unica al presente insieme alla prima, è ancora comprensibile: i martiri della giustizia infatti il mondo, dopo averli uccisi, facilmente li eleva all’altare degli eroi. Ma i poveri! Coloro che non hanno mezzi di sussistenza, ma anche i poveri in spirito, ovvero gli umili, quanti sono esclusi da qualunque motivo di gloria e di fama: costoro il mondo non può considerarli in alcun modo beati! Anzi, al contrario, agli occhi del mondo sono proprio i più disgraziati. Sono i falliti rispetto a quanti rappresentano l’ideale dei mass-media e della società: i ricchi e i famosi.

Secondo il Vangelo dunque beati sono i poveri e gli umili; per il mondo lo sono i ricchi e i potenti. In quanto beati, entrambi si trovano in vetta, ma per motivi e con modalità differenti. I ricchi lo sono in quanto forti di sé, dei propri talenti, superiori agli altri: sono sulla cresta dell’onda reggendosi sulle proprie gambe e schiacciando gli altri. Per questo sono condannati ad una solitudine infernale. I poveri e gli umili al contrario sono tali in quanto deboli, vuoti di sé: sono sulla cima perché sorretti dalle braccia di Dio. Per questo godono della gioia di essere figli del Padre (1 Gv 3,1), destinati ad imparare ad amare così come sono amati (Gv 13,34).

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