Zoff: “Italia, così riparti”

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Una disfatta sportiva epocale, con ripercussioni su tutto il contesto sociale del Paese: tanto è costata, senza esagerare, la mancata qualificazione dell'Italia dalla Coppa del Mondo di Russia per mano della Svezia. Un playoff amarissimo, che ha gettato una nazione nello sconforto e che, definitivamente, ha messo il sistema calcio con le spalle al muro, costringendo l'intero parterre dirigenziale a una riflessione su cosa e quanto si è sbagliato dal trionfo tedesco del 2006 a oggi. Ma, tralasciando le pur pesanti ripercussioni sull'impalcatura federale, cosa è mancato davvero alla Nazionale di Ventura? Esiguità di talenti a disposizione o gestione errata del materiale umano a disposizione dei club italiani? In Terris lo ha chiesto a Dino Zoff, ex portiere campione del mondo nel 1982 nonché tecnico degli Azzurri nel biennio 1998-2000: la sua Italia puntò molto sui giovani talenti, arrivando a disputare uno dei migliori campionati europei della nostra storia recente, classificandosi seconda alla manifestazione di Belgio e Paesi Bassi nel 2000.

Mister, da ex ct della Nazionale, cos'è che secondo lei non ha funzionato nelle uscite recenti dell'Italia?
“Ritengo che lo spartiacque, più che il doppio match con la Svezia, sia stato la partita con la Spagna. Credo che abbiamo pagato molto la sconfitta di Madrid perché, se andiamo a vedere, dopo quell'incontro gli altri che abbiamo disputato sono stati tutt'altro che brillanti. Va detto che l'ultima, probabilmente, l'avremmo comunque potuta vincere perché abbiamo fatto e sbagliato molto. Però, penso che quella partita si possa considerare importante e credo che ci abbia tolto più di qualcosa”.

Al di là delle ultime partite, secondo lei sotto l'ultima gestione tecnica si è riscontrata la maturazione di un progressivo declino del nostro sistema calcistico? 
“No, non possiamo dire questo. Certo, sicuramente siamo in un momento di transizione generazionale se vogliamo e non abbiamo squadre di club con tantissimi italiani. Squadre di vertice intendo. Però un gruppo può essere d'aiuto anche per i tempi stretti di preparazione che ha la nazionale. Adesso bisogna un po' cercare il giro e rimettere a posto le cose”.

Si tratta solo di una crisi di gioco o di una politica errata nella gestione dei settori giovanili?
“Io non sono di quest'idea perché le squadre che hanno tanti stranieri li hanno di qualità. Però credo che se un giovane giocatore italiano è bravo ha la possibilità di venire fuori. Adesso ci sono diversi giovani che possono essere interessanti. Quelli ai quali mi riferisco, chi più chi meno, stanno tutti giocando con buona continuità: Belotti, Donnarumma, Bernardeschi forse un po' meno, perché è in un grande club e magari c'è più concorrenza. Quindi, chi ha qualità gioca, anche in società importanti della nostra Serie A”.

Lei ha guidato la nazionale in un biennio positivo… Da cosa si deve ripartire?
“Si deve partire dagli effettivi di questa squadra che ti danno ancora buone garanzie. Poi, man mano, inserire i giovani che faranno bene già in questo campionato. Va detto che non basta la giovane età ma bisogna anche dimostrare di essere all'altezza per giocare in Nazionale”.

Buffon ha chiuso una grandissima carriera azzurra, parlando di Donnarumma e Perin come suoi eredi. Lei, da fuoriclasse del ruolo, ritiene siano pronti a raccoglierne il testimone?
“Beh, certamente sono quelli più papabili. Poi, ovviamente, dovranno dimostrare la loro qualità nel corso di tutta la carriera. Di possibilità, secondo me, ne hanno molte. Se possano o meno sostituire degnamente Buffon dipenderà certamente da loro”.

In conclusione, questa debacle dovrà portare a un cambiamento anche a livello 'amministrativo'?
“Su questo non voglio e non posso entrare nel merito, non ho l'autorità necessaria per farlo. Posso dire che i giovani che giocano vengono seguiti: dipenderà da loro più che dalle strutture, perché ci sono. Ai miei tempi, anche se c'erano, erano certamente meno di adesso”.

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