Lutto nel mondo del calcio: addio a Sandro Mazzola

La bandiera dell'Inter e della nazionale italiana Sandro Mazzola è scomparsa a 83 anni: nel suo palmarès quattro scudetti e due Coppe dei Campioni

1972 archivio Storico Image Sport / Milan-Inter / Gianni Rivera-Sandro Mazzola / foto Aic/Image Sport

Il calcio italiano perde un altro simbolo, dopo la scomparsa di Franco Baresi poco più di un mese fa. La sponda nerazzurra di Milano piange la perdita di Sandro Mazzola, colonna della Grande Inter degli anni Sessanta e della nazionale azzurra, spentosi all’età di 83 anni. Figlio d’arte, suo padre era la leggenda del Grande Torino Valentino Mazzola morto nella tragedia di Superga del 1949, aveva indossato i colori dell’Inter fin da bambino senza mai toglierseli. L’esordio in prima squadra il 10 giugno 1961, in una partita persa 9 a 1 contro la Juventus, è stato il preludio di una carriere costellata di successi grazie ai suoi gol: quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe intercontinentali. Dopo gli anni spesi sul rettangolo di gioco, Mazzola ricoprì il ruolo di dirigente e portò all’Inter Ronaldo. “Aveva un solo, ultimo, desiderio, essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1”, scrive in un lungo comunicato la società nerazzurra. “Una figura che tutti i giovani calciatori di oggi dovrebbero prendere ad esempio”, così il ministro Antonio Tajani.

Il ricordo della società

“La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti”, si apre così il lungo ricordo dell’Inter per Sandro Mazzola, scomparso all’età di 83 anni, uno dei miti della Grande Inter. Una vita con la maglia dell’Inter, per il bene dell’Inter, per amore di quei colori che ha contribuito a rendere grandi. “Aveva un solo, ultimo, desiderio – ricorda l’Inter -: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1″.

Nerazzurro fin da bambino

Un ricordo che ripercorre tutti i passi della carriera della bandiera nerazzurra perché Sandro Mazzola “è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito”. Dal “fardello pesante sulle spalle” del ricordo eterno del padre Valentino perso nella strage di Superga. All’epoca Sandro aveva poco più di sei anni. Ma il calcio era nel destino della famiglia Mazzola. Fin da bambino, all’età di otto anni, Sandro vestì la maglia dell’Inter. Anni a imparare il calcio, poi l’epica Juventus-Inter del 10 giugno 1961 quando Moratti ed Herrera per protesta schierarono la Primavera, c’era anche Sandro Mazzola e arrivò il primo gol a soli 18 anni su rigore. Un chiaro segnale di quello che sarebbe poi stato.

La bandiera dell’Inter

Sotto la guida di Helenio Herrera, Sandro Mazzola scrisse pagine indelebili di sport. Bandiera e idolo di una squadra irraggiungibile, fatta di grandi campioni e incredibili successi. Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suárez, Corso e la filastrocca che riempie ricordi e cuori dei tifosi nerazzurri. Mazzola era l’emblema della Grande Inter. Il primo grande successo in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid nel ’64 porta la sua firma. Conquistò “quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff”, ricorda l’Inter. Abbandonati gli scarpini intraprese la carriera da dirigente e direttore sportivo con il colpo più celebre Ronaldo il fenomeno – convinto di vestire la maglia della Beneamata proprio da Mazzola e Moratti – che solo ieri ha festeggiato i 50 anni.

Tajani: “Un esempio per i giovani calciatori”

“L’Italia intera piange la scomparsa di Sandro Mazzola. Bandiera dell’Inter, figlio di Valentino Mazzola capitano del Grande Torino, è stato uno dei volti più romantici del nostro calcio. Ha scritto pagine memorabili con la maglia Azzurra entrando nella memoria collettiva per le celebri staffette con Rivera“: lo afferma su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, omaggiando “una figura che tutti i giovani calciatori di oggi dovrebbero prendere ad esempio” ed esprimendo “condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari”.

Fonte Ansa

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