La magia della Coppa del mondo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:49

Alla finale del 16 luglio manca ancora tanto, ma il mondiale di Russia un vincitore lo ha già. Il numero esatto è difficile da stabilire con esattezza ma si calcola che i tifosi sbarcati nella Federazione siano oltre un milione, con i loro colori, con le loro canzoni, con il loro modo di fare tifo. Emozioni a volte da brividi, feste improvvisate in ogni angolo delle città. Si chiama aggregazione, socializzazione, lo stare tutti insieme a rappresentare in piazza la propria Nazione, abbracciati con quello che domani sarà il “nemico” in campo, magari a bere birra insieme a suon di sfottò. Un milione e alla fine della World Cup saranno molti di più e affari d’oro per ristorante, pub e caffè bar. Uomini, donne, bambini, tutti uniti dall’amore per una maglia. Già, perché chi crede che il mondiale sia esclusivo territorio maschile deve ricredersi e provare a dare uno sguardo a chi siede sugli spalti dei vari stadi a fare il tifo per la propria squadra. Vertiginoso è stato l’aumento delle quote rosa che fa capire, magari ce ne fosse bisogno, che il calcio è ormai entrato di prepotenza anche nel mondo femminile. E che tifose, non meno fomentate dei maschi, tutte colorate e perché no, bellissime, come le islandesi e le stesse russe in un campionato di bellezza che le vede innegabilmente al primo posto. 

La scusa del calcio

Ma il mondiale, per molti, è stata anche una scusa, a livello familiare, per vedere Mosca e San Pietroburgo, le notte bianche raccontate da Dostoevskij, uno spettacolo che si rinnova ogni giorno, con la penombra che scurisce il cielo per poche ore e subito dopo il sole che torna a splendere. Un ciclo di vita continuo, da mezzanotte alle 2.30 si gode quel meraviglioso gioco della natura che rende il cielo imbrunito ma senza il colore pesante della notte. E così la gente, chi può – e i turisti possono – preferisce godersi la città che non si ferma mai, in una immensa movida fino al primo bagliore del sole, con la musica che a San Pietroburgo attraversa le piazze. Ecco perché questo mondiale ha avuto successo ancor prima di cominciare, per il semplice motivo che intere famiglie hanno programmato calcio e cultura, i gloriosi palazzi dello zar, la Prospettiva Nevskij che oggi è un’unica bandiera che esalta i colori del calcio, il museo Hermitage. Si balla fino a che il sole non torna a splendere. A Mosca si tocca il cielo con un dito dalla splendita terrazza del White Rabbit, uno dei cinquanta ristoranti più belli del mondo, un po’ caro anche per le tasche di chi è abituato a vivere in Paesi dai toni di vita elevati, ma ne vale la pena. Come non mancano nei turisti gli immancabili selfie, non solo alla Cattedrale di San Basilio, al Cremlino, alla Piazza Rossa, simboli della Mosca zarista. C’è anche la metro, una delle più grandi al mondo, con stazioni che sembrano cartoline, come la fermata Ploschchad Revolijucii della linea due dove la tradizione dice che devi toccare il naso del cane e dove i moscoviti vanno prima di esami o di un evento importante. 

Dalla Russia col pallone

“Napul'è mille culure”, recita una indimenticata canzone di Pino Daniele. Quei mille colori che fanno da colonna sonora alla capitale russa che non dimenticherà tanto in fretta questa “pacifica” invasione. Un clima bellissimo, un clima di festa e allegria, la classica “caciara” di chi è venuto qui per vivere un’esperienza bellissima. Eleganti gli spagnoli, focosi gli argentini e i brasiliani con le maglie verdeoro e bandiere al vento. Poi ci sono i messicani che neppure se ti tappi gli occhi riesci a non vederli. Li noti per quei sombrero in testa che fanno tanto colore.E copn la voce sanno come farsi sentire. I russi? Ci sono, eccome, partiti in sordina ma che dopo la vittoria con l’Egitto che ha spalancato le porte degli ottavi, hanno invaso la città fino all’alba, con i classici cortei d’auto che non sono solo tradizione italiana. Sono arrivati da tutto il mondo, comodamente in aereo, freschi e riposati. Ma mica tutti, perché nella maratona mondiale c’è pure chi ha fatto cose fuori dal normale. C’è chi dalla Germania è arrivato con trattore con a rimorchio una piccola casa prefabbricata di tre metri per uno e mezzo con tutti gli accessori. Gira la Russia per vedere la sua Germania e si gode le bellezze di una nazione fantastica. O quei temerari francesi che hanno fatto 54 ore di bus da Lione a Mosca per vedere la Francia. Ma ancor di più clamorosa è stato l’arrivo a Mosca di un ciclista partito molto tempo in una bici con incastonate le bandiere e i ricordi di ogni paese attraversato. E c’è anche un messicano che in Russia non è potuto venire per il divieto della moglie, ma che i suoi amici hanno pensato bene di sostituirlo con un cartonato a grandezza naturale. Una foto che ha fatto il giro del mondo, commuovendo la donna che forse gli darà l’ok per arrivare in Russia nella seconda fase. Magia del Mondiale che quando arriva arriva e non fa prigionieri. 

La sicurezza prima di tutto

E’ stato il primo fattore al quale Putin ha pensato per rendere questo mondiale il più bello di tutti i tempi, anche sotto l’aspetto sicurezza. Le voci che si rincorrono ogni giorno di un possibile attacco Isis, non spaventato il governo di Mosca che ha messo in piedi una organizzazione capitallare. Metal detector disposti in ogni angolo della città, non solo negli aeroporti o nelle stazioni dove confluiscono i tifosi, ma anche nelle metropolitane, nei bar, nei ristoranti, in ogni luogo presumibilmente affollato, c’è un’azione preventiva all’origine. Entrare nella Piazza Rossa è complicatissimo. Controlli rigidissimi, zaini e trolley setacciati. E poi il Grande Fratello Russo che stavolta è diventata la “Casa” del calcio e che controlla  ogni angolo, anche periferico delle varie città. Perché prevenire è sempre meglio che curare. Insomma un viaggio fantastico, tra storia, cultura, tradizione e calcio. Benvenuti a Russia 2018.

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