Vince l’Inter una partita pazzesca, che sembrava stregata contro i giapponesi dell’Urawa che la partita non l’hanno mai giocata se non in occasione del vantaggio lampo di Watanabe. Poi, solo difesa e un lungo, interminabile assedio, risolto prima dal pari gioiello di Lautaro, poi dal sorpasso di Valentin Carboni. Vittoria fondamentale, in un momento difficile. E qualificazione ancora tutta da giocare.
Forza fresche
Cambia tanto Cristian Chivu che perde Pavard, e rivoluzione lam squadra cercando più freschezza. Davanti c’è sempre Lautaro Martinez, con alle spalle Sebastiano Esposito vista l’indisponibilità di Thuram e Zalewski nel 3-4-2-1 del tecnico romeno. Gli esterni sono Luis Henrique e Dimarco, in mezzo Barella e Asllani con Darmian, De Vrij e Carlos Augusto davanti a Sommer.
L’Inter domina, l’Urawa segna
La palla ce l’ha sempre l’Inter, ma all’intervallo ad essere avanti sono i giapponesi grazie al rigore in movimento messo a segno da Watanabe con un piattone dal cuore dell’area di rigore. L’Inter fa girare palla, Zalewski va via bene, ma Luis Henrique non arriva di un nulla a perfezionare la palla del possibile vantaggio. Dominio sterile dei nerazzurri che alla prima discesa avversaria, si fanno uccellare con la leggerezza che di questi tempi è di casa nell’Inter. Discesa sulla destra di Kanedo, palla in mezzo, nessuno interviene, ma c’è libero Watanabe, che senza affanni gela l’Inter mandando in delirio l’intero stadio colorato di rosso. Lautaro di testa ha la palla buona, ma non è fortunato perché centra in pieno la traversa. L’Urawa non si vede mai, difende e basta, accettando passivamente il ruolo che il copione gli ha assegnato. Tanto possesso ma sterile da parte dell’Inter. Alla fine nove i tiri nerazzurri, ma porta giapponese immacolata. E Urawa avanti con un solo tiro in porta. Ma era quello giusto.
La ribaltano Lautaro e Carboni
Il copione non cambia, sempre l’Inter a fare la partita, l’Urawa rinuncia a giocare e si chiude a riccio. Inter tutta nella venti metri avversaria, alza il ritmo, ci prova Asllani, palla deviata. E’ un assedio senza soluzione di continuità, ma la manovra è stucchevole. Luis Henrique perde un pallone velenoso e i giapponesi vanno in controgioco sei contro tre ma non riesco a monetizzare. Ma che rischio. In controgioco, palla d’oro per Mykhitaryan che a due metri dalla porta svirgola e manca la più ghiotta occasione per i nerazzurri. L’Urawa rinuncia ad uscire per difendere ad oltranza. E dai e dai, il muro doveva cadere. Accade a tredici dalla fine, e serve la prodezza del suo uomo di punta, ovvero Lautaro Martinez che segna un gol capolavoro. Angolo di Barella nel mucchio, Lautaro si avvita e con un improbabile semirovesciata, mette dentro: 1-1. L’Inter accentua la spinta perché vuole vincerla, imbarazzante la difesa ad oltranza dei giapponesi. Pio Esposito di testa tra le braccia di Nishikawa. Quattro di recupero e all’ultimo respiro l’Inter la ribalta. Palla che danza in area, ribattuta prima di finire nella dimensione di Valentin Carboni che di piatto regala il vantaggio e la partita. Un assedio, un match difficile, perché non era facile contro una squadra che si è chiusa dall’inizio alla fine. L’ha vinta l’Inter che torna prepotentemente in corsa per gli ottavi.

