Il trionfo del calcio

Una riflessione in vista della finale di domenica tra Spagna e Argentina. Due modi diversi di giocare, tra tiki taka e talento

A sinistra: Leo Messi. Foto Matteo Gribaudi/Image Sport A destra: il gol di Mikel Oyarzabal. Foto Matteo Gribaudi/Image Sport

Quella di domenica nel New Jersey, è la finale più bella che ci si poteva aspettare da questo mondiale. Ha vinto il calcio, quello proposto da Spagna e Argentina. Due modi diversi di giocare, tecnico, fatto di palleggio e possesso palla continuo, un tiki taka rivisto e migliorato, quello della Spagna, un mix di gara, talento e qualità quello dell’Argentina che a dispetto dell’anagrafica, vola sulle ali di un autentico fuoriclasse, Leo Messi. Non è più lo stesso di una volta, e ci mancherebbe pure, ma il tocco continua a rimanere illuminante. Ha firmato otto gol ma ne ha fatti fare tanti, come quello regalato a Lautaro Martinez che ha steso l’Inghilterra.

Francia e Inghilterra, che delusione

I transalpini visti nelle prime sei giornate, erano dati per favoriti per la vittoria finale, per riprendersi quello che gli era stato tolto a Doha. Ma non aveva incontrato il calcio vero, quello della Spagna, che non ti fa giocare, ti toglie punti di riferimento e il respiro, ti annulla sul piano mentale, ti fa correre a vuoto per colpirti nelle tue debolezze. E una volta sotto la Francia, che poggia la sua forza in un poker di stelle là davanti, è crollata, mettendosi l’anima in pace sapendo che nulla avrebbe potuto per ribaltare la partita. Deschamps ha pagato il suo gioco che sa di stantio, dimostrando che non bastano i campioni se non hai un’identità di gioco. Ed è andato a casa amaramente, al tramonto della sua avventura sulla panchina transalpina.

Peggio ha fatto l’Inghilterra che ha avuto la fortuna di passare per prima in vantaggio, ma proprio lì, la paura e l’incapacità di Tuchel di leggere le partite, ha causato un corto circuito che ha portato al collasso. Il tecnico ha cambiato le credenziali di una squadra che pure ha sempre fatto del ritmo il suo credo, inserendo tutti difensori andando a coprirsi al limite della propria area, dando all’Argentina il beneficio di affondare. Gli ultimi minuti sono stati un’agonia, come un pugile suonato, alle corde e i colpi in sequenza in appena quattro giri di lancette, gli hanno dato il colpo di grazia. Tuchel si è difeso in conferenza dicendo che è stata la migliore Inghilterra del torneo. Contento lui.

Fateci divertire

E così in finale è arrivato il meglio perché da che il calcio è calcio, la bellezza estetica, sommata alla qualità degli interpreti, ha sempre fatto la differenza. Poi, ci si potrà dividere su giochisti e risultatiristi, ma è innegabile che vedere giocare Spagna e Argentina illumina gli occhi. E domenica sarà una grande finale, nel limite di quella che è una partita secca, dove subentrano altre tematiche perché in palio c’è un titolo mondiale, ma di sicuro De La Fuente e Scaloni non snaturano il loro gioco e continueranno a proporre perché la forza delle idee non si cambia. Neppure in una finale.

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