Candidatura tripla, Milano si chiama fuori

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:17

Inizia a vacillare l'idea di un'Olimpiade invernale “a tre” presentata ieri dal presidente del Coni, Giovanni Malagò. Dopo una serata trascorsa con qualche perplessità ma sostanziale interesse sul progetto congiunto pensato dal Comitato, il primo altolà è arrivato dal sindaco di Milano, Beppe Sala. Il capoluogo lombardo infatti, assieme a Torino e Cortina, è uno dei tre nomi il cui dossier era stato inserito nel tris di Malagò in vista della candidatura italiana per i Giochi del 2026: “Egregio presidente, caro Giovanni – ha scritto il primo cittadino meneghino in una missiva indirizzata al numero uno del Coni -, con rammarico constato che nella scelta della candidatura per i Giochi Olimpici e Paralimpici 2026 le ragioni della politica stanno prevalendo su quelle sportive e territoriali”. Una frenata che arriva a qualche ora dalla proposta del Comitato e che rimescola nuovamente le carte in tavola sulla questione, con Milano a sfilarsi dalla governance dicendosi disposta solamente a ospitare eventi, senza partecipare all'organizzazione.

La versione milanese

Nella sua lettera, il sindaco ha precisato che “per spirito di servizio al Paese, Milano conferma la sua disponibilità, ove richiesto, solo come venue di gare o eventi in quanto, stante le attuali condizioni, non ritiene praticabile una sua partecipazione alla governance del 2026″. E ancora: “Qualora la nostra posizione non sia ritenuta accettabile accoglieremo di buon grado la decisione del Coni e, certamente, faremo il tifo per la candidatura italiana selezionata”. Una presa di posizione netta che fa eco a quanto affermato nella giornata di ieri dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e dallo stesso Sala, entrambi perplessi sulla possibilità di presentare una candidatura congiunta senza una vera e propria figura guida specifica.

Leadership mancata

Quella che era stata la chiave di volta usata da Malagò per ottenere un dossier unico da presentare al Cio, è stato in realtà il punto di rottura con la parte milanese che, in virtù dell'esperienza maturata attraverso Expo, aveva fatto sapere di essere disponibile alla candidatura congiunta ma a patto che la leadership dal punto di vista organizzativo restasse a Milano. Possibilità sfumata dal momento in cui Malagò aveva parlato di una candidatura paritaria, senza una leadership vera e propria. Altre reticenze erano arrivate da Torino, con la sindaca Appendino che alla fine aveva avallato la disponibilità precisando però che la decisione finale sarebbe spettata al governo.

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